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I depuratori di acque reflue in Toscana

In un precedente articolo abbiamo visto le informazioni contenute in SINTAI – Sistema Informativo Nazionale per la Tutela delle Acque Italiane – relativamente al trattamento delle acque reflue, materia trattata dalla Direttiva 91/271/CEE (Urban Waste Water Treatment Directive, UWWTD).

La principale disposizione della Direttiva consiste nell’obbligo di realizzare sistemi di trattamento e di raccolta (reti fognarie) delle acque reflue per tutti gli agglomerati, in funzione delle dimensioni e dell’ubicazione degli stessi, secondo limiti temporali che variano in funzione del grado di rischio ambientale dell’area in cui avviene lo scarico e della potenzialità dell’impianto o dello scarico, espressa in abitanti equivalenti (A.E.).

L’agglomerato rappresenta l’unità territoriale di riferimento dei dati e delle informazioni riguardanti la disciplina degli scarichi, con la finalità di costruire un quadro omogeneo della distribuzione, dell’entità, della tipologia e del grado di efficienza e affidabilità delle strutture di depurazione all’interno di aree omogenee.

Il trattamento delle acque reflue in Toscana

Così come Ispra a livello nazionale, Arpa Toscana pubblica i dati destinati a confluire nel sistema SINTAI relativamente alla situazione negli agglomerati della regione.

Abbiamo visto che a livello nazionale, complessivamente circa il 95% del carico di acque reflue generato nei circa tremila agglomerato risulta collettato in fognatura, circa il 4% trattato in impianti individuali, mentre meno dell’1% non risulta oggetto di trattamento.

In Toscana, invece, nei 230 agglomerati risulta complessivamente il 99,2% del carico di acque reflue generato (pari a circa 5.800.000 a.e.) collettato in fognatura e circa lo 0,8% in impianti individuali.

Nella mappa interattiva che segue il dettaglio per singolo agglomerato, cliccando sul cerchio che indica gli agglomerati; nella tabella successiva i dati relativi a tutti gli agglomerati presenti in Toscana.

Impianti di trattamento delle acque reflue (depuratori)

A livello nazionale, nei dati scaricabili da SINTAI risultano censiti circa 2.900 impianti di trattamento con una capacità superiore a 2.000 a.e. . Complessivamente questi depuratori risultano avere una capacità di trattamento pari a circa 100 milioni di a.e. e vi vengono recapitati reflui per circa 70 milioni di a.e.

In Toscana, invece, risultano presenti circa 200 impianti con una capacità superiore a 2.000 a.e. ed una capacità di trattamento di circa 9 milioni di a.e., ai quali vengono recapitati reflui per circa 6 milioni di a.e.

Nei dati messi a disposizione da ARPAT per ciascun impianto sono presenti informazioni sulla tipologia di trattamento presente. Oltre ad un trattamento primario e secondario assicurato praticamente da tutti, circa quattro quindi degli impianti assicurano interventi maggiori, con tecniche diverse.

Nel 67% degli impianti si procedimenti alla rimozione dell'azoto e in circa il 25% del fosforo. La disinfezione delle acque viene prevalentemente effettuata con la tradizionale clorazione (65%), ma è presente anche una quota di attinizzazione - 5% - (usando raggi UV) e ozonizzazione (2%).


Trattamento primario: il trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo fisico e/o chimico che comporti la sedimentazione dei solidi sospesi, ovvero mediante altri processi a seguito dei quali il BOD 5 delle acque reflue in arrivo sia ridotto almeno del 20% prima dello scarico e i solidi sospesi totali delle acque reflue in arrivo siano ridotti almeno del 50% . 

BOD5 (Domanda biochimica di ossigeno): quantità di ossigeno necessaria per l'ossidazione biochimica della materia organica in diossido di carbonio in 5 giorni. Il BOD è un indicatore della concentrazione di massa dei composti organici biodegradabili.

Trattamento secondario: trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo che in genere comporta il trattamento biologico con sedimentazioni secondarie, o un altro processo in cui vengano rispettati i requisiti stabiliti dalla normativa di riferimento.

[dal glossario disponibile su SINTAI]

Nella mappa interattiva che segue sono disponibili le informazioni sui singoli depuratori, è sufficiente cliccare sul cechio che ne indica la localizzazione.

I controlli ARPAT dei depuratori

Ormai da diversi anni, ARPAT pubblica nel suo sito il rapporto annuale sui controlli effettuati nei depuratori con una capacità superiore a 2.000 a.e. e i relativi dati di sintesi in formato aperto; l'agenzia ha anche prodotto una scheda informativa per illustrare le caratteristiche di questi impianti.

Queste informazioni permettono di ricostruire l'andamento nel tempo dei controlli effettuati dll'agenzia per la protezione dell'ambiente della Toscana ed i loro esiti, che riassumo nelel due tabelle interattive che seguono.

Complessivamente si vede agevolmente che ARPAT effettua controlli in modo sistematico in pressoché tutti i depuratori presenti nella regione di dimensioni superiori a 2.000 a.e.

In modo altrettanto evidente emerge una quota significativa di irregolarità rilevate, che possono avere carattere amministrativo o anche penale. Negli anni, a livello regionale si tratta di una percentuale di impianti sanzionati che oscilla fra il 25 ed il 30%, con valori più elevati in alcune province (Pistoia, Lucca, Grosseto e Massa Carrara). Le variazioni a livello provinciale sono elevate, ma sono influenzate di numeri piccoli, trattandosi al massimo di una ventina di depuratori, quindi bastano pochi casi differenti per incidere in modo sensibile sulle percentuali.

Se interessa approfondire le questioni a livello locale vale la pena di consultare il rapporto ARPAT che fornisce informazioni di dettaglio anche per i singoli impianti. L'ultimo rapporto disponibile è quello relativo ai controlli effettuati nel 2020.

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