Ispra Mare Rifiuti

Il monitoraggio dei rifiuti sulle spiagge italiane

4 / 56 Per sempre … – Veneto – Rifiuti – foto di Amelia De Lazzari SNPA

Nelle spiagge italiane monitorati più di 400 oggetti ogni 100 metri. Tre quarti di essi sono di materiale plastico.

La Direttiva Quadro per la Strategia Marina (Direttiva 2008/56/CE) pone come obiettivo agli Stati membri di raggiungere (entro il 2020) il buono stato ambientale (GES, “Good Environmental Status”) per le proprie acque marine. Per buono stato ambientale delle acque marine si intende la capacità di preservare la diversità ecologica, la vitalità dei mari e degli oceani affinché siano puliti, sani e produttivi mantenendo l’utilizzo dell’ambiente marino ad un livello sostenibile e salvaguardando il potenziale per gli usi e le attività delle generazioni presenti e future.  

La Direttiva ha suddiviso le acque marine europee in 4 regioni: Mar Baltico, Oceano Atlantico nordorientale, Mar Mediterraneo e Mar Nero, e per alcune di queste ha provveduto ad un’ulteriore suddivisione individuando delle sotto-regioni. Nel Mediterraneo sono state individuate tre sub-regioni: 
a) il Mediterraneo occidentale, 
b) il mar Adriatico e 
c) il mar Ionio e Mediterraneo centrale. 
Le acque italiane appartengono a tutte e tre le sottoregioni.

Per consentire agli Stati membri di raggiungere gli obiettivi prefissati, la direttiva ha sviluppato 11 descrittori che descrivono l’ecosistema una volta che il buono stato ambientale è stato raggiunto. I criteri e le norme metodologiche nonché le specifiche e i metodi standardizzati di monitoraggio e valutazione dei descrittori sono stati definiti nella Decisione (UE) 2017/848 della Commissione Europea del 17 maggio 2017.

Uno dei descrittori è costituito dai rifiuti presenti lungo le spiagge,

Metodologie che possono essere utilizzate anche per attività di citizen science, infatti l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) promuove una iniziativa per spingere volontari ad utilizzare l’app Marine Litter Watch per formare comunità che raccolgono rifiuti dalle spiagge e inviano dati sugli oggetti trovati all’EEA. Dati che l’Agenzia Europea per l’Ambiente mette a disposizione di tutti (vedi mappa interattiva).

Fra il 2014 ed il 2017 sono stati organizzati più di 1.600 attività da parte di cittadini per la raccolta e il monitoraggio di circa 700mila oggetti sulle spiagge. Molte le iniziative anche in Italia, promosse da associazioni come Legambiente.

L’Italia, in applicazione della Strategia Marina, effettua dal 2015 il monitoraggio dei rifiuti marini presenti sulle spiagge, grazie al lavoro svolto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, con il coordinamento del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – ora Ministero della Transizione Ecologica.

Le ARPA costiere effettuano periodicamente (due volte l’anno) il campionamento dei rifiuti che si trovano sulle spiagge, secondo le modalità stabilite a livello europeo, in una settantina di “stazioni di monitoraggio”, ciascuna della estensione di un centinaio di metri. (info modalità con cui viene effettuato il monitoraggio)

In pratica, vengono censiti tutti gli elementi visibili sulla superficie della spiaggia di dimensioni superiori di 2.5 cm, compresi i mozziconi di sigaretta. I dati raccolti da ogni Agenzia sono trasmessi, al Ministero per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare, per l’elaborazione e la loro diffusione a livello nazionale.

Meno di 20 rifiuti marini ogni 100 metri di costa è il valore soglia stabilito a livello europeo per definire il buono stato ambientale dell’ambiente marino e costiero. Si tratta di un valore sufficientemente precauzionale, nonché un traguardo da raggiungere gradualmente tramite l’adozione di misure sostanziali e prolungate di prevenzione e rimozione dei rifiuti dal mare e le coste.

Il programma di monitoraggio dei rifiuti spiaggiati è iniziato nel 2015.

ISPRA, nell’Annuario dei dati ambientali ha pubblicato i dati riepilogativi a livello nazionale e per le tre macro-aree (Mar Adriatico, Mediterraneo Occidentale, Ionio e Mediterraneo Centrale. Nel triennio 2015-2017, la mediana dei rifiuti marini totali spiaggiati sui litorali italiani è stata 415 rifiuti ogni 100 metri. Nel 2018 e nel 2019, rispettivamente 462 e 413 ogni 100 metri.

L’indicatore utilizzato rappresenta la quantità di diverse tipologie di rifiuto (plastiche monouso, rifiuti legati alla pesca e acquacoltura, borse di plastica, rifiuti legati al fumo, ecc.) espressa in numero di oggetti ogni 100 metri di litorale. Si tratta di uno strumento di semplice consultazione per poter seguire l’andamento dello stato delle nostre spiagge nel tempo, e verificare l’efficacia delle azioni di gestione individuate per l’adempimento della Direttiva.

Purtroppo il Ministero dell’Ambiente al momento rende disponibili (ed in modo grezzo) solamente i dati del primo triennio di monitoraggio (2015-2017), e quindi non sono ancora pubblicati i dati 2018, 2019 e 2020 che le ARPA hanno già trasmesso. La convenzione che lega le agenzie ambientali al Ministero vieta loro espressamente la diffusione dei dati prima della validazione da parte del Ministero che poi deve provvedere alla relativa pubblicazione.

Contattata ISPRA ci è stato comunicato che i dati del triennio 2018-2020 dovrebbero essere pubblicati a breve.

Questo meccanismo appare inadeguato alle indicazioni della normativa in materia di diritto all’informazione ambientale, e – considerata la rilevanza del tema del mare per il nostro Paese- auspichiamo che Ministero e SNPA mettano a punto un sistema informativo su tutti i descrittori della qualità dell’ambiente marino ed i relativi indicatori, che renda disponibile per tutti, in modo tempestivo e comprensibile anche ai non addetti ai lavori, la enorme mole di dati che si stanno raccogliendo.

Stazioni di monitoraggio del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente

Nei seguenti grafici interattivi sono visibili i risultati dei dati rilevati dai circa ottanta file (relativi al triennio 2015-2017) scaricati dal sito http://www.db-strategiamarina.isprambiente.it/app/#/data_consultation. Avendo lavorato su dati “grezzi” è possibile che vi siano delle differenze rispetto ai dati “ufficiali” diffusi, in ogni caso gli ordini di grandezza sono sicuramente corretti e rendono l’idea di quanto il problema sia grave e necessiti di azioni concrete ed efficaci, perché gli obiettivi della Strategia Marina europea non rimangano lettera morta nel nostro Paese.

Secondo il DM 15 febbraio 2019, che stabilisce gli obiettivi da perseguire per ciascun descrittore della Strategia marina si dovrebbe tendere a “diminuire il numero/quantità dei rifiuti marini presenti sui litorali”, ma i dati riassuntivi per anno fra il 2015 ed il 2017 non sembrano andare in questa direzione, almeno a livello nazionale. Nei due grafici che seguono appunto i dati complessivi e quelli per regione ed anno di campionamento.

Complessivamente nel triennio 2015-2017 le ARPA hanno monitorato più di 250mila oggetti in una sessantina di stazioni di monitoraggio (ciascuna della estensione di 100 metri). Tre quarti questi oggetti, oltre 190mila, erano costituiti da materiali di plastica fossero essi frammenti (più di 50.000), stoviglie mono-uso (circa 46mila), shopper (circa 10mila) o altro. Tantissimi anche i mozziconi di sigaretta, circa 17.000), un rifiuto questo particolarmente inquinante e troppo sottovalutato, così come i cotton fioc (circa 12mila).

Nei seguenti due grafici i dati riepilogativi del triennio per regione e per stazione di campionamento.

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