Dati ambientali Raccolta differenziata

Rifiuti urbani: la raccolta differenziata

La disponibilità dei dati ambientali è essenziale per contribuire al formarsi di opinioni avvedute e favorire processi decisionali efficaci. Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, istituito con una legge del 2016 approvata all’unanimità dal Parlamento, che ha messo rete, con una soluzione “federale” Ispra e le 21 agenzie regionali e delle province autonome, è il fornitore dei dati “ufficiali”. Questo carica di responsabilità il Sistema, che ha quindi il compito di raccogliere i dati che recupera attraverso le proprie attività di monitoraggio di tutte le matrici ambientali (aria, acqua, suolo, agenti fisici), organizzarli e diffonderli. Tutto questo usando procedure di qualità “certificate”, che garantiscano pienamente la correttezza e veridicità dei dati forniti.

Si tratta di un patrimonio enorme, in continua evoluzione, presente nelle banche dati dei 22 enti (Ispra, Arpa, Appa) che compongono il Sistema, e che devono essere integrate. Si tratta di un impegno da “far tremare i polsi”, ma anche da solo giustificherebbe l’esistenza del SNPA.

Per quanto riguarda i rifiuti, la situazione è molto più avanti che su altre tematiche ambientali. Infatti Ispra da tempo pubblica il “Catasto nazionale dei rifiuti“, nel quale si trovano:

  • i dati relativi alla produzione e raccolta differenziata dei rifiuti urbani, fino al dettaglio comunale per gli anni 2010-2019, fino al dettaglio provinciale per gli anni 2001-2019; quelli relativi alla gestione dei rifiuti urbani per gli anni 2015-2019 e sui costi di gestione dei rifiuti urbani per gli anni 2011-2019;
  • i dati sulla produzione e la gestione dei rifiuti speciali per gli anni 2014-2018.

Per tutti questi dati è possibile scaricare le informazioni in formato aperto e riutilizzabile.

In questo articolo utilizzerò i dati ricavati dal Catasto per alcune considerazioni sui rifiuti urbani, con particolare riferimento ai dati relativi alla % di raccolta differenziata, mentre in un successivi interventi tratterò delle quantità di rifiuti urbani prodotti e i relativo costi di gestione e poi dei rifiuti speciali.

La normativa europea, successivamente recepita da quella italiana (D.Lgs. 152/2006), aveva da tempo indicato l’obiettivo minimo del 65% da raggiungere entro il 2012 (mentre il 45% doveva essere raggiunto nel 2008). Da allora sono passati quasi dieci anni e solamente il 60% dei comuni italiani (dati 2019) ha raggiunto e superato questo livello di raccolta differenziata, e questi comuni corrispondono al 52% della popolazione.

La situazione è molto diversa da regione a regione, fra le più virtuose sicuramente la Sardegna, di cui il 96% dei comuni, nei quali vive l’81% della popolazione, supera il livello del 65% di raccolta differenziata, il Veneto (94% dei comuni e 81 della popolazione) ed il Trentino Alto Adige (81% dei comuni e 80% della popolazione); le regioni più indietro sono la Sicilia (30% dei comuni e 17% della popolazione), la Basilicata (27% dei comuni e 25% della popolazione), e la Calabria (24% dei comuni e 26% della popolazione).

Esaminando la situazione a livello provinciale si nota che vi sono differenze sensibili anche all’interno delle singole regioni, ad esempio in Toscana spicca il 100% dei comuni con più del 65% di raccolta differenziata nella provincia di Prato, ed al contempo la provincia di Grosseto, che raggiunge questa soglia solamente nell’11% dei comuni e, addirittura, ha il 54% dei comuni con valori inferiori al 45%.

Analogamente in Lombardia, le province di Mantova e Monza e della Brianza hanno il 100% dei comuni con più del 65% e Sondrio con l’11%.

Evidentemente il quantitativo di raccolta differenziata è strettamente collegato alla volontà e capacità, a livello del singolo comune, di gestire la raccolta dei rifiuti, puntando o meno davvero con impegno su questa pratica.

I dati disponibili nel catasto dei rifiuti rendono possibile anche un’analisi di dettaglio per i singoli comuni, che ho effettuato solamente per la Toscana, dove si notano comuni che hanno percentuali di raccolta differenziata ben superiori all’80% ed altri inferiori al 20%.

Questi dati mostrano con chiarezza che sono necessarie politiche mirate puntuali rivolte a premiare e sanzionare gli amministratori locali in relazione ai loro comportamenti, in quanto questi dati pesano e determinano le scelte relative alle modalità di gestione dei rifiuti ed al loro smaltimento.

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19 thoughts on “Rifiuti urbani: la raccolta differenziata

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