OMS Qualità dell'aria

OMS pubblica aggiornamento data base inquinamento atmosferico in oltre 6mila città di tutto il Mondo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato l’aggiornamento del database della qualità dell’aria introducendo, per la prima volta, misurazioni a terra delle concentrazioni medie annuali di biossido di azoto (NO2),un inquinante urbano comune e precursore del particolato e dell’ozono. Il data base comprende anche misurazioni del particolato con diametri uguali o inferiori a 10 μm (PM10) o 2,5 μm (PM2,5). Entrambi i gruppi di inquinanti provengono principalmente da attività umane legate alla combustione di combustibili fossili.

Quasi tutta la popolazione mondiale (99%) respira aria che supera i limiti della qualità dell’aria raccomandati dall’OMS per salvaguardare la salute. Oltre 6.000 città in 117 paesi di tutto il Mondo stanno monitorando la qualità dell’aria, ma le persone che vivono in essi respirano ancora livelli malsani di particolato fine e biossido di azoto, con le persone nei paesi a basso e medio reddito che soffrono le esposizioni più elevate.

Questi dati hanno spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità a sottolineare l’importanza di ridurre l’uso di combustibili fossili e di adottare altre misure tangibili per ridurre i livelli di inquinamento atmosferico.

La nuova banca dati sulla qualità del l’aria è la più ampia finora disponibile in materia di esposizione al l’inquinamento atmosferico. Circa 2.000 città in più stanno registrando i dati di monitoraggio per il particolato, PM10 e/ o PM2.5, rispetto all’ultimo aggiornamento effettuato nel 2018. Questo segna un aumento di quasi 6 volte nella segnalazione da quando il database è stato lanciato nel 2011.

Nel frattempo, le prove dei danni che l’inquinamento atmosferico arreca al corpo umano stanno crescendo rapidamente e indicano danni significativi causati anche da bassi livelli di diversi inquinanti atmosferici.

ll particolato, in particolare PM2.5, è in grado di penetrare in profondità nei polmoni e di entrare nel sangue, causando impatti cardiovascolari, cerebrovascolari (ictus) e respiratori. È emerso che il particolato ha un impatto su altri organi e provoca anche altre malattie.

Il biossido di azoto (NO2) è associato a malattie respiratorie, in particolare l’asma, che porta a sintomi respiratori (come tosse, respiro affannoso o difficoltà respiratorie) e ricoveri ospedalieri.

L’OMS lo scorso anno ha rivisto le sue linee guida sulla qualità dell’aria, rendendole più rigorose nel tentativo di aiutare i paesi a valutare meglio la salubrità della propria aria.

“Le attuali preoccupazioni energetiche evidenziano l’importanza di accelerare la transizione verso sistemi energetici più puliti e più sani”, ha detto il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS. “Gli alti prezzi dei combustibili fossili, la sicurezza energetica e l’urgenza di affrontare le due sfide sanitarie dell’inquinamento atmosferico e del cambiamento climatico, sottolineano l’urgente necessità di muoversi più velocemente verso un mondo che è molto meno dipendente dai combustibili fossili.”

Misure che i governi possono adottare per migliorare la qualità dell’aria e la salute

Diversi governi stanno adottando misure per migliorare la qualità dell’aria, ma l’OMS chiede una rapida intensificazione delle azioni per:

  • Adottare o rivedere e attuare gli standard nazionali di qualità dell’aria secondo le più recenti linee guida dell’OMS sulla qualità dell’aria
  • Monitorare la qualità dell’aria e identificare le fonti di inquinamento atmosferico
  • Sostenere il passaggio all’uso esclusivo dell’energia domestica pulita per cucinare, riscaldare e illuminare
  • Costruire sistemi di trasporto pubblico sicuri e convenienti e reti pedonali e ciclabili
  • Attuare norme più rigorose in materia di emissioni e di efficienza dei veicoli e applicare l’ispezione e la manutenzione obbligatorie per i veicoli
  • Investire in abitazioni efficienti dal punto di vista energetico e nella produzione di energia
  • Migliorare la gestione dei rifiuti industriali e urbani
  • Ridurre l’abbrucciamento dei rifiuti agricoli, gli incendi boschivi e alcune attività agro-forestali (ad es. produzione di carbone vegetale)
  • Includere l’inquinamento atmosferico nei programmi di studio per gli operatori sanitari e fornire strumenti per il settore sanitario di impegnarsi.

I paesi ad alto reddito registrano un minore inquinamento da particolato, ma la maggior parte delle città hanno problemi con il biossido di azoto

Nei 117 paesi che monitorano la qualità dell’aria, l’aria del 17% delle città dei paesi ad alto reddito scende al di sotto delle linee guida dell’OMS sulla qualità dell’aria per le PM2,5 o le PM10. Nei paesi a basso e medio reddito, la qualità dell’aria in meno dell’1% delle città è conforme alle soglie raccomandate dall’OMS. A livello globale, i paesi a basso e medio reddito continuano ad avere una maggiore esposizione ai livelli di PM malsani rispetto alla media globale, ma i dati relativi al NO2 sono diversi, mostrando meno differenze tra i paesi ad alto e basso reddito e quelli a medio reddito.

Circa 4.000 città in 74 paesi raccolgono dati del NO2. Aggregate, le loro misurazioni mostrano che solo il 23% delle persone in questi luoghi respira concentrazioni medie annue di NO2 che soddisfano i livelli nella versione recentemente aggiornata delle linee guida sulla qualità dell’aria dell’OMS.

“Dopo essere sopravvissuti a una pandemia, è inaccettabile avere ancora 7 milioni di morti prevenibili e innumerevoli anni di buona salute persi a causa dell’inquinamento atmosferico. Questo è ciò che stiamo dicendo quando guardiamo alla montagna di dati sull’inquinamento atmosferico, prove e soluzioni disponibili. Eppure, troppi investimenti sono ancora stati investiti in un ambiente inquinato piuttosto che in aria pulita e sana”, ha detto la Dott.ssa Maria Neira, Direttore dell’OMS, Dipartimento dell’Ambiente, Cambiamenti Climatici e Salute.

Dopo aver scaricato il data base, nel quale sono contenuti dati relativamente agli anni 2000-2021, abbiamo provato a esaminare la situazione per quanto riguarda i dati degli ultimi anni per i tre diversi inquinanti. In realtà per gli anni 2020-2021 sono disponibili pochissimi dati (meno di centro) mentre per ciascun anno del triennio 2017-2019 sono disponibili i dati di oltre 2.500 città in tutto il mondo.

Abbiamo quindi selezionato l’ultimo anno di quel triennio, cioé il 2019, per il quale sono disponibili i dati relativi alle medie annuali di:

  • PM2,5: 78 paesi, 2635 località;
  • PM10: 63 paesi, 2.577 località;
  • NO2: 59 paesi, 2.692 località.

Di seguito le tabelle e le mappe con i dati per il 2019 dei tre inquinanti per le città disponibili. Per ciascuna di esse è possibile effettuare ricerche attraverso l’apposito campo, inserendo ad esempio il nome di un paese o di una città.

Per quanto riguarda il PM2,5 emerge chiaramente che questo costituisce un problema davvero importante in Cina. A questo paese apprtengono infatti 93 delle prime 100 città mondiali per quantità di PM2,5 registrata nel 2019 come media annua. Peraltro anche le altre sette città presenti in questa “classifica” sono di paesi asiatici vicini. Delle 972 città cinesi per le quali è disponibile la media annua del PM2,5, questa – nel 2019 – era superiore al limite previsto dalla normativa europea di 25 microgrammi / metro cubo (ma il limite raccomandato dall’OMS da non superare per tutelare la salute umana è di 5 µg/m3) in oltre 900 città e in più di duecento di queste il valore è superiore a dieci volte quello raccomandato dall’OMS.

La prima città europea che incontriamo scorrendo la graduatoria è turca e si colloca al 153* posto con 53,5 µg/m3, mentre la prima città dell’Unione Europea la troviamo all’821° posto ed è una località della Repubblica Ceca con 27,7 µg/m3.

Per il PM10, invece, le città che hanno registrano valori più elevati sono in Africa (in cima alla “classifica” troviamo Dakar in Senegal con 136 µg/m3) e nel Medio Oriente, ma anche la Turchia (secondo posto con 135 µg/m3) presenta moltr città con valori decisamente elevati. Ricordiamo che nella UE il limite per la media annua del PM10 è di 40 µg/m3, e che l’OMS raccomanda di non superare i 15 µg/m3.

La prima località dell’Unione Europea in questa “classifica” è italiana, si tratta di San Vitaliano (NA) al 94° posto con 46,9 µg/m3.

Infine, vediamo il biossido di azoto (NO2), inquinante maggiormente correlabile alle emissioni del traffico veicolare. Ai primi posti si collocano tutte città turche mentre la prima città dell’Unione Europea (al 5° posto) è la capitale rumena con 57,4 µg/m3, poco dopo (7° posto) la città italiana di Bressanone (54,4 µg/m3) rispetto al valore limite di legge di 40 µg/m3 ed alle linee guida OMS di 10 µg/m3.

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