Commissione Europea Qualità dell'aria

Il biossido di azoto nelle ultime settimane

L’Ente Spaziale Europeo (ESA) utilizza i dati del satellite Sentinel-5P del programma europeo Copernicus e mostra le concentrazioni medie di biossido di azoto in tutto il mondo – utilizzando una media mobile di 14 giorni.

Utilizzando una media di 14 giorni elimina alcuni effetti che sono causati da cambiamenti climatici a breve termine e copertura nuvolosa. La media fornisce una panoramica su tutto il periodo di tempo e quindi riflette le tendenze meglio di periodi di tempo più brevi.

Come abbiamo visto in precedenti articoli, gli ossidi di azoto si formano durante qualsiasi combustione dove l’aria sia il comburente, in ragione della presenza di azoto e ossigeno. Nella miscela di reazione il monossido di azoto (NO) è prevalente ed è accompagnato da quote variabili di biossido di azoto (NO2). Quest’ultimo si forma in atmosfera prevalentemente in conseguenza di reazioni chimiche che coinvolgono l’ossido di azoto (NO) emesso da fonti primarie. Le principali sorgenti di ossidi di azoto sono costituite dalle combustioni nel settore dei trasporti (in particolare dai motori diesel), negli impianti industriali, negli impianti di produzione di energia elettrica e di riscaldamento civile. 

La forte incidenza del trasporto stradale come fonte principale del biossido di azoto è stata confermata anche dalle analisi effettuate nel corso del lockdown dello scorso anno, sia dalle rilevazioni satellitari del programma europeo Copernicus, sia dalle rilevazioni effettuate da parte delle agenzie ambientali.

L’NO2 è tra i vari ossidi di azoto quello più importante da un punto di vista tossicologico. Tale composto possiede un forte potere ossidante, che esercita prevalentemente sulle mucose con cui viene in contatto. Numerosi lavori hanno evidenziato una associazione statisticamente significativa tra le concentrazioni atmosferiche di NO2 i ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie e anche i casi di mortalità anticipata. (vedi il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente sulla qualità dell’aria)

In un precedente articolo abbiamo visto che nel 2020 il limite di legge viene rispettato sostanzialmente in tutti i paesi dell’Unione Europea, se invece andiamo a verificare la situazione per quanto riguarda il rispetto dei valori indicati dall’OMS, in particolare per quelli particolarmente ridotti formulati nel settembre 2021, vediamo che la situazione è molto diversa. Per quanto riguarda i paesi dell’Unione Europea, la forte riduzione da 40 a 10 microgrammi indicata quest’anno dall’OMS fa sì che il numero di stazioni che hanno registrato un valore inferiore sia limitato a solo 726 stazioni di monitoraggio (poco più di un quarto del totale).  Fra i cinque più grandi paesi dell’Unione (Italia, Francia, Germania, Polonia e Spagna) quello che si colloca in una posizione peggiore è la Germania, seguita dall’Italia; fra questi paesi quello messo meglio è la Spagna che registra il 43% di stazioni con una media annua inferiore a 10 microgrammi.

L’analisi della situazione che ci mostrano le immagini satellitari di Copernicus sembrano confermare che per questi inquinante, nel nostro Paese, ed in particolare nella pianura Padana, è necessario intervenire concretamente ed in modo strutturale per salvaguardare la salute delle persone.

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