Continuare a lavorare per un ambiente pulito, per lo sviluppo sostenibile

In questi giorni sta concludendo la sua esperienza lavorativa il coordinatore – fin dalla sua nascita – della redazione AmbienteInforma, Marco Talluri, nonché coordinatore della Rete “Comunicazione e informazione SNPA” e dirigente del settore “Comunicazione, informazione e documentazione” di Arpa Toscana, con lui abbiamo cercato di parlare della sua esperienza lavorativa, e di quali possono essere le prospettive per la comunicazione del SNPA.

Allora, Marco, sei arrivato ai titoli di coda della tua attività lavorativa?

Purtroppo sì, dall’1.4.2021, il mio datore di lavoro, l’ARPAT, mi manda in pensione, avendo raggiunto il cosiddetto “limite ordinamentale”, compiendo a fine marzo 65 anni ed avendo 44 anni di contributi, e nei prossimi giorni, a partire dall’8 marzo devo necessariamente esaurire le ferie residue.

44 anni di lavoro sono tanti, da quanto eri a lavoro in ARPAT?

La mia esperienza lavorativa in ARPAT è durata circa 18 anni, preceduta da 26 anni in ATAF. Nel 2003 vinsi un concorso pubblico per dirigente della comunicazione ed iniziai una attività che mi ha davvero tanto appassionato in campo ambientale. Mi ricordo i primi tempi, quando iniziavo a “scoprire” l’agenzia, i tanti campi di cui si occupa, le tante professionalità, gli “scienziati” ambientali (chimici, fisici, geologi, biologi, ecc.) che via via conoscevo.

E’ da allora che ti sei occupato di comunicazione?

No, da molto prima, dal 1988 quando fui il primo responsabile dell’ufficio “Relazioni esterne” di ATAF, uno dei primi a livello nazionale nel campo del trasporto pubblico. Da allora mi sono occupato di comunicazione e informazione, prima, appunto nel campo della mobilità e poi dell’ambiente.

Chi ti ha conosciuto direttamente ha avuto sempre la sensazione che il tuo lavoro ti piacesse, è così?

Il lavoro che ho fatto mi è sempre piaciuto moltissimo ed ho sempre cercato di farlo con il massimo impegno, ma devo dire senza alcun sacrificio. Mi ricordo sempre un direttore generale di ATAF che si arrabbiava perché diceva che io consideravo il mio lavoro un “gioco”, e quindi “mi divertivo”, e questo – per lui – non andava bene.

In realtà in tutti questi anni ho sempre trovato tanta soddisfazione nelle cose che ho fatto – anche per questo ho sempre lavorato h24 – e poi ho sempre ritenuto che chi opera in un’azienda di servizi pubblici o nella pubblica amministrazione abbia una responsabilità maggiore, perché in definitiva il suo stipendio lo pagano i cittadini. Esattamente l’opposto dello stereotipo del dipendente pubblico “fannullone”, o – anche questo è un ricordo di quando lavoravo in ATAF – di chi diceva che quando entrava in ufficio “metteva il cervello all’attaccapanni”.

Quali orientamenti hai seguito in questi anni per svolgere il tuo lavoro di comunicatore pubblico?

Sono sempre stato convinto che sia un dovere imprescindibile di chi opera in queste realtà di assicurare la massima trasparenza e informazione, in un caso sui servizi di trasporto erogati nell’altro sull’ambiente.

Ricordo solo due ‘prodotti’ di cui sono stato orgoglioso, l’Atlante delle linee di autobus dell’area fiorentina – che distribuimmo in 250.000 copie (una per ogni famiglia) – e l’Annuario dei dati ambientali ARPAT che quest’anno è giunto alla sua nona edizione. Due modi diversi per raggiungere il più possibile tutti gli interessati con i contenuti che dovevamo condividere, in un caso come muoversi con l’autobus, nell’altro avere i dati necessari per capire come sta l’ambiente.

Ma questo certo non basta, è fondamentale anche la disponibilità al dialogo e quindi la comunicazione, con i cittadini e con tutti i possibili interlocutori. Non a caso in entrambe le realtà abbiamo profuso molte energie per garantire un servizio di numero verde per rispondere alle richieste degli utenti. Oggi che la comunicazione è istantanea con i tweet, i post, si tende a dimenticare il ruolo fondamentale dell’URP, dello sportello per i cittadini, nel quale lavorano professionisti della comunicazione, persone che devono avere come “missione” quella di “mettersi nelle scarpe” dei propri interlocutori, per aiutarli ad acquisire tutte le informazioni di cui necessitano. Ognuno di noi prima poi è un “utente” di qualche altro servizio o sportello informativo, ecco quello che ho sempre detto a tutti coloro che hanno lavorato con me, che quando svolgevano la propria attività dovevano ricordarsi di questo.

Hai anche per lunghi anni svolto attività di ufficio stampa

Sì il rapporto con le colleghe/i giornalisti/e. In tutti questi anni con molti/e di loro ci siamo sentiti spesso, e ho sempre cercato di fare tutto il possibile per fornirli le informazioni richieste, senza distinzione di testata, dalle più prestigiose – come la Rai e l’Ansa – alle testate locali più piccole, e nei confronti di tutti/e, dai/dalle colleghi/e conosciuti/e da tanti anni a coloro che per le prime volte stavano facendo esperienza di lavoro giornalistico. Sono convinto che il rispetto del lavoro altrui, in questo caso quello dei/delle giornalisti/e debba sempre orientare i nostri comportamenti. Anche in questo caso vale la regola aurea di mettersi nei panni degli altri.

Negli ultimi sei anni hai profuso molto impegno per costruire la comunicazione del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.

Sì, è vero, sono stati anni molto intensi. Costruire una comunità di professionisti della comunicazione, donne ed uomini di tutta Italia – dalla Valle Aosta alla Puglia, da Bolzano alla Sicilia è stato davvero un lavoro entusiasmante.

Dapprima iniziare a conoscersi, apprezzare le qualità lavorative ed umane di questo gruppo di persone, e quindi progettare e realizzare insieme qualcosa di completamente nuovo, dei canali di comunicazione integrata: il notiziario AmbienteInforma, il sito web https://www.snpambiente.it, la presenza sui social media, ecc.. Per la verità tutto ciò l’abbiamo fatto grazie all’impegno di queste/i donne ed uomini, di questi giornalisti e comunicatori pubblici, quasi senza risorse economiche, infatti non abbiamo mai avito un budget, e complessivamente abbiamo fatto tutto spendendo poche centinaia di euro.

In particolare credo che AmbienteInforma, circa 6.000 articoli per 400 numeri diffusi, due volte la settimana a più di centomila destinatari, costituisca ormai una realtà essenziale che ha contribuito a far conoscere il SNPA, anche se c’è molto altro ancora da fare.

Mettere insieme 22 enti, Ispra, 19 agenzie regionali e due delle province autonome – realtà molto diverse fra di loro – non è stato facile, ma posso dire, con orgoglio, che ci siamo riusciti. La Rete dei comunicatori è davvero un gruppo coeso e fortemente impegnato per il SNPA.

Quello di cui ora c’è bisogno è un riconoscimento pieno da parte del SNPA del ruolo dei comunicatori, che sono dei tecnici professionisti, al pari dei chimici, dei biologi, dei fisici, degli ingegneri, degli avvocati, che lavorano nel Sistema.

Così come mi auguro che possa proseguire il lavoro per la revisione della legge 150/2000 sulla comunicazione pubblica, trasformando in provvedimento normativo le proposte elaborate dal tavolo costituito dai rappresentanti delle realtà associative della comunicazione e informazione per dare corpo ad una “normativa che tenga conto dell’evoluzione dei processi di comunicazione pubblica in senso digitale e che punti a mettere in primo piano la qualità del servizio al cittadino e la sua attiva partecipazione.”

Sono convinto che una sempre più avanzata integrazione fra le agenzie di tutta Italia costituisca il presupposto per un rafforzamento, non solo del Sistema, ma anche del ruolo di ciascuna agenzia, sempre in una logica di servizio per la comunità. Ed è naturalmente fondamentale sempre avere presente il fine ultimo di questo lavoro, perché il fine non può essere un’organizzazione ma quello per cui esse è costituita.

Nel nostro caso mettere a disposizione di tutti/e dati e informazioni sull’ambiente costituisce il presupposto per far crescere una comunità consapevole che vivere in un ambiente salubre è fondamentale, ed è un diritto essenziale da tutelare e per cui battersi.

Ora si apre una fase nuova della mia vita. In altri ruoli e da libero cittadino continuerò a battermi per gli stessi valori e le stesse idee, per una mobilità sostenibile, per un ambiente pulito, per uno sviluppo sostenibile.

Testo pubblicato in AmbienteInforma

2 pensieri su “Continuare a lavorare per un ambiente pulito, per lo sviluppo sostenibile

  1. Un vero professionista e un entusiasta del proprio lavoro. Così ho sempre considerato Marco, col quale ho avuto modo di lavorare, in tutti questi anni, nei miei diversi ruoli.

    Non sempre nella Pubblica Amministrazione si incontrano colleghi che non si ispirano al principio del “lavorare stanca” ma che, addirittura “divertendosi”, si dedicano, come nel caso di Marco, a costruire, e coordinare con successo, le attività di comunicazione non solo di ARPAT, ma del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, il SNPA.

    Un ringraziamento sincero per quanto hai fatto e sono convinto che non ci perderemo di vista!

    Marcello Mossa Verre

    1. Grazie Marcello, il mio ultimo direttore generale, di tanti conosciuti in 44 anni di lavoro. E’ stato un ‘piacere collaborare con te.

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