Consumo di suolo SNPA Toscana

Consumo di suolo in Toscana: un fenomeno diffuso che parte dai comuni e ridisegna le province

Abbiamo visto i dati del Rapporto 2025 sul consumo di suolo, le dinamiche territoriali e i servizi ecosistemici in Italia, pubblicato da ISPRA e SNPA, in Consumo di suolo: l’Italia continua a perdere terreno, ma nasce il nuovo Geoportale per conoscere e invertire la rotta.

Tra il 2023 e il 2024 sono stati coperti da nuove superfici artificiali oltre 80 chilometri quadrati di suolo: un’area pari a quasi undicimila campi da calcio, o a due volte l’estensione del lago Trasimeno. In termini percentuali, la quota complessiva di suolo consumato ha ormai raggiunto quasi il 10% del territorio nazionale, con punte superiori al 13% in pianura padana, lungo le principali dorsali infrastrutturali e nelle aree costiere.

Vediamo ora il dettaglio dei dati relativi alla Toscana.

Il consumo di suolo continua a rappresentare una delle principali criticità ambientali per la Toscana, una regione che ha costruito identità, economia e attrattività proprio sulla qualità del proprio territorio. I dati aggiornati al 2024 mostrano un quadro chiaro: oltre 142 mila ettari di suolo risultano ormai consumati, pari a più dell’8 per cento della superficie regionale. Un valore che colloca la Toscana sopra la media nazionale e che, soprattutto, continua a crescere.

Un trend che non si arresta

L’analisi storica dal 2006 al 2024 evidenzia una dinamica costante. Il consumo di suolo non conosce inversioni di tendenza: cresce lentamente ma in modo continuo, anche negli anni più recenti. Tra il 2022 e il 2024 l’aumento prosegue, segnalando che le politiche di contenimento e rigenerazione urbana non sono ancora riuscite a incidere in modo strutturale sulle trasformazioni territoriali.

Il quadro provinciale: differenze marcate, stessa direzione

A livello provinciale emergono forti differenze, ma nessun territorio può dirsi davvero al riparo.

  • Pistoia è la provincia con la quota più elevata di suolo consumato, superando il 10 per cento della superficie totale.
  • Livorno e Lucca seguono con valori prossimi o superiori al 9 per cento, spinti dalla pressione costiera, turistica e infrastrutturale.
  • Firenze, pur con percentuali leggermente inferiori, mostra una crescita costante legata alla dimensione metropolitana e alla diffusione insediativa.
  • Le province più interne, come Massa-Carrara, presentano valori più bassi, ma anch’essi in aumento rispetto al 2006.

Il dato provinciale restituisce quindi un fenomeno generalizzato: cambiano le intensità, non la direzione.

La scala comunale: dove il consumo di suolo diventa concreto

È però guardando ai comuni che il consumo di suolo mostra i suoi effetti più evidenti. I dati 2006–2024 rivelano una Toscana a più velocità, con fortissimi divari territoriali.

Nel 2024 alcuni comuni superano soglie estremamente critiche:

  • Forte dei Marmi oltre il 46 per cento di suolo consumato;
  • Firenze intorno al 42 per cento;
  • Viareggio quasi il 39 per cento;
  • Prato, Agliana e Campi Bisenzio oltre il 32–33 per cento.

In questi contesti lo spazio non edificato è ormai residuale e ogni nuova trasformazione ha impatti ambientali amplificati: maggiore rischio idraulico, aumento delle isole di calore, perdita di capacità di assorbimento delle acque e di funzioni ecosistemiche.

Costa e aree metropolitane sotto pressione

I dati comunali confermano due grandi aree critiche già evidenziate dal livello provinciale:

  • la fascia costiera, dove urbanizzazione, turismo e infrastrutture si sommano, con comuni come Viareggio, Forte dei Marmi, Carrara, Piombino e Orbetello;
  • l’area metropolitana fiorentina, che concentra alcuni dei valori più elevati di consumo di suolo dell’intera regione.

Qui il consumo appare strutturale e difficilmente reversibile senza politiche forti di rigenerazione e de-impermeabilizzazione.

Dove il consumo cresce ancora

Un elemento particolarmente rilevante riguarda gli incrementi più recenti, tra il 2023 e il 2024. In termini di nuovi ettari consumati emergono non solo grandi città, ma anche comuni medi e piccoli:

  • Grosseto registra quasi 38 ettari in un solo anno;
  • Casciana Terme Lari, Monticiano e Sovicille mostrano incrementi significativi;
  • Arezzo, Cortona, Carrara e Piombino continuano ad aumentare il consumo in territori già fragili.

Questo conferma che il fenomeno non è più confinato alle grandi aree urbane: anche le zone interne e rurali contribuiscono in modo crescente alla perdita di suolo naturale e agricolo.

Piccoli comuni, grandi effetti

Nei comuni di dimensioni ridotte, pochi ettari impermeabilizzati possono tradursi in aumenti percentuali molto elevati. È qui che il consumo di suolo diventa spesso “invisibile”: interventi frammentati, lottizzazioni sparse, nuove infrastrutture che, sommate nel tempo, producono effetti profondi sul territorio.

Una responsabilità locale, una sfida regionale

Il quadro complessivo mostra con chiarezza che il consumo di suolo si decide soprattutto a livello comunale, attraverso piani urbanistici, varianti e scelte di sviluppo. Dove si punta sul riuso e sulla rigenerazione urbana, la crescita è più contenuta; dove prevale l’espansione, il suolo continua a ridursi anche in assenza di crescita demografica.

I dati provinciali e comunali, letti insieme, raccontano una Toscana che continua a consumare suolo in modo diffuso e persistente. Fermare questa tendenza non significa solo rallentare, ma cambiare paradigma: stop al consumo di nuovo suolo, recupero dell’esistente, tutela delle aree agricole e naturali. Una sfida decisiva per il futuro ambientale, climatico e sociale della regione.

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