Gas serra Ispra

Le emissioni di gas serra in Italia

L’Italia ha ancora molto da fare per raggiungere l’obiettivo della riduzione delle. emissioni dei gas ad effetto serra al 2030 almeno del 40% rispetto al 1990, considerato che al 2019 la riduzione è stata del 19%.

Ispra ha recentemente pubblicato l’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera 1990-2019.

Nel 2019 le emissioni di gas serra sono diminuite del 19% rispetto al 1990, passando da 519 a 418 milioni di tonnellate di CO2 equivalente e del 2,4% rispetto al 2018.

Di queste le emissioni del settore delle industrie energetiche rappresentano circa il 22%, quelle delle industrie manifatturiere il 12% con riferimento ai consumi energetici e il l’8% con riferimento ai processi industriali, quelle dei trasporti il 25%, mentre quelle del civile (residenziale, servizi e consumi energetici agricoltura) rappresentano il 19% circa. Non vanno peraltro trascurate le emissioni prodotte dai rifiuti (4%) e quelle prodotte da coltivazioni ed allevamenti (7%), dal momento che queste ultime sono caratterizzati da riduzioni piuttosto contenute.

La diminuzione è dovuta alla crescita negli ultimi anni della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico), all’incremento dell’efficienza energetica nei settori industriali e alla riduzione dell’uso del carbone.

I settori della produzione di energia e dei trasporti restano responsabili di circa la metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti. Il complesso dei trasporti, che mostra un sensibile aumento rispetto al 1990, riflette il trend osservato nel consumo di combustibile per il trasporto su strada.

Al fine di limitare il riscaldamento globale tra 1,5°C e 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, l’Accordo di Parigi, negoziato alla COP 21 del 2015, invita i Paesi firmatari a comunicare entro il 2020 le proprie “Strategie di sviluppo a basse emissioni di gas serra di lungo periodo” al 2050.

Gli Stati membri dell’Unione Europea hanno presentato il proprio Contributo Determinato a livello Nazionale (Nationally Determined Contribution, NDC) in maniera congiunta, con un obiettivo complessivo di riduzione dei gas ad effetto serra al 2030 del 40% rispetto al 1990. Questo obiettivo è stato poi ulteriormente rafforzato con il cosiddetto “Green Deal” che prevede di rivedere l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030, con un target del 55% rispetto ai livelli del 1990.

Nel gennaio 2021 l'Italia ha pubblicato la propria Strategia di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra.

Ora il PNRR (Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza) evidenzia come la riduzione di emissioni di gas a effetto serra al 2019 rappresenti "un risultato importante, ma ancora lontano dagli obiettivi 2030 e 2050 per raggiungere i nuovi target del Piano Energia e Clima (PNIEC) in corso di aggiornamento." L'obiettivo del PNRR è di contribuire al raggiungimento degli obiettivi strategici di decarbonizzazione attraverso cinque linee di riforme e investimenti:

  • incremento della quota di energie rinnovabili;
  • potenziare e digitalizzare le infrastrutture di rete;
  • promuovere la produzione e l'uso dell'idrogeno;
  • sviluppare un trasporto locale più sostenibile;
  • promuovere lo sviluppo in Italia di supply chain competitive nelle aree a maggior crescita.

Riguardo al settore dei trasporti, il PNRR rileva come "Attualmente, il 90% del traffico di passeggeri in Italia avviene su strada (860 miliardi di passeggeri/km all'anno), mentre sulle ferrovie viaggia solo il 6% dei passeggeri (rispetto al 7,9% in Europa), con la conseguenza che il settore del trasporto risulta tra quelli maggiormente responsabili delle emissioni climalteranti. (...) La mancanza di un efficiente sistema infrastrutturale ha effetti anche sul trasporto delle merci: in assenza di collegamenti ferroviari efficace e efficienti, il trasporto su strada rimane l’opzione principale: le merci viaggiano per circa per il 54,5% su strada (circa 100 miliardi di tonnellate-km) e per circa l’11 % su rotaia (rispetto al 18,7% circa in Europa), con conseguenti congestioni e problemi di sicurezza lungo le arterie autostradali. Per aumentare i volumi delle merci su rotaia, è necessario aumentare la capacità della rete e dei nodi ma occorre migliorare anche i collegamenti tra la rete ferroviaria e i porti e gli aeroporti. (...)
Date queste premesse, la missione intende realizzare opere necessarie a intervenire su quei fattori di debolezza che hanno penalizzato lo sviluppo economico del Paese, contribuendo al raggiungimento dei target europei di riduzione delle emissioni e di progressiva decarbonizzazione della mobilità. Tali investimenti, inoltre, avranno una particolare attenzione ai territori meno collegati e saranno quindi volti a colmare il divario fra Nord e Sud e tra le aree urbane e aree interne e rurali del Paese. In questo modo, essi favoriranno la coesione sociale e la convergenza economica fra le aree del Paese, uniformando la qualità dei servizi di trasporto su tutto il territorio nazionale."

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