Energia

Efficienza energetica degli edifici e energie rinnovabili: una strada da prendere con decisione

La crisi energetica causata dalla drammatica guerra in Ucraina ha fatto emergere con grande chiarezza il ritardo in cui il nostro Paese si trova nella transizione energetica. L’eccessivo uso ancora delle fonti fossili e la conseguente dipendenza dagli approvvigionamenti da pochi paesi esteri, sono dati emersi in tutta la loro evidenza in queste settimane.

Una serie di iniziative promosse dal Kyoto Club in collaborazione con Legambiente, evidenziano come uno dei terreni su cui è indispensabile operare in modo deciso è quello della riduzione dei consumi energetici e dell’incremento nella produzione / uso di energie rinnovabili, le uniche che non sono importate dall’estero.

In particolare, un tema che è poco presente nel dibattito pubblico, ma di grande importanza è costituito dall’efficientamento energetico degli edifici e dalla elettrificazione (usando fonti rinnovabili) dei consumi per il riscaldamento domestico: in questo modo si riducono i consumi di gas, e quindi anche la dipendenza da quello russo, si diminuiscono le emissioni climalteranti migliorando la qualità dell’aria e si alleggerisce il costo della bolletta.

Se il nostro Paese percorresse contemporaneamente queste due strade, riqualificando ogni anno il 3% del patrimonio edilizio, come prevede la nuova strategia europea Renovation Wave, portandolo da una performance media di consumo di energia finale termica di 136 kWh/mq/anno (media attuale tra residenziale e civile) a circa 50 kWh/mq/anno ed elettrificando i consumi per il riscaldamento domestico puntando sulle pompe di calore, i consumi di gas si potrebbero ridurre nel giro di tre anni, ossia al 2025, di oltre 5,4 miliardi di metri cubi all’anno per arrivare al 2030 a ben 12 miliardi di metro cubi, pari al 41% delle importazioni dalla Russia e arrivando ad avere un risparmio di emissioni di gas climalteranti pari a 22 milioni di tonnellate di C02 oltre che a un risparmio in bollette per le famiglie.

È quanto emerge in sintesi dallo studio Elemens “Dal Gas alle rinnovabili. Scenari e benefici economici dalla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici elaborato per Legambiente e Kyoto Club in cui si fa un’analisi sugli effetti che interventi di questo tipo potrebbero e avere su un breve periodo (al 2025) e al 2030 con interventi sul patrimonio edilizio a partire dalle case più energivore (Classe G) e sostituendo i sistemi di riscaldamento domestico a gas con le pompe di calore.

In Italia i consumi civili valgono 32 miliardi di metri cubi ogni anno, il 43% di quelli nazionali e contribuiscono in maniera significativa a inquinare le città e a surriscaldare il Pianeta. Nella nostra Penisola sono 17,5 milioni (su circa 26 milioni) le abitazioni che utilizzano caldaie a gas per il riscaldamento.

Le proposte del Kyoto club e Legambiente

Per questi motivi, Legambiente e Kyoto Club chiedono di rendere più efficaci le politiche di incentivo per le riqualificazioni edilizie visto che, secondo Enea, la riduzione nel 2020 è stata di appena 0,3 miliardi di metri cubi di gas a fronte di 27 miliardi di euro di detrazioni fiscali.

In questo contesto, Legambiente e Kyoto Club rilanciano una serie di proposte per accelerare questo processo di decarbonizzazione a partire dallo stop ai sussidi ambientalmente dannosi. Seguita da altre azioni: riformare l’econobus (passare da incentivi legati alle tecnologie al premiare interventi integrati che riducano i fabbisogni energetici degli edifici attraverso i più efficaci interventi di coibentazione, sostituzione di impianti e reti, inserimento di tecnologie per l’autoproduzione da fonti rinnovabili); prevedere nell’arco di tre anni la progressiva eliminazione delle agevolazioni IVA e accise su gas, senza dimenticare la progressiva decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici con l’eliminazione degli incentivi per l’installazione delle caldaie a gas (2023 esclusione dal superbonus 110%, 2026 esclusione dalla detrazione del 50%) e divieto di installazione nei nuovi interventi edilizi (2024) e nelle ristrutturazioni degli interi edifici (2027) nella prospettiva di elettrificazione e diffusione di pompe di calore integrate con fonti rinnovabili.

Esempi esteri

Dall’Irlanda alla Francia e al Belgio, nello studio di Elemens vengono citati anche alcuni esempi di politiche adottate all’estero da cui il nostro Paese potrebbe ispirarsi. Si va dall’Irlanda dove nel febbraio del 2020 è stato approvato un pacchetto per supportare il miglioramento delle classi energetiche degli edifici, con l’obiettivo di riqualificare energeticamente 500.000 case con classe energetica pari ad almeno la classe B2. Il supporto economico consiste nell’erogazione in conto capitale di un incentivo fino al 50% della spesa sostenuta per effettuare gli interventi, in particolare con attenzione alle persone con minore reddito è prevista l’intera copertura dell’intervento. Inoltre, gli interventi che possono avere un impatto maggiore nella riduzione del consumo energetico possono potenzialmente accedere ad un incentivo pari anche fino all’80% della spesa. Il piano prevede una spesa di 8 miliardi di € al 2030.

Altro esempio è rappresentato dalla Francia, che in seguito alla crisi energetica indotta dalla situazione geopolitica, ha deciso di portare a 9.000 € l’incentivo a supporto dell’installazione di pompe di calore.

In Belgio, il Climate Plan della regione delle Fiandre mira a rendere obbligatorio entro il 2023 la riqualificazione energetica degli edifici acquistati almeno fino alla classe D: questo intervento deve essere effettuato dall’acquirente entro i 5 anni successivi all’acquisto. Inoltre, per i nuovi edifici sarà proibito avere un riscaldamento a gas – se non in conformazione ibrida con pompa di calore – e entro il 2026 diventerà proibita anche la connessione alla rete del gas. Questo piano è sostenuto da agevolazioni fiscali e sussidi nei confronti delle pompe di calore e degli impianti ibridi.

I webinar su efficientamento energetico degli edifici e rinnovabili

Sul tema le due associazioni hanno organizzato una serie di webinar, trattando ogni volta degli apsetti specifici, con relatori diversi.

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One thought on “Efficienza energetica degli edifici e energie rinnovabili: una strada da prendere con decisione

  1. Mi sembra che esistono già le possibilità di realizzare NO COST impianti fotovoltaici sui tetti dei capannoni industriali, dei centri commerciali e delle abitazioni non vincolate. Intorno agli anni 2010 nell’area industriale di Prato nota come Primo Macrolotto (150 ettari) ho fatto realizzare 25 ettari (!!) di tetti fotovoltaici NO COST sui tetti di numerosi capannoni, i cui proprietari non solo non tirarono fuori un euro ma addirittura intascavano da subito dei bei quattrini per la vendita all’ENEL dell’energia così prodotta. Allora c’era una norma che prevedeva per 20 anni contributi dello Stato a favore di chi avesse installato questi impianti. Io misi a punto una convenzione con una banca grazie alla quale la banca finanziava tutto l’intervento ed i proprietari dei tetti le cedevano questi contributi per 12 anni in modo che la banca recuperasse i suoi costi con i dovuti interessi. La banca era garantita dallo Stato e quindi non correva alcun rischio di insolvenza e gli imprenditori SENZA TIRARE FUORI UN EURO INTASCAVANO DA SUBITO I RICAVI DALLA CESSIONE ALL’ENEL DELL’ENERGIA PRODOTTA E DOPO 12 ANNI INTASCAVANO PER 8 ANNI ANCHE I CONTRIBUTI DELLO STATO. Se l’ho fatto io da semplice cittadino lo possono fare tutti di più e meglio. Se volete vi posso mandare un Rapporto Ambientale e Sociale che documenta la cosa

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