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Kyoto Club e Legambiente: Governo e Parlamento sostengano la trasformazione ‘green’ dei sistemi di riscaldamento

Se vogliamo raggiungere gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni al 2030 e al 2050 e affrancarci dalla dipendenza energetica dobbiamo intervenire nel settore del riscaldamento, responsabile del 18% delle emissioni di CO2 in Italia.

Va da sé che un intervento profondo e diffuso per migliorare l’uso dell’energia a questo livello potrebbe dare una mano all’Italia nella strada verso l’indipendenza dal gas, obiettivo divenuto ancora più urgente dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica, che ha esposto ancor di più le economie europee ai ricatti dovuti alla subalternità energetica ai combustibili fossili.

Energia rinnovabile e decarbonizzata per gli impianti di riscaldamento

Su questo tema l’Unione europea è in fermento: la Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) del Parlamento europeo chiede lo stop, a partire dal 1° gennaio 2024, degli incentivi finanziari per l’installazione di caldaie non certificate per funzionare con energia rinnovabile e decarbonizzata.

Un’ottima proposta, che le due associazioni chiedono che venga approvate prima in plenaria, e poi nel trilogo previsto per il primo trimestre del 2023: “L’Unione europea si sta mobilitando per rivoluzionare il settore: speriamo che anche Governo e Parlamento italiani sposino al più presto questa linea progressiva e innovativa delle Istituzioni europee (…) chiediamo che già nella Legge di Bilancio vengano esclusi dalle agevolazioni economiche, come richiesto dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) nel rapporto del maggio 2021 Net by Zero, gli impianti di riscaldamento a combustibili fossili e che si preveda un incentivo diretto per le aziende che producono sistemi di riscaldamento ‘decarbonizzati’”.

La decarbonizzazione delle costruzioni

Lo hanno affermato le associazioni Kyoto Club e Legambiente in occasione della recente presentazione del rapporto “Il settore edilizio verso una nuova sfida: la decarbonizzazione delle costruzioni” in cui fanno il punto sulla situazione normativa e sulle migliori pratiche già in atto in Italia e all’estero.

Rapporto realizzato nell’ambito di due progetti in corso da tempo:

Accelerare la decarbonizzazione degli edifici in tutte le fasi e componenti, sostengono le due associazioni, è un punto chiave per raggiungere gli obiettivi climatici al 2050. Benché il settore delle costruzioni sia tra quelli che più contribuiscono alle emissioni climalteranti, nel nostro Paese manca la consapevolezza delle fasi in cui un edificio emette gas climalteranti,  che include le fasi di estrazione delle materie prime, il trasporto, la manifattura, l’assemblaggio, l’installazione della componentistica e il fine vita dell’edificio stesso. Per arrivare ad identificare in maniera corretta la quantità di carbonio incorporato di un materiale, o di un intero edificio, è necessaria quindi una valutazione del ciclo di vita (LCA), che includa tutte le fasi.

Global Status Report for Buildings and Construction

Fra l’altro, recentemente è stato pubblicato a livello mondiale su questi temi, sotto l’egida dell’UNEP, l’Agenzia ONU per l’ambiente, il Global Status Report for Buildings and Construction (Buildings-GSR) che fornisce un’istantanea annuale dei progressi del settore degli edifici e delle costruzioni su scala globale. Il rapporto evidenzia che il settore dell’edilizia rappresenta il 40% della domanda energetica europea, di cui l’80% proviene da combustibili fossili. Questo rende il settore un’area di azione immediata.

Decarbonizzare gli edifici

Secondo la Commissione europea, il settore delle costruzioni è responsabile da solo del 40% della domanda di energia primaria nell’Ue e del 36% delle emissioni di gas serra. In Italia, nello specifico, il comparto contribuisce per il 27,9% alla domanda di energia e per il 24,2% alle emissioni climalteranti.

Senza tenere conto degli impatti paesaggistici e ambientali dovuti alla richiesta di materiali da costruzione, specie in Italia dove si trovano materiali litoidi di particolare pregio, con 4.168 cave autorizzate, 14.141 dismesse o abbandonate, e dove si estraggono ogni anno 29 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia (Rapporto Cave 2021 Legambiente), cui aggiungere 26,8 milioni di metri cubi di calcare e 6,2 milioni di pietre ornamentali. 

Tra i passaggi fondamentali da considerare, c’è la riqualificazione degli edifici che consente di risparmiare fino al 75% di emissioni rispetto a una nuova edificazione, specie nel caso in cui fondamenta e strutture rimangano intatte. Anche l’utilizzo di miscele cementizie a basso contenuto di CO2 può contribuire in maniera significativa a ridurre le emissioni, grazie a materiali come ceneri leggere, argilla calcinata o calcestruzzo riciclato. Fondamentale, poi, la massimizzazione dell’efficienza della struttura portante, la parte maggiormente responsabile delle emissioni di CO2 incorporate.

Tra i sistemi che hanno spinto all’abbassamento delle emissioni climalteranti nel settore, il report Legambiente-Kyoto Club segnala poi la certificazione CasaClima Nature che certifica un edificio non solo a livello energetico, ma anche in relazione agli impatti sull’ambiente, sulla salute e il benessere delle persone che vi abitano.

Norme, lo stato dell’arte in Europa

In Europa la normativa per la valutazione dell’energia e del carbonio incorporati negli edifici è la EN 15978:2011 che indica le fasi necessarie a realizzare un edificio e suddivide gli impatti relativi ai livelli di carbonio incorporato in iniziali, ricorrenti e di fine vita, di recupero. Un altro dei punti fondamentali di intervento è la revisione del Regolamento sui Prodotti da Costruzione, che stabilisce i requisiti d’informazione obbligatoria sulle emissioni incorporate nei materiali da costruzione: una prima discussione, al riguardo, si è tenuta il 15 giugno scorso. Obiettivo principale è realizzare un mercato unico ed efficiente per i materiali da costruzione e contribuire alla transizione verde e digitale.

Molto si sta già facendo a livello di singoli Stati, ad esempio in Francia, dove la normativa richiede che tutti i nuovi edifici pubblici siano costruiti con almeno il 50% di legno o altri materiali naturali a base biologica realizzata con materia da organismi viventi come canapa e paglia, o nei Paesi Bassi, dove dal 2013 è in vigore un Decreto che richiede il calcolo delle emissioni climalteranti, incluso il carbonio incorporato, per tutti i nuovi edifici residenziali e gli uffici di oltre 100 metri quadri.

La situazione italiana

In Italia, da alcuni anni, sono stati introdotti i Criteri Ambientali Minimi obbligatori in diversi ambiti, compreso quello delle costruzioni edili: un riferimento importante per contribuire alla decarbonizzazione del settore e a una maggiore trasparenza sui dati e sulla provenienza dei materiali che, però, al momento interessa solo i cantieri pubblici e che necessiterebbe di richieste più coraggiose, secondo Legambiente e Kyoto Club.

Tra gli esempi positivi in ambito nazionale, c’è Bologna che ha stabilito incentivi per la sostenibilità degli interventi edilizi e fissato livelli prestazionali migliorativi: con un rapporto di almeno il 15% tra il volume di inerti provenienti da impianti di recupero (o di riutilizzo in sito) e il volume totale degli inerti, si ottiene un ampliamento del 10% del volume utile; con un rapporto che supera il 35% si può ottenere un ampliamento del 20% del volume totale.

Prato il Regolamento edilizio prevede l’erogazione di incentivi, con un sistema a punteggio in base alla quantità impiegata di materiali riciclati e/o di recupero, per diminuire il consumo di risorse naturali. Molta attenzione viene data alla progettazione mirata alla selettività e allo smantellamento sistematico dei componenti dell’edificio, così da riutilizzarne e riciclarne la maggiore quantità possibile.

Progetti ed edifici: le migliori pratiche

Oslo, nel 2019, è stato inaugurato il primo cantiere al mondo a emissioni zero, dove ogni macchinario, dalle gru agli escavatori ai montacarichi, è alimentato elettricamente, eliminando inquinamento atmosferico e acustico: entro il 2030 lo stesso dovrebbe applicarsi a tutti i cantieri, comunali e privati.

Londra, la pianificazione dell’hotel room2 Chiswick” ha previsto zero emissioni nette derivanti dalla costruzione, dal funzionamento e dall’eventuale decostruzione dell’edificio. Per la parte di emissioni ritenute inevitabili, l’impatto ambientale è compensato con la riforestazione di alcune aree in Nicaragua. Sempre nel Regno Unito, a Bristol, dove l’amministrazione locale obbliga i costruttori a vendere almeno il 30% delle nuove costruzioni a prezzi accessibili, l’azienda Boklok ha elevato questa percentuale al 46% e realizza in fabbrica fino al 90% delle case: il che si traduce in meno persone che lavorano in sito per meno tempo, meno rifiuti prodotti e meno trasporti, con abitazioni che presentano meno del 4% del carbonio incorporato rispetto a quelle tradizionali, grazie anche all’uso del legno.

Milano l’ampliamento del campus dell’Università Bocconi sui 35mila mq dell’ex Centrale del Latte è un esempio d’intervento edilizio e paesaggistico in chiave sostenibile: il 97% dei materiali di costruzione utilizzati è riciclabile, il 32% degli stessi proviene già da riciclo, mentre il 47% è di provenienza regionale.

Ferrara, nel cantiere del progetto urbanistico “Le Corti di Medoro” oltre il 99% del rifiuto è stato inviato a centro di recupero dei materiali da C&D, ben oltre la percentuale del 70% prevista dal Criterio Minimo Ambientale di riferimento. Un intervento di Acer Ferrara che ha scelto volontariamente di adottare tale soluzione di sostenibilità, realizzando 233 unità immobiliari a prezzi calmierati, destinati a studenti, giovani coppie e famiglie in difficoltà.

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