Agenzia Europea per l'Ambiente - EEA Qualità dell'aria

PM10 in Europa: 2001-2020

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In un precedente articolo abbiamo visto che l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha messo a disposizione di tutti la banca dati dei risultati che ogni nazione trasmette relativamente ai risultati del monitoraggio della qualità dell’aria.I dati sono relativi alle stazioni di monitoraggio presenti nei paesi dell’Unione Europea ed anche a numero paesi extra UE che comunque fanno parte dell’Agenzia o con essa cooperano. Nella banca dati sono disponibili dati fino dalla fine degli anni novanta (relativamente ad un numero ridotto di stazioni, via via crescente fino ad arrivare alle oltre 3.500 stazioni di monitoraggio degli ultimi anni. Sono presenti anche i dati relativi ai primi mesi del 2021.

Dopo aver visto nell’articolo citato la situazione del PM10 nel 2020, questa volta vediamo l’andamento del medesimo inquinante, relativamente all’indicatore “media annuale”, che maggiormente rappresenta l’esposizione media della popolazione, per un lungo periodo di tempo (2001-2020) che permette di valutare le tendenze di medio-lungo periodo.

L’analisi si concentra in particolare sui paesi più popolosi dell’Unione Europea (Italia, Francia, Germania, Polonia e Spagna) e sui dati riepilogativi dei paesi che attualmente aderiscono all’Unione e dei paesi che attualmente ne sono fuori, fra cui i principali sono Regno Unito e Turchia.

Il numero di stazioni di monitoraggio di cui sono disponibili i dati relativi alla media annuale del PM10 sono progressivamente aumentate dalle meno di mille nel 2001 alle oltre tremila del 2020.

La media annuale del PM10 rilevata dalle stazioni di monitoraggio che hanno una percentuale di valori validi superiore al 90% (come prevede la normativa) può essere confrontata con il valore limite stabilito dalla normativa europea, che è di 40 microgrammi al metro cubo, e con i valori raccomandati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità nelle sue Linee Guida sulla qualità dell'aria, che sono state pubblicate nel 2005 - che indicavano un valore di 20 microgrammi per metro cubo da non superare per quanto riguarda la media annuale del PM10 - e recentemente (settembre 2021) aggiornate con valori ancora più cautelativi, alla luce degli studi scientifici più recenti, che per questo indicatore è stato fissato in 15 microgrammi per metro cubo.

I dati messi a disposizione dall'EEA permettono un confronto con tutti questi valori.

Vediamo che nel tempo si è senz'altro verificato un miglioramento della situazione, che ha portato nei paesi dell'Unione Europea ad un generalizzato rispetto del limite stabilito, che all'inizio degli anni duemila non veniva rispettato nel 13% delle stazioni di monitoraggio. Percentuale ben superiore invece per l'Italia fino a quasi tutto il primo decennio del millennio, che però anch'essa negli ultimi anni registra sporadici sforamenti.

Ben diversa la situazione nei paesi non UE, su cui pesa soprattutto la situazione della Turchia, dove ancora nel 2020 la percentuale di stazioni di monitoraggio con un superamento del valore di 40 microgrammi al metro cubo è quasi del 40%.

Viceversa, per quanto riguarda valori conformi a quanto raccomandato dall'OMS per tutelare la salute umana, vediamo che i valori registrati lo scorso anno nel 30% delle stazioni di monitoraggio dei paesi dell'Unione già rientrano in quanto indicato dalle linee guida OMS 2021, cioè sono inferiori o uguali a 15 microgrammi per metro cubo.

Questa percentuale è quasi doppia in Germania (59,5%), una volta e mezzo in Francia (43,5%) e analoga in Spagna (29,5%). Invece in Italia (9%) e Polonia (4,6%) siamo molto lontani, così come nei paesi non UE (21,2%).

Se si confrontano i dati con il precedente valore raccomandato da non superare da parte dell'OMS con le Linee Guida del 2005 (20 microgrammi per metro cubo), vediamo che il 34% delle stazioni di monitoraggio nell'Unione lo rispettano (aggiungendosi al 30% di quelle che rispettano anche le LG Oms 2021).

Se guardiamo i dati dei principali paesi, vediamo che la Germania arriva quasi al 95% e la Francia quasi all'87%. Anche in questo caso Italia e Polonia sono i paesi meno virtuosi, rispettivamente con il 35% ed il 22%, addirittura quest'ultima peggio dei paesi non UE in cui il 30$ delle stazioni di monitoraggio registrano una media annuale del PM10 inferiore a 20 microgrammi per metro cubo.

Esaminando i dati relativi alle stazioni di monitoraggio conformi con gli attuali limiti di legge (ma che l'Unione Europea potrebbe rivedere alla luce delle indicazioni dell'OMS) si rileva che in Italia circa due terzi delle stazioni di monitoraggio ancora l'anno scorso registrano valori che secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità non tutelano la salute umana. Certo, negli anni la situazione è migliorata ma davvero molto lentamente. E' indispensabile fare qualcosa di più.

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