Raccolta differenziata Rifiuti urbani

Dati sui rifiuti urbani in relazione alla popolazione dei comuni

Utilizzando i dati che Ispra rende disponibili nel “Catasto nazionale dei rifiuti“, in precedenti articoli ho trattato della situazione relativa ai rifiuti urbani (ultimi dati disponibili relativi all’anno 2019), riguardo alle quantità prodotta ed alla percentuale di raccolta differenziata.

I dati disponibili però permettono di effettuare delle analisi più mirate, ed in questo caso pongo in relazione questi due stessi aspetti con le dimensioni dei comuni (popolazione).

Nella tabella che segue si riepiloga il quadro della situazione, con il dettaglio regionale, dal quale si rileva una situazione piuttosto differenziata riguardo ad entrambi gli aspetti, andando da un massimo di 663 kg di rifiuti urbani (RU) prodotti per abitante in Emilia-Romagna ai 354 della Basilicata, con una percentuale di raccolta differenziata (RD) che varia fra il 747,7 del Veneto al 38,5 della Sicilia.

Dall’analisi di dettaglio dei dati descritti nell’articolo, per tutte le dimensioni di comuni, appare abbastanza chiaramente che il quantitativo di raccolta differenziata è strettamente collegato alla volontà e capacità, a livello del singolo comune, di gestire la raccolta dei rifiuti, puntando o meno davvero con impegno su questa pratica.

Infatti comuni con dimensioni e caratteristiche simili presentano dati anche molto lontani (superiori all’80% o inferiori al 20% di RD), mostrando con chiarezza che sono necessarie politiche mirate puntuali rivolte a premiare e sanzionare gli amministratori locali in relazione ai loro comportamenti, in quanto questi dati pesano e determinano le scelte relative alle modalità di gestione dei rifiuti ed al loro smaltimento.

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Questi valori possono essere messi in relazione con il “peso” che ogni regione ha in ambito nazionale, in relazione alla popolazione ed alle quantità di RU prodotti. Nel grafico che segue, ad esempio si evidenzia come in Lombardia viva il 16,8% della popolazione, che produce il 16,1% dei rifiuti urbani e ben il 19% dei rifiuti differenziati. Una situazione per certi versi simile a quelle del Veneto, del Piemonte, e della Sardegna. Viceversa fra le regioni che registrano una incidenza percentuale dei RU prodotti – rispetto alla popolazione – ed una minore percentuale di RD, emergono il Lazio, la Toscana e la Liguria.

Nella seguente tabella e nel successivo grafico è riepilogata la situazione suddividendo i comuni italiani in fasce dimensionali in relazione alla popolazione residente. Da essi emerge la rilevanza dei comuni con più di 100.000 abitanti, che sono solamente 45 su oltre 7.900; in essi abita il 23,5% della popolazione italiana e si produce il 26,4% dei rifiuti urbani, con il maggior quantitativo pro-capite (562 kg) che sono raccolti in modo differenziato solamente nella misura del 49,5%, il quantitativo percentuale minore rispetto alle altre fasce dimensionali. Decisamente più positiva la situazione nei comuni fra 10.000 e 50.000 abitanti, nei quali i quantitativi prodotti sono inferiori a 500 kg per abitante e la RD è superiore all’obiettivo del 65% (che doveva essere raggiunto, secondo le indicazioni europee e la normativa italiana, ovunque dalla fine del 2012).

Appare quindi importante verificare la situazione di questi singoli comuni, riepilogata dettagliatamente nel grafico e nella tabella che seguono, che costituiscono un numero ridotto, ma assai rilevante in termini quantitativi.

Ordinando la tabella rispetto alla percentuale di RD, fra i 45 comuni di grandi dimensioni (>= 100.000 abitanti), emerge chiaramente un gruppo di città che registrano numeri davvero molto bassi, addirittura inferiori al 25%, come Catania (14,5%), Taranto (16,0%), Palermo (17,4%), Messina (18,8%), Siracusa (20,%), Foggia (28,6%). Si tratta di tutte città del sud, ma con valori ancora insufficienti si trovano anche Genova (35,5%), Trieste (42,2%), Roma (45,2), Torino (47,7%). Viceversa un altro gruppo di comuni assicura livelli di raccolta differenziata molto elevati, da segnalare in particolare le quattro realtà che superano addirittura l’80%: Ferrara (85,9%), Reggio Emilia (82,9%), Trento (82,5%) e Parma (81,6%). Complessivamente sono 17 su 45 i comuni con una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%, 16 fra il 45 ed il 65% e 12 con meno del 45%.

Per i 102 comuni di medie dimensioni, fra i 50 ed i centomila abitanti, ce ne sono alcuni con percentuali di raccolta differenziata molto ridotti, inferiori al 45% – ma per alcuni anche meno del 30% (Cerignola, Crotone, Torre del Greco, Matera, Trani ed Afragola) – prevalentemente si tratta di realtà del sud, ma in questo gruppo di comuni spiccano anche alcuni della Toscana come Massa (30,1%), Pistoia (40,2%) e Carrara (40,2%).

Viceversa ci sono alcuni comuni con percentuali di raccolta differenziata elevata (oltre l’80%): Carpi, Treviso, Pordenone e Lucca. Complessivamente sono 43 su 102 i comuni con una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%, 30 fra il 45 ed il 65% e 24 con meno del 45%.

Anche fra i 249 comuni di medio-piccole dimensioni (fra 25 e 50mila abitanti) le realtà con percentuali molto ridotte di raccolta differenziata, inferiori al 30%, sono tutte nel sud Italia (Licata, Milazzo, Melito di Napoli, Scicli, Caivano, Canicattì, Giarre, Castel Volturno, Grottaglie, Campobasso, Gravina di Catania, Barcellona Pozzo di Gotto, Maddaloni e Termini Imerese).

Anche più numerosi sono i comuni (26) con percentuali al contrario molto elevate di differenziata (superiore all’80%), in questo caso si tratta di quasi tutte realtà del centro-nord (Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Lombardia, Toscana e Lazio) e di tre comuni virtuosi meridionali: Bacoli-NA (80,9%), Marcianise-CE (80,8%) e Mesagne-BR (80,4%).

Complessivamente in questa tipologia dimensionale di comuni 142 sono quelli con una percentuale di raccolta differenziata >= 65%, 75 fra il 45 ed il 65% e 32 meno del 45%.

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