Foreste Legambiente

Atlante delle Foreste 2024: oltre 3 milioni di nuovi alberi in Italia, ma la sfida è farli sopravvivere

Pubblicata la quinta edizione del rapporto curato da Legambiente e AzzeroCO₂. Le Città metropolitane trainano la riforestazione grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, mentre gli investimenti privati rallentano. Cresce il valore economico dei servizi ecosistemici generati dal verde.

Più alberi, più valore, ma anche più responsabilità.

La quinta edizione dell’Atlante delle Foreste, realizzata da Legambiente e AzzeroCO₂ con il supporto tecnico di Compagnia delle Foreste, fotografa un Paese che punta con decisione sulla forestazione: oltre 3,1 milioni di nuovi alberi messi a dimora nel 2024, per una superficie complessiva di quasi 4.000 ettari.
Un capitale naturale che – secondo lo studio – genera oltre 20,6 milioni di euro l’anno in servizi ecosistemici, dal sequestro di carbonio alla riduzione delle isole di calore, dal miglioramento della qualità dell’aria ai benefici ricreativi e culturali.

Il verde come infrastruttura per il futuro

“Piantare alberi non è solo un gesto simbolico, ma una strategia economica ed efficace per rendere i territori più resilienti e tutelare la salute delle persone”, spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.
“Ma non basta piantare: serve progettare, scegliere le specie giuste e garantire la manutenzione nel tempo. Solo così la forestazione urbana può diventare una vera infrastruttura verde capace di generare valore ambientale, sociale ed economico”.

Lo studio – basato su 294 progetti distribuiti in aree urbane ed extraurbane – mostra che la spinta principale è arrivata dalle Città metropolitane, sostenute dai fondi del Decreto Clima e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Le Città metropolitane trainano il rimboschimento

Nel 2024, oltre il 75% dei progetti PNRR avviati nel 2022 ha completato la fase di trapianto. In testa alla classifica figurano Messina (357.612 nuove piante) e Roma (265.501), seguite da Reggio CalabriaCagliari e Napoli.
Il Sud Italia emerge così come protagonista di una rinascita del verde urbano, grazie a interventi che stanno trasformando spazi cementificati in aree verdi e vivibili.

Le Regioni, invece, attraversano una fase di transizione: otto di esse (Abruzzo, Calabria, Campania, Molise, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria) non hanno finanziato nuovi impianti, in attesa della piena operatività dei nuovi piani strategici (CSR 2023–2027) che sostituiscono i vecchi Programmi di sviluppo rurale (PSR).
Il Trentino-Alto Adige si conferma in testa con 748.000 alberi piantati, seguito da Basilicata (539.000) e Veneto, che per primo ha avviato i nuovi interventi previsti dal CSR.

Pubblico in crescita, privato in frenata

Se il pubblico cresce (+31% rispetto al 2023), il contributo del settore privato registra un brusco calo: appena 40.852 alberi messi a dimora (-72% in un anno).
Un dato che non va letto come disimpegno, ma come diversificazione delle strategie di responsabilità sociale d’impresa (CSR).

“Le aziende non chiedono più solo ‘quanti alberi piantiamo’, ma ‘come possiamo creare valore per il territorio’”, osserva Sandro Scollato, amministratore delegato di AzzeroCO₂. “Molti progetti oggi puntano su rigenerazione ambientale e biodiversità, con impatti più profondi anche se meno visibili in termini numerici”.

Un valore economico misurabile

L’Atlante quantifica i benefici in termini economici:

  • 2.202,9 euro per ettaro/anno per la regolazione della qualità dell’aria e la mitigazione degli eventi estremi;
  • 639,2 euro per ettaro/anno per i servizi culturali e ricreativi;
  • 2.342,5 euro per ettaro/anno per il “valore di lascito” alle generazioni future.

Ogni impianto arboreo, quando ben gestito, ripaga l’investimento iniziale in 4–5 anni, mentre la sua vita utile supera i trent’anni.

La sfida della sopravvivenza

Ma la quantità non basta: la vera sfida è far sopravvivere le nuove piantagioni in un contesto climatico sempre più instabile.
Ondate di calore, siccità e stress idrico stanno aumentando il tasso di mortalità delle giovani piante.
Il capitolo firmato da Paolo Mori (“Crisi climatica: come ridurre i rischi per le nuove piantagioni”) propone soluzioni pratiche: analisi del suolo, scelta delle specie autoctone, uso di idroretentori, pacciamature biodegradabili e piani di irrigazione di soccorso.

“Pensare che basti piantare un albero per compensare la crisi climatica è una forma di auto-greenwashing”, scrive Mori. “Senza una pianificazione accurata e una cura costante, l’impianto può trasformarsi in un costo ambientale anziché in un beneficio”.

I casi studio: dal Montiferru a Padova

La sezione finale dell’Atlante racconta esperienze esemplari di rigenerazione ambientale e sociale:

  • Il Bosco dei Sette Cieli sulle montagne di Palermo, una food forest creata da una comunità locale;
  • La rinascita del Montiferru in Sardegna, devastato dagli incendi del 2021;
  • I progetti urbani di CataniaLivorno e Milano, che trasformano aree degradate in parchi accessibili e salutari;
  • L’ampliamento del Bosco della Pace a Padova, esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato.

Una visione nazionale per il verde urbano

Dopo cinque edizioni, l’Atlante delle Foreste si conferma strumento di monitoraggio unico in Italia, capace di coniugare dati, economia e politiche ambientali.
Il messaggio è chiaro: il verde non è un costo, ma un investimento che genera salute, occupazione e qualità della vita.
Eppure, per rispettare la Strategia europea per la biodiversità 2030, che prevede la piantumazione di 3 miliardi di alberi, servirà una nuova strategia nazionale post-PNRR in grado di garantire continuità, qualità e manutenzione.

“Gli alberi sono un’infrastruttura di salute pubblica – ricorda Zampetti – e la loro cura è una forma di prevenzione ambientale e sanitaria. Ripensare le città in chiave verde significa costruire benessere, resilienza e futuro.”

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