Produzione e raccolta differenziata di rifiuti urbani in Toscana

Come ho evidenziato in un precedente articolo, per quanto riguarda i rifiuti, la disponibilità di dati ambientali è molto più avanti che su altre tematiche ambientali, grazie al “Catasto nazionale dei rifiuti“ pubblicato da tempo da parte di Ispra.

La normativa europea, successivamente recepita da quella italiana (D. Lgs. 152/2006), ha da tempo indicato l’obiettivo minimo del 65% di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, da raggiungere entro il 2012 (mentre il 45% doveva essere raggiunto nel 2008). Da allora sono passati quasi dieci anni e solamente il 60% dei comuni italiani (dati 2019) ha raggiunto e superato questo livello di raccolta differenziata, e questi comuni corrispondono al 52% della popolazione.

La Toscana nel panorama nazionale, secondo i dati resi disponibili da Ispra per il 2019, si colloca al disotto della media nazionale, sia per il numero di comuni che rispettano l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, 46% in Toscana rispetto al 60% a livello nazionale, sia per quanto riguarda la popolazione che vive in questi comuni, pari al 51% in Toscana rispetto al 52% a livello nazionale.

I dati però permettono un livello di approfondimento molto più dettagliato, sia a livello provinciale che dei singoli comuni.

La provincia più “virtuosa” è sicuramente quella di Prato, nella quale tutti i comuni hanno raggiunto e superato il livello del 65%. Il comune con la percentuale “minore” è Vernio con il 71%, e la media nella provincia è del 75%. Una situazione che non ha niente da invidiare alle regioni più “virtuose”.

Le province di Grosseto ed Arezzo, invece, si contendono la “maglia nera” per la minor percentuale di raccolta differenziata effettuata. In media i comuni della provincia di Grosseto hanno una percentuale del 43% e solamente l’11% dei comuni (Montieri, Monterotondo Marittimo e Magliano in Toscana) rispetta l’obiettivo del 65%. Su 28 comuni di questa provincia 8 raccolgono in modo differenziato meno del 30% dei rifiuti urbani (Seggiano, Capalbio, Orbetello, Campagnatico, Semproniano, Santa Fiora, Arcidosso e Roccalbegna). Situazione più o meno analoga in provincia di Arezzo, anche qui in media i comuni raccolgono in modo differenziato il 43% dei rifiuti urbani e solamente 4 comuni registrano percentuali superiori al 65% (Civitella in Val di Chiana, Monte San Savino, Castelfranco Piadiscò e Capolona). Ben dieci, invece, i comuni che hanno meno del 30% di raccolta differenziata (Badia Tedalda, Castel Focognano, Chitignano, Talla, Bibbiena, Castel San Niccolò, Poppi, Pratovecchio Stia, Sestino, Monterchi).

Considerato che la Regione Toscana si proponeva addirittura di raggiungere il 70% di raccolta differenziata nel 2020, questi dati mostrano con chiarezza che – se non si vuole che questi obiettivi rimangano dichiarazioni sulla carta e basta – sono necessarie politiche mirate puntuali rivolte a premiare e sanzionare gli amministratori locali in relazione ai loro comportamenti. Poiché non si tratta di inventare niente, perché le politiche efficaci in termini di raccolta differenziata sono state realizzate in varie parti d’Italia, e nella stessa Toscana, occorre, che la Regione definisca una road map chiara e precisa, comune per comune, affinché su tutto il territorio regionale ci si attesti sui valori decisi.

Un altro aspetto rilevante è costituito però dalla quantità di produzione pro-capite di rifiuti urbani. Un dato sul quale certamente influiscono situazioni particolari, ad esempio gli apporti derivanti da significativi afflussi turistici, ovvero situazioni normative particolari in realtà nelle quali si è deciso di “assimilare” a rifiuti urbani scarti di lavorazioni produttive particolari.

Tuttavia, in un quadro completo di definizione di politiche sostenibili, non può mancare l’obiettivo quantitativo di una riduzione quantitativa dei rifiuti prodotti. La media regionale si assesta su un dato poco al di sopra dei 600 kg per abitante nel 2019. In questo caso le province che registrano un dato significativamente superiore sono Livorno (690) e Grosseto (665), mentre quelle che hanno dati più positivi sono Pistoia (541) e Pisa (572).

D’altra parte vanno segnalati comuni che hanno una produzione pro-capite superiore ai 1.000 kg/abitante, Bibbona-LI (1.779), Castiglione della Pescaia-GR (1.755), Forte dei Marmi-LU (1.478), San Vincenzo-LI (1.333), Radicofani-SI (1.159), Radda in Chianti-SI (1.127), Capoliveri-LI (1.066), Isola del Giglio-GR (1.030) e Calenzano-FI (1.025). A fronte di quantitativi così considerevoli si hanno livelli di raccolta differenziata molto diversi, Forte dei Marmi, Capoliveri e Calenzano oltre il 65%, mentre Castiglione della Pescaia, San Vincenzo, Radda in Chianti e Isola del Giglio sotto il 45%.

A parità di situazione, per quanto riguarda comuni “turistici”, in alcuni casi – pur avendo una situazione di produzione pro-capite elevata, chiaramente ci si adopera almeno per assicurare una gestione oculata della raccolta, in altri casi no, i numeri lo mostrano chiaramente.

D’altro canto ci sono comuni con meno di 400 kg/abitante di rifiuti urbani prodotti, come Uzzano-PT, Capannoli-PI, Vaglia-FI, Serravalle Pistoiese-PT, Podenzana-MS, Roccalbegna-GR, Filattiera-MS, Montecarlo-LU, Castell’Azzara-GR, Magliano in Toscana-GR, Castiglione di Garfagnana-LU, Buggiano-PT, Camporgiano-LU e Tresana-MS. Di questi comuni, poi, ben nove hanno un livello di raccolta differenziata superiore all’80%, costituendo quindi un vero e proprio esempio positivo per tutti: Serravalle Pistoiese, Buggiano, Podenzana, Uzzano, Tresana, Montecarlo, Capannoli, Filattiera e Vaglia.

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