Emergenza climatica Legambiente

Eventi estremi in aumento, città sempre più vulnerabili

Il Bilancio 2025 dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente restituisce un quadro sempre più allarmante degli effetti della crisi climatica sul territorio italiano. Con 376 eventi meteorologici estremi che hanno causato danni a persone, edifici, infrastrutture e attività produttive, il 2025 si colloca come secondo anno peggiore dell’ultimo decennio, superato solo dal record del 2023. Rispetto al 2024 si registra un ulteriore incremento del 5,9%, confermando un trend strutturale e non episodico.

Un’escalation che dura da dieci anni

I dati raccolti dall’Osservatorio mostrano come l’aumento degli eventi estremi sia continuo dal 2015. Se dieci anni fa si contavano appena 60 episodi all’anno, oggi il numero è più che sestuplicato. Il 2025 segue una sequenza impressionante: 311 eventi nel 2022, 383 nel 2023, 355 nel 2024 e infine 376 nel 2025. Una dinamica che evidenzia la crescente esposizione del Paese a fenomeni climatici intensi e distruttivi, sempre più spesso concentrati in ambito urbano.

Le tipologie di eventi più frequenti

Nel dettaglio, il 2025 è stato segnato soprattutto da:

  • 139 allagamenti da piogge intense
  • 86 eventi di danni da vento
  • 37 esondazioni fluviali
  • 33 frane causate da piogge intense
  • 31 episodi di grandinate
  • 17 eventi di temperature record
  • 16 casi di danni da siccità prolungata
  • 10 danni alle infrastrutture
  • 6 mareggiate
  • 1 evento con danni al patrimonio storico

Colpisce in particolare l’impennata di alcune categorie rispetto all’anno precedente: le temperature record aumentano del 94,1%, le frane del 42,4% e i danni da vento del 28,3%. Segnali evidenti di un clima sempre più instabile, in cui caldo estremo e precipitazioni violente convivono e si rafforzano a vicenda.

Le aree più colpite: città e regioni sotto pressione

Dal punto di vista territoriale, il Nord resta l’area più esposta, con 185 eventi, seguito dal Sud (99) e dal Centro (92). Tra le province, Genova guida la classifica con 16 eventi estremi, seguita da Messina e Torino (12), Firenze e Treviso(11), Milano (10) e da Como, Lecce, Massa-Carrara e Palermo (9).

A livello regionale, Lombardia (50 eventi)Sicilia (44) e Toscana (41) risultano le più colpite. Un dato che evidenzia come la crisi climatica non risparmi nessuna area del Paese, ma si manifesti con caratteristiche diverse a seconda delle condizioni geografiche, urbanistiche e socioeconomiche.

Focus Toscana: una regione sempre più esposta tra alluvioni, frane e piogge estreme

Nel Bilancio 2025 dell’Osservatorio Città Clima, la Toscana emerge come una delle regioni italiane più colpite dagli eventi meteorologici estremi. Con 41 eventi censiti nel solo 2025, la regione si colloca al terzo posto a livello nazionale, confermando una vulnerabilità strutturale che negli ultimi anni si è accentuata in modo evidente.

A livello provinciale, la Toscana presenta una concentrazione significativa di eventi estremi. Firenze figura tra le province più colpite d’Italia con 11 eventi, seguita da Massa-Carrara con 9 episodi, un dato particolarmente rilevante se rapportato all’estensione territoriale e alla popolazione. Il quadro evidenzia una criticità diffusa che interessa sia le grandi aree urbane sia i territori montani e costieri, spesso già fragili dal punto di vista idrogeologico.

Tra gli episodi più rilevanti dell’anno, il rapporto segnala il grave evento alluvionale del 14 marzo 2025, quando un intenso sistema temporalesco ha colpito gran parte della regione. In poche ore, piogge torrenziali e venti violentihanno saturato i suoli, provocando esondazioni diffuse e numerose frane. Le province di Firenze, Pisa, Prato e Livorno sono risultate le più colpite.

In alcune aree del Mugello e della Valdisieve gli accumuli di pioggia hanno superato quelli registrati durante la storica alluvione del 1966, un confronto che restituisce la portata eccezionale dell’evento. Il bilancio è stato pesante: oltre 200 persone evacuate, più di 1.000 cittadini isolati, danni diffusi a edifici, infrastrutture e viabilità secondaria.

Il caso toscano mostra con chiarezza come la crisi climatica si innesti su fragilità già note: consumo di suolo, urbanizzazione in aree a rischio, manutenzione insufficiente dei corsi d’acqua minori. Le frane da piogge intense, una delle categorie in maggiore aumento a livello nazionale (+42,4%), rappresentano un problema particolarmente rilevante per una regione caratterizzata da ampie aree collinari e montane.

Allo stesso tempo, le città toscane risultano sempre più esposte agli effetti combinati di piogge estreme e ondate di calore, con ricadute dirette sulla sicurezza dei cittadini, sulla mobilità, sulla continuità dei servizi essenziali e sulla tutela del patrimonio storico e culturale.

Caldo estremo e impatti sulla salute

Il 2025 è stato anche l’anno del caldo persistente e diffuso. Secondo studi internazionali citati nel rapporto, il cambiamento climatico ha reso l’estate europea molto più letale: nelle 854 città analizzate si stimano 16.500 decessi aggiuntivi attribuibili all’aumento delle temperature. Le città italiane risultano le più colpite, con 4.597 morti in eccesso, seguite da Spagna, Germania e Francia.

Roma emerge come una delle capitali più vulnerabili, con 835 decessi legati al caldo, mentre l’85% delle vittime ha più di 65 anni. Un dato che intreccia crisi climatica, invecchiamento della popolazione e fragilità urbana, rendendo evidente l’urgenza di politiche di adattamento centrate anche sulla salute pubblica.

Siccità e alluvioni: due facce della stessa crisi

Accanto agli eventi alluvionali, la siccità continua a colpire duramente vaste aree del Paese. In Sardegna, soprattutto nella Nurra, molte aziende agricole hanno dovuto rinunciare alle colture, mentre in Sicilia e Puglia si sono moltiplicate le richieste di stato di calamità per la crisi idrica e le alte temperature.

Il 2025 dimostra come l’Italia sia esposta simultaneamente a deficit e surplus idrici, senza che il territorio sia adeguatamente preparato a gestire questa crescente variabilità climatica.

Adattamento: il grande ritardo italiano

Il rapporto sottolinea con forza il ritardo dell’Italia sulle politiche di adattamento. Nonostante l’approvazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, mancano ancora passaggi chiave: dall’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento, alle risorse economiche necessarie per attuare le misure previste.

Secondo uno studio citato nel Bilancio, i danni economici subiti dall’Italia nel 2025 per ondate di calore, siccità e alluvioni ammontano a 11,9 miliardi di euro, con una proiezione che arriva a 34,2 miliardi entro il 2029 se non si interviene rapidamente. Numeri che rendono evidente come l’inazione abbia un costo crescente, non solo ambientale ma anche sociale ed economico.

Una fotografia che impone scelte immediate

Il Bilancio 2025 di Città Clima non è solo un elenco di eventi estremi, ma una fotografia nitida della vulnerabilità strutturale del Paese. L’aumento degli impatti climatici, la concentrazione nelle aree urbane, gli effetti sulla salute e i ritardi nell’adattamento compongono un quadro che richiede risposte sistemiche, coordinate e urgenti.

Continuare a considerare questi eventi come emergenze isolate significa ignorare la realtà: la crisi climatica è già qui e sta ridisegnando il territorio italiano, anno dopo anno.

Rispondi

Translate »

Scopri di più da Ambientenonsolo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere