Ispra

Tremila siti minerari in Italia: aggiornato il censimento Ispra

Si tratta di luoghi che possono trasformarsi in fonti di inquinamento da individuare, mettere in sicurezza e bonificare.

Ispra ha recentemente aggiornato il censimento dei siti minerari italiani, prevalentemente dismessi, ma in alcuni casi ancora attivi. Complessivamente sono stati censiti 3.006 siti appartenenti a tutte le regioni italiane: Sicilia (761 siti), Sardegna (438), Toscana (413) e Piemonte (378).

Delle 110 province italiane, solo 17 non sono state oggetto di coltivazione mineraria, a dimostrazione del fatto che si tratta di un’attività particolarmente diffusa e importante per lo sviluppo socio-culturale italiano.

Infine, un cenno ai minerali più coltivati: Zolfo (732), Marna da cemento (405), Blenda e/o Galena (316).

Il censimento dei siti minerari dismessi era stato realizzato da APAT (oggi ISPRA) che aveva pubblicato il relativo rapporto aggiornato al 2006 e riguardava tutti i minerali solidi escludendo, pertanto, i combustibili liquidi (petrolio) e gassosi (metano), le acque minerali, termali e i fluidi geotermici.

Nel rapporto del 2006 risultavano 2.990 siti minerari.

Tutte le regioni sono (o sono state) sede di attività mineraria, ma tra esse sono fortemente prevalenti la Sicilia, con oltre 700 siti), la Sardegna e la Toscana (con più di 400), il Piemonte e la Lombardia, che rappresentano, complessivamente, circa tre quarti del totale.

Nella seguente mappa (se non viene visualizzata automaticamente cliccare sul link) è possibile visualizzare le schede predisposte da Ispra con le informazioni relative ai singoli siti minerari.

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La presenza di siti minerari dismessi, potenzialmente costituisce una situazione da verificare attentamente da un punto di vista ambientale, in quanto non infrequentemente l’abbandono di questi luoghi senza opportuni interventi di verifica delle strutture rimaste e della situazione esistente, può trasformarsi in fonti di inquinamento da individuare, mettere in sicurezza e bonificare.

E’ stato il caso, ad esempio della miniera di Valdicastello, nel comune di Pietrasanta (Lucca), chiusa nel 1989, ma che, nel 2009 – dopo essere stata acquisita dallo stesso comune – si è rivelata una fonte di inquinamento importante, in quanto le acque ed i sedimenti del Torrente Baccatoio che transita vicino alla miniera, per poi scorrere fino al mare, presentavano una forte contaminazione da metalli pesanti, in particolare zinco, arsenico, cadmio, piombo e mercurio. Quindi il sito deve essere oggetto di un complesso intervento di bonifica.

Nella tabella seguente i siti minerari attivi nel tempo nelle varie regioni italiane, ed in quella successiva la produzione nazionale di minerali nel triennio 2015-2018.

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