Ambiente Nazioni Unite Sviluppo sostenibile

Videogiochi per l’azione climatica

Qualche tempo prima della pandemia COVID-19, Cassie Flynn – Consulente Strategico sui Cambiamenti Climatici per il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) – stava andando a lavorare su un treno della metropolitana di New York, mentre pensava a modi innovativi per coinvolgere la gente comune nella lotta per il clima, ha notato tutti intorno a lei impegnati con i loro telefoni, non solo fissarli o scorrere, ma a fare qualcosa, stavano giocando.

Da questa osservazione è nato il gioco dell’UNPD, Mission 1.5 mobile game (pubblicato online nel 2020), che sfida gli utenti a prendere le decisioni giuste per mantenere il mondo sulla strada per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi.

Sinora circa 6 milioni di persone che hanno giocatocon Mission 1.5 in 58 paesi. Il gioco chiede di esprimere un voto su quali strategie, a loro parere, sarebbero più efficaci per affrontare la crisi climatica. Queste risposte sono diventate la fonte di quello che oggi è conosciuto come il voto sul clima del popolo, il più grande sondaggio mai condotto sull’opinione pubblica sul cambiamento climatico.

Queste informazioni sono state ora condivise e discusse dai parlamentari di tutto il mondo e durante i principali incontri internazionali, come il recente vertice del G20 e l’ultima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, la COP26. I risultati sono stati persino inclusi nell’ultima serie di relazioni pubblicate dal Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC).

Il successo di Mission 1.5 è solo la punta dell’iceberg, se pensiamo alla dimensione dell’industria dei videogiochi di oggi, che raggiunge almeno 3 miliardi di persone nel mondo.

“L’industria dei videogiochi è probabilmente il mezzo più potente al mondo in termini di attenzione, portata e coinvolgimento”, ha affermato Sam Barratt, Capo del settore Educazione dell’UNEP, il progetto ONU per l’ambiente.

Barratt è il co-fondatore del primo gruppo di organizzazioni private del settore dei videogiochi (Playing for the Planet Alliance) che si sono impegnate a proteggere le persone e il pianeta, con il sostegno delle Nazioni Unite.

Lanciato durante il vertice UN Climate Action 2019, Playing for the Planet Alliance ha fatto notizia negli ultimi anni per aver incluso gli impegni di alcuni dei principali nomi del settore dei giochi, come Microsoft, Sony e Ubisoft, così come decine di altre ben aziende produttrici di videogiochi.

L’Alleanza mira a lavorare con queste aziende su due fronti: in primo luogo, ridurre l’impronta di carbonio delle loro industrie; e in secondo luogo, sfruttando la potenza delle loro piattaforme per includere messaggi o misure che potrebbero adottare in relazione all’azione per il clima. Ogni anno organizza l’evento “Green Game Jam“, che è un’opportunità per gli studi di videogiochi per ottenere spunti creativi e integrare attività “verdi” all’interno dei loro giochi popolari o crearne di nuovi. Ciò significa includere caratteristiche e messaggi a tema ambientale, educare gli utenti e invitarli a donare o a partecipare alle campagne di conservazione e recupero delle Nazioni Unite.

Negli ultimi due anni c’è già stata una serie di giochi e iniziative interessanti. Unesempio notevole è il popolare videogioco Alba: A Wildlife Adventure dello studio inglese Ustwo, membro dell’Alleanza. Il gioco presenta una ragazza protagonista che cerca di impedire la costruzione di un resort su una bellissima isola del Mediterraneo. Insegna l’importanza della conservazione e del ripristino dell’ambiente agli utentidi PlayStation, Xbox, Nintendo Switch, PC e iOS, dedicando parte dei proventi di ogni download per supportare la piantagione di alberi come strategia per ridurre i gas serra nell’atmosfera. Alba ha finora portato a piantare 1 milione di alberi e a ripristinare 3 habitat.

Sempre più giochi stanno inserendo al loro interno spunti legati all’ambiente, come in PAC-MAN sul tema foreste, sul riciclaggio in Minecraft, ecc.

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