Mobilità sostenibile

La mobilità per motivi di lavoro o istruzione

Secondo i dati ISTAT fra coloro che ogni giorno si recano sul proprio luogo di lavoro o di studio (scuola/università) rispettivamente il 15,4% ed il 29,7% lo fanno a piedi o in bicicletta, il 13,1% ed il 34,9% utilizzando il trasporto pubblico e tutti gli altri i mezzi privati.

Dopo aver descritto, utilizzando i dati forniti da ISTAT, la situazione relativa ai veicoli circolanti (auto e moto) nelle nostre città, alla mobilità dolce (ciclabile e pedonale), al trasporto pubblico locale, ed aver cercato di definire un indicatore di mobilità sostenibile e insostenibile, in questo articolo presentiamo i dati resi disponibili dall’Istituto di Statistica in merito agli spostamenti quotidiani che le persone effettuano ogni giorno per raggiungere il luogo di studio o di lavoro (anno 2019).

Si tratta quindi di spostamenti di carattere sistematico, che costituiscono una componente fondamentale della mobilità, e riguardo ai quali possono incidere positivamente le politiche sia di carattere infrastrutturale (realizzazione di reti metropolitane e tranviarie), sia in termini di organizzazione degli spazi e di promozione della mobilità dolce, in particolare modo rispetto all’ambito scolastico, nel quale – specialmente per i primi gradi di istruzione – le sedi sono più vicine alle abitazioni.

La prima grande distinzione presente nei dati ISTAT è costituita da coloro che vanno a piedi al luogo di lavoro o di istruzione, ovvero utilizzano uno o più mezzi di trasporto.

Complessivamente la mobilità pedonale – a livello nazionale – riguarda il 12% degli spostamenti per recarsi al luogo di lavoro ed il 27,5% per raggiungere la sede scolastica o universitaria. Si registrano però differenze notevoli fra le varie regioni e province autonome. La mobilità pedonale vede la provincia di Bolzano registrare valori maggiori (21,3% per lavoro e 39,2% per istruzione), seguita dalle Valle d’Aosta (19,9% per il lavoro) e dalla Puglia (38,4% per l’istruzione) e quindi dalla Campania (17,1% per lavoro e 36,1% per istruzione). Viceversa i meno propensi a recarsi al lavoro o a scuola a piedi si trovano, per il lavoro, in Abruzzo (7,7%), Veneto (9,4%) ed Emilia-Romagna (9,9%), e per l’istruzione) in Umbria (16,5%), di nuovo in Abruzzo (17,5%) e nelle Marche (17,6%).

Sul tema della mobilità casa-lavoro, il Ministero per la Transizione Ecologica e il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili hanno approvato i primi di agosto le linee guida per la redazione e l’attuazione dei piani degli spostamenti casa-lavoro da parte dei Mobility manager.

I piani di spostamento casa-lavoro sono finalizzati anche a una più efficace distribuzione degli utenti del trasporto pubblico locale, oltre che a realizzare un coordinamento tra gli orari di inizio e termine delle attività economiche, lavorative e gli orari dei servizi di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano. I piani adottati, contenenti i dati relativi all’origine/destinazione e agli orari di ingresso e uscita dei dipendenti, devono essere trasmessi al Mobility manager del Comune competente per la valutazione delle misure previste, l’armonizzazione delle diverse iniziative e la formulazione di proposte di finanziamento in relazione alle risorse disponibili.

Se alla percentuale di persone che si recano al lavoro o a scuola/università si aggiungono anche coloro che ci vanno in bicicletta (cioè misuriamo complessivamente la percentuale di spostamenti effettuati in mobilità "dolce") vediamo che la mobilità ciclabile interessa una quantità di persone molto limitata, a livello nazionale il 3,4% per recarsi al lavoro e solamente il 2,2% per recarsi a scuola/università. La provincia di Bolzano si conferma la situazione più virtuosa, con il 9,1% di mobilità ciclabile per andare al lavoro ed il 9,6% a scuola, a seguire il Veneto con 6,7% e 7,5%; e l'Emilia-Romagna 6,6% di uso delle biciclette sia per lavoro che per istruzione. Al contrario la "maglia nera" per la minore propensione alla mobilità ciclabile è di Calabria, Molise e Basilicata che non arrivano per entrambe le tipologie di spostamento neppure all'1%. Percentuale che non viene raggiunta per andare a scuola/università anche da Liguria, Umbria, Campania, Sicilia, Marche e Lazio.

Vediamo ora quanti utilizzano il trasporto pubblico nelle sue varie modalità (treno, metropolitana, tram, autobus, pullman). La percentuale delle persone che a livello nazionale utilizzano il trasporto collettivo è decisamente minoritaria, riguarda il 13,1% per recarsi al lavoro ed il 34,9% per la scuola/università. Anche in questo caso si verificano notevoli differenze fra le diverse regioni e province autonome. Per lavoro coloro che utilizzano maggiormente il trasporto pubblico si trovano nel Lazio (29,6%), Liguria (26,3%) e Lombardia (20,9%), mentre in Umbria (2,3%), Veneto (5%) e Marche (5,7%) sono davvero pochi coloro che si recano sul posto di lavoro usando il trasporto collettivo.

Trasporto pubblico che viene usato, invece, da più del 40% di coloro che va a scuola o all'università nella provincia di Trento, nel Lazio, in Liguria, Friuli Venezia Giulia e Lombardia. Non raggiungo il 30% Sicilia, Umbria. Marche e Toscana.

Rimangono quindi coloro che usano mezzi privati, che costituiscono a livello nazionale il 79% di quelli che vanno al lavoro ed il 54,6% a scuola/università. In ben 12 regioni questa percentuale supera rispettivamente l'80% ed il 60% in 7 regioni.

Nel grafico interattivo seguente la ripartizione modale fra le tre tipologie principali di spostamento.

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