Cambiamento climatico COP26

Verso Cop26: azioni rapide per guarire la casa comune ferita

“Abbiamo ereditato un giardino: non dobbiamo lasciare un deserto ai nostri figli”. Scienziati e leader religiosi di diverse culture e Paesi hanno sottoscritto un Appello congiunto per sugellare l’incontro “Fede e Scienza” convocato dal Pontefice in vista della Cop26 di Glasgow.

Ognuno deve fare la propria parte, afferma il Papa, tenendo presente i tanti aspetti della transizione “verso un modello di sviluppo più integrale e integrante”. C’è un cammino da intraprendere nella consapevolezza delle gravi sfide che minacciano l’umanità e il pianeta e della necessità di una maggiore solidarietà di fronte alla pandemia globale.

“Senza una vera ecologia integrale (elemento centrale dell’Enciclica Laudato si’ ndr) – rimarca il Pontefice – avremo un nuovo squilibrio, che non solo non risolverà i problemi, bensì ne aggiungerà altri”. Anche tra i credenti, aggiunge, bisogna “trasformare” il mero interesse per l’ambiente in “una missione realizzata da persone formate, frutto di un’adeguata esperienza educativa”. È la “responsabilità più grande” di fronte a quanti “a causa del degrado ambientale, sono esclusi, abbandonati e dimenticati”.

“Abbandoniamo il si è sempre fatto così, è suicida questo…”. Proseguire sempre sulle stesse strade del passato “non rende credibili perché genera superficialità e risposte valide solo in apparenza. Siamo chiamati, invece, a un lavoro qualificato, che domanda a tutti generosità e gratuità per rispondere a un contesto culturale le cui sfide attendono concretezza, precisione e capacità di confronto”.

Da qui l’invito a “seminare bellezza e non inquinamento e distruzione”,

“La conoscenza delle scienze e la saggezza delle religioni” si uniscono quindi per chiedere alla comunità internazionale, che dal 31 ottobre al 12 novembre sarà rappresentata in Scozia all’evento Onu, di “intraprendere un’azione rapida, responsabile e condivisa per salvaguardare, ripristinare e guarire la nostra umanità ferita e la casa affidata alla nostra custodia”.

“Il mondo è chiamato all’azzeramento delle emissioni nette di carbonio il più presto possibile, con i Paesi più ricchi che assumono un ruolo guida nella riduzione delle loro emissioni e nel finanziamento delle riduzioni di emissioni da parte delle nazioni più povere. È importante che tutti i governi adottino un percorso che limiti l’aumento della temperatura media globale a 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali. Per raggiungere questi obiettivi dell’Accordo di Parigi, il Vertice COP26 dovrebbe dare impulso alla realizzazione di azioni ambiziose a breve termine da parte di tutte le nazioni con responsabilità differenziate. C’è anche un bisogno urgente di mettere in atto azioni per gli obiettivi di medio e lungo termine.

Chiediamo a gran voce alle nazioni che hanno maggiore responsabilità e capacità di: fare un salto in avanti nella loro politica climatica a livello nazionale; ottemperare agli impegni esistenti per fornire un supporto finanziario sostanziale ai Paesi vulnerabili; accordarsi sui nuovi traguardi per permettere loro di diventare resilienti ai cambiamenti climatici, così come di adattarsi e di affrontare il cambiamento climatico, nonché le perdite e i danni derivanti da tale fenomeno, che sono già una realtà per molti Paesi.”

Lo sguardo è al futuro – alle nuove generazioni che “non ci perdoneranno mai se perdiamo l’opportunità di proteggere la nostra casa comune” – ma bisogna agire nel presente. È un “obbligo morale” cooperare alla guarigione del pianeta e farsi “custodi dell’ambiente naturale con la vocazione di curarlo”. Bisogna farlo lavorando “a lungo termine” e in “un quadro di speranza e di coraggio”, e al contempo cambiando “la narrazione dello sviluppo”.

Sempre ai governi va l’appello affinché adottino “pratiche di utilizzo della terra sostenibili e rispettose delle culture locali per promuovere stili di vita e modelli di consumo e produzione sostenibili”. “Deve essere data piena considerazione agli effetti sulla forza lavoro di questa transizione”, si legge nel documento, che chiede a istituzioni finanziarie, banche e investitori di “adottare un finanziamento responsabile” e alle organizzazioni della società civile di “affrontare queste sfide in uno spirito di collaborazione”.

(Leggi qui l’appello integrale).

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