Energia

2026, energia e imprese: consapevolezza, innovazione e scelte strategiche per la transizione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di Tommaso De Simone, Head of Operations Energy Efficiency, Helexia

Scenario generale e mercato energetico 2026: quali prospettive?

Il mercato energetico europeo e italiano sta vivendo una trasformazione senza precedenti. Se il 2020 ha segnato uno spartiacque, con la pandemia che ha portato allo scoperto la volatilità dei prezzi e la nostra dipendenza da catene di fornitura fortemente influenzate da fenomeni geopolitici, gli anni successivi hanno solo accelerato questa dinamica. Oggi il sistema energetico è più interconnesso ed elettrificato e le imprese, grandi e piccole, ne percepiscono appieno opportunità e rischi.

Quest’anno, e negli anni a venire, i principali fattori che influenzeranno il mercato saranno:

  • prezzi: la volatilità resterà, alimentata da fattori internazionali e da cambiamenti strutturali nella domanda;
  • normative: il 2025 ha visto una forte concentrazione di nuove regole, spesso introdotte o cambiate “in corsa”, mettendo a dura prova la capacità delle aziende di programmare investimenti di medio-lungo periodo;
  • geopolitica: i recenti conflitti, le tensioni commerciali e le scelte di paesi chiave (si pensi alla Cina e ai dazi sui moduli fotovoltaici dal 2026) continueranno a incidere su costi e approvvigionamento;
  • tecnologia: l’evoluzione di impianti, inverter, sistemi di accumulo, l’integrazione intelligente tra produzione e autoconsumo, la digitalizzazione dei processi giocheranno un ruolo chiave.

Un fattore di particolare rilievo riguarda le nuove politiche cinesi sull’export di moduli fotovoltaici. Da quest’anno, infatti, l’abolizione del rimborso fiscale del 9% all’esportazione dalla Cina e l’introduzione di eventuali dazi europei potrebbero determinare un aumento significativo nei costi dei progetti fotovoltaici. Tuttavia, gli elevati prezzi dell’energia in Italia mantengono alta la competitività delle iniziative di autoproduzione. Rimandare le decisioni espone le imprese a un’incertezza crescente e a variazioni di prezzo imprevedibili, rendendo ancor più strategica un’azione tempestiva.

L’errore più frequente? Leggere il cambiamento come una forzatura anziché come un’opportunità. Troppo spesso si resta in attesa, subendo la transizione anziché guidarla, oppure si confida esclusivamente negli incentivi senza valutare la reale convenienza industriale ed economica degli interventi.

Rinnovabili e transizione energetica: come si configura il 2026

Le rinnovabili saranno il pilastro del mix energetico italiano nel 2026. Il fotovoltaico, in particolare, manterrà tassi di crescita a doppia cifra, ma altre tecnologie vedranno uno sviluppo rilevante: sistemi di accumulo e batterie, soluzioni di efficienza e revamping degli impianti esistenti.

I settori più maturi? Quelli esposti a mercati internazionali, vincolati da standard ESG (Environmental, Social, Governance): immobiliare, retail, i grandi gruppi industriali. Grazie alla loro consapevolezza energetica, spinta anche da obblighi normativi come la diagnosi energetica, questi attori sono già protagonisti della decarbonizzazione. Al contrario, le PMI che non intraprenderanno un percorso strutturato rischiano di perdere rapidamente competitività, soprattutto quando la sostenibilità diventa requisito di filiera.

La vera sfida ora è passare dalla consapevolezza all’azione concreta: investire in efficienza e riduzione dei consumi prima ancora che nella sola produzione green, per trasformare l’energia in un asset strategico che crea valore e differenziazione.

Regolazione, incentivi e contesto normativo: tra stimoli e freni

Le politiche europee e nazionali hanno un impatto decisivo sul mercato: basti pensare alle oscillazioni della Transizione 5.0, ai fondi che cambiano destinazione improvvisamente, o all’introduzione dell’iperammortamento fino al 2028. Tuttavia, la frammentazione normativa e l’incertezza restano il principale ostacolo per chi vuole investire; i dettami cambiano spesso e l’imprenditore fatica a pianificare. La frequente modifica delle regole rende difficile pianificare investimenti di medio-lungo periodo, generando incertezza e rallentando la transizione energetica delle imprese. Gli incentivi sono una leva importante, ma non devono essere l’unico driver: la maggior parte dei progetti è sostenibile anche senza, in virtù dei risparmi energetici ed economici che genera. Il legislatore dovrebbe puntare su chiarezza, stabilità e semplificazione, permettendo la cumulabilità tra strumenti e favorendo l’autoconsumo, l’integrazione tra accumulo, comunità energetiche e vendita a distanza. L’opportunità per le imprese? Sfruttare l’evoluzione normativa per rendersi più autonome, più resilienti e meno esposte alle oscillazioni dei mercati globali.

Rispondi

Translate »

Scopri di più da Ambiente e non solo...

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere