Un Paese a rischio… frane

In precedenti articoli abbiamo visto, sulla base delle informazioni contenute nelle banche dati di Ispra, informazioni relativamente alle cosiddette Aziende a rischio rilevante (Direttiva Seveso), ai rifiuti urbani (produzione e raccolta differenziata, anche in relazione alla popolazione), ed alle aree a pericolosità idraulica .

In questo articolo vedremo i dati disponibili nella Piattaforma nazionale IdroGEO, che consente la consultazione di dati, mappe, report, foto, video e documenti dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia, oltre alle mappe nazionali di pericolosità e agli indicatori di rischio idrogeologico. Sui medesimi fenomeni, poi, Ispra ha pubblicato il rapporto sul Dissesto idrogeologico in Italia.

Il Rapporto Ispra evidenzia come le frane siano fenomeni estremamente diffusi in Italia, anche tenuto conto che il 75% del territorio nazionale è montano-collinare.

Delle circa 900.000 frane censite nelle banche dati dei paesi europei, quasi i 2/3 sono contenute nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Progetto IFFI) realizzato dall’ISPRA e dalle Regioni e Province Autonome.

I fattori più importanti per l’innesco dei fenomeni franosi sono le precipitazioni brevi e intense, quelle persistenti e i terremoti. Negli ultimi decenni i fattori antropici, quali tagli stradali, scavi, sovraccarichi dovuti ad edifici o rilevati, hanno assunto un ruolo sempre più determinante tra le cause predisponenti delle frane.

L’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Progetto IFFI), realizzato dall’ISPRA e dalle Regioni e Province Autonome, censisce le frane verificatesi sul territorio nazionale secondo modalità standardizzate e condivise. L’Inventario IFFI è la banca dati sulle frane più completa e di dettaglio esistente in Italia, per la scala della cartografia adottata (1:10.000) e per il numero di parametri ad esse associati (http://www.progettoiffi.isprambiente.it).

Le frane censite nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia sono 620.808 e interessano un’area di 23.700 kmq, pari al 7,9% del territorio nazionale. I dati sono aggiornati al 2017 per la Regione Umbria; al 2016 per le regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Piemonte, Sicilia, Valle d’Aosta e per la Provincia autonoma di Bolzano; al 2015 per la Toscana; al 2014 per la Basilicata e la Lombardia. Per le restanti regioni i dati sono aggiornati al 2007.

Un quadro sulla distribuzione delle frane in Italia può essere ricavato dall’indice di franosità, pari al rapporto tra l’area in frana e la superficie totale, calcolato su maglia di lato 1 km.

I dati Ispra, relativi alle aree di pericolosità frana, basati sui Piani di Assetto Idrogeologico (PAI), utilizzano una classificazione della pericolosità per l’intero territorio nazionale in 5 classi: pericolosità molto elevata P4, elevata P3, media P2, moderata P1 e aree di attenzione AA (DL 180/1998 e DPCM 29.9.1998). Le Aree di attenzione corrispondono generalmente a porzioni di territorio ove vi sono informazioni di possibili situazioni di dissesto a cui non è ancora stata associata alcuna classe di pericolosità.

La superficie complessiva, in Italia, delle aree a pericolosità da frana PAI e delle aree di attenzione è pari a 59.981 kmq (19,9% del territorio nazionale). La superficie delle aree a pericolosità da frana molto elevata (P4) è pari a 9.153kmq (3%), quella a pericolosità elevata (P3) è pari a 16.257 kmq (5,4%), a pericolosità media (P2) a 13.836 kmq (4,6%), a pericolosità moderata (P1) a 13.953 kmq (4,6%) e quella delle aree di attenzione (AA) è pari a 6.782 kmq (2,2%).

Nel seguente grafico sono riportati i dati a livello regionale per le aree a pericolosità molto elevata, da cui si osserva che più di mezzo milione di persone vivono in tali zone, ma anche quasi 32mila imprese e 5mila beni culturali.

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Nelle due mappe interattive e poi nella tabella riepilogativa successiva sono visibili i dati, per ciascuna provincia, relativi a superficie, popolazione, edifici, imprese, e beni culturali compresi nelle diverse aree di rischio frana.

In termini di popolazione che vive in aree a pericolosità molto elevata per frane, ai primi dieci posti troviamo le province di Avellino (34.079), Frosinone (34.070), Caserta (31.813), Napoli (29.250), Salerno (26.586), Benevento (22.476), Cosenza (21.698), L’Aquila (18.651), Roma (17.572) e Torino (13.740).

In generale, come già rilevato nell’articolo sulle aree a pericolosità idraulica, va sottolineato come Il Recovery plan debba affrontare in modo sotanziale il dissesto idrogeologico, che è connesso alla questione climatica, e tuttavia sempre considerato in un’ottica emergenziale nel nostro Paese.

L’emergenza climatica, ed il ripetersi sempre più frequente di eventi atmosferici estremi, amplifica eventi quali le frane e le alluvioni, sommandosi – come afferma da sempre Legambiente “ad una serie di fattori come consumo di suolo, impermeabilizzazione, espansione urbanistica, erosione costiera, conservazione delle aree naturali: tutti elementi che devono necessariamente rientrare in una logica di programmazione efficace”.

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