Ambiente Foreste incendi Toscana

Verso la stagione estiva: un bilancio degli incendi boschivi in Toscana nel 2021

Nel precedente articolo “Estate 2021: in Italia bruciati boschi per 160mila ettari, quattro volte più della media 2008-2020” abbiamo visto come la stagione estiva 2021 per l’Italia sia stata particolarmente devastante per gli incendi boschivi, secondo i dati EFFIS (sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi) sono andati in fumo circa 160mila ettari di territorio, quattro volta la media di quanto bruciato fra il 2008 ed il 2020. Una superficie grande quanto l’intera provincia di Milano. Molto di più di quanto accaduto negli altri due paesi dell’Europa mediterranea che in questa estate sono stati colpiti da un gran numero di incendi, la Grecia e la Spagna.

Questa volta vediamo invece il bilancio per quanto riguarda la Toscana. I dati pubblicati dalla Regione Toscana sul proprio sito (anche se non in formato aperto e facilmente riusabile) permettono di avere un quadro completo della situazione dal 1970 fino a fine 2021, in quanto i numeri sono aggiornati mensilmente.

Nel 2021 si sono verificati quasi 500 incendi e sono bruciati quasi 980 ettari di territorio toscano, 410 di superficie boscata e 568 di superficie non boscata. La “stagione degli incendi” è iniziata a giugno, ha raggiunto il suo culmine ad agosto, ma si è prolungata addirittura fino ad ottobre, evidentemente condizionata dalle condizioni meteorologiche di bel tempo prolungato, con un’estate e un autunno molto caldi (Lamma).

Rispetto all’anno precedente gli incendi sono stati più del doppio, mentre la superficie bruciata – soprattutto quella non boscata – è stata quasi tre volte maggiore.

Esaminando invece la situazione degli ultimi venti anni (2001-2021), vediamo che come per numero di incendi il 2021 si colloca all’ottavo posto, con meno della metà degli incendi registrati nell’anno record del 2003.

Per quanto riguarda invece le superfici bruciate il 2021 è andato molto meglio, nel senso che l’estensione di territorio interessata si colloca molto più in basso in questa “classifica” ventennale, che vede sempre “in testa” il 2003, l’anno horribilis nel quale bruciarono più di 4mila ettari di superfici boscate e oltre 2mila di aree non boscate (complessivamente quasi sette volte quelle andate in fumo nel 2021).

Per caprire meglio l’entità di questi numeri possiamo raffrontarle con l’estensione di alcuni comuni, ebbene nel 2003 bruciò una superficie di territorio toscano pari più o meno a quella dell’intero comune di Empoli, mentre nel 2021 un po’ di più di quella del comune di Forte dei Marmi.

In ogni caso comprendiamo quanto sia importante operare per prevenire – e reprimere – questo fenomeno “naturale”, sul quale incide pesantemente la mano dell’uomo, se come risulta dall’analisi effettuata dal Corpo Forestale dello Stato (ora Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri) per gli anni 1998-2018, l’origine naturale degli incendi è stata verificata in una percentuale inferiore al 3% dei casi e in tutti gli altri erano stati provocati, invece, da comportamenti “accidentali”, “colposi” o “dolosi” dell’uomo.

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