Dati ambientali SNPA

Dati ambientali aperti e comprensibili: un diritto di tutti i cittadini, un dovere per le amministrazioni pubbliche

Quando si parla di informazione ambientale dobbiamo essere consapevoli che non si tratta di una “concessione” da chiedere, ma un diritto che tutti i cittadini hanno e che le amministrazioni pubbliche che le detengono hanno il dovere di mettere a disposizione di tutti.

La “Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l’accesso alla giustizia in materia ambientale” è stata firmata nella cittadina di Aarhus, in Danimarca, nel 1998. Ad essa ha fatto seguito la direttiva 2003/4/CEE e quindi il decreto legislativo n. 195/2005.

In base a queste normative – ben prima del FOIA -chiunque può accedere alle informazioni sullʼambiente: qualsiasi persona, fisica o giuridica, ha il diritto di chiedere e ottenere unʼinformazione senza bisogno di dimostrare uno specifico interesse o una specifica ragione in relazione alla propria richiesta.

Il concetto di ʻinformazione ambientaleʼ è inteso in un senso estremamente ampio, trattandosi di ʻqualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica o in qualunque altra forma materiale, con riferimento a:

  • gli elementi dellʼambiente (ad esempio, aria, acqua, suolo, ecc.);
  • i fattori, le misure, le attività che hanno un impatto su tali elementi (ad esempio disposizioni legislative, piani, programmi);
  • lo stato di salute e le condizioni di vita delle persone.

Per garantire lʼaccesso alle informazioni, lʼautorità pubblica è tenuta non solo a svolgere un ruolo passivo, assicurando la trasparenza dei dati a propria disposizione, ma anche un ruolo attivo, mobilitandosi per favorire la raccolta, lʼaggiornamento e la diffusione delle informazioni. Attività di orientamento, campagne di sensibilizzazione ed educazione ambientale, banche dati elettroniche, registri, inventari, rapporti sullo stato dellʼambiente sono alcuni degli strumenti da utilizzare a questo scopo.

In campo ambientale il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, istituito con una legge del 2016 approvata all’unanimità dal Parlamento, che ha messo rete, con una soluzione “federale” Ispra e le 21 agenzie regionali e delle province autonome, è il fornitore dei dati “ufficiali”.

Questo carica di responsabilità il Sistema, che ha quindi il compito di raccogliere i dati che recupera attraverso le proprie attività di monitoraggio di tutte le matrici ambientali (aria, acqua, suolo, agenti fisici), organizzarli e diffonderli. Tutto questo usando procedure di qualità “certificate”, che garantiscano pienamente la correttezza e veridicità dei dati forniti.

Si tratta di un patrimonio enorme, in continua evoluzione, presente nelle banche dati dei 22 enti (Ispra, Arpa, Appa) che compongono il Sistema, e che devono essere integrate. Si tratta di un impegno da “far tremare i polsi”, ma anche da solo giustificherebbe l’esistenza del SNPA.

Non è sufficiente parlare genericamente di “pubblicazione dei dati ambientali”, si tratta di definirne le caratteristiche, e cioè i dati devono essere:

– tempestivi e continuativi,

– completi ed esaurienti,

– facilmente fruibili,

– facilmente comprensibili,

– in formato aperto e quindi riusabili.

Ecco, ogni pubblicazione di dati ambientali dovrebbe essere letta secondo questa “griglia”, per capire se e cosa c’è da migliorare.

Tutto questo richiede una forte volontà “politica”; adeguate competenze tecniche, informatiche, e comunicative che lavorino insieme; risorse economiche adeguate.

Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto non possiamo nasconderci che questo Paese che spesso si riempie la bocca della parola “ambiente”, investe sul Sistema per la protezione dell’ambiente cifre irrisorie, meno del costo di un caffè al mese per abitante. Il bilancio complessivo di tutti e 22 gli enti che compongono il Sistema è inferiore a quello di una media azienda sanitaria locale. Le risorse sono sempre state decrescenti, così come il personale. Se davvero si vuol parlare di “transizione ecologica” non si può prescindere da una decisa svolta su questi aspetti.

Per quanto riguarda invece le competenze tecniche, informatiche e comunicative, ci sono, anche se sicuramente sarebbe necessario una forte iniezione di forze giovani (l’età media del personale del SNPA è superiore ai cinquantanni, così come in gran parte della pubblica amministrazione, a causa delle politiche di blocco del turn-over di tanti anni), ma è indispensabile comprendere che nessuna di queste tre componenti (gli esperti delle singole materie, i tecnici, gli informatici e i comunicatori) possono fare da sé, occorre cooperazione e integrazione dei diversi punti di vista, per far sì che le risposte alla griglia che sopra ho proposto siano tutte affermative.

Infine, occorre la volontà politica. Ebbene, in una democrazia le scelte passano anche e soprattutto dalla capacità dell’opinione pubblica di determinarle. Per questo è fondamentale il ruolo della cittadinanza attiva.

Pretendere il rispetto del proprio diritto a poter fruire di un sistema di diffusione delle informazioni ambientali adeguato è cruciale, perché attraverso di essa, attraverso la trasparenza, si può avere cognizione di tanti problemi, innescando quindi tanti circuiti virtuosi (conoscenza-azione-cambiamento), che altrimenti rimarrebbero impossibili.


Articolo pubblicato su Cittadini Reattivi

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