In vista delle elezioni municipali francesi del marzo 2026, gli economisti e studiosi della mobilità Aurélien Bigo e Mathieu Chassignet hanno pubblicato un documento programmatico con dieci proposte per trasformare radicalmente mobilità e spazio pubblico.
Il testo non è solo un’agenda elettorale: è una riflessione strutturale su come le città europee abbiano organizzato lo spazio negli ultimi decenni e su come questo assetto incida direttamente su salute pubblica, qualità dell’aria, sicurezza stradale, sedentarietà, accessibilità sociale e resilienza climatica.
Lo squilibrio di partenza: troppo spazio all’automobile
Nelle città analizzate, tra il 50 e il 70% dello spazio destinato agli spostamenti è occupato dall’automobile, tra carreggiate e parcheggi. In alcune aree metropolitane si arriva anche oltre.
Non si tratta di un dato neutro: numerosi studi dimostrano che più spazio viene dedicato all’auto, maggiore è la sua quota modale. Al contrario, camminabilità, ciclabilità e trasporto pubblico crescono quando ricevono infrastrutture adeguate e continue.
Lo spazio pubblico è una risorsa finita. Decidere come distribuirlo significa decidere quale modello di città promuovere.
Le dieci proposte
1. Riequilibrare lo spazio pubblico
Invertire la gerarchia storica che ha privilegiato l’auto, dando priorità a pedoni, biciclette e trasporto pubblico.
Questo significa marciapiedi più larghi e accessibili, piste ciclabili sicure, meno parcheggi in superficie, ma anche più panchine, fontanelle, servizi igienici pubblici, aree gioco, mercati, spazi culturali.
Lo spazio pubblico non è solo infrastruttura di traffico: è ambiente di vita.
2. Adottare un piano della circolazione
Sul modello di città come Gand o dei “superblocchi” di Barcellona, organizzare il traffico distinguendo assi principali e strade residenziali, limitando il traffico di attraversamento e riducendo le velocità.
A Gand, dopo un anno dall’introduzione del piano, il traffico automobilistico è diminuito del 12%, l’uso della bicicletta è aumentato del 25% e il trasporto pubblico dell’8%.
Ridurre il traffico significa ridurre emissioni, rumore e incidentalità.
3. Generalizzare la città a 30 chilometri orari
Limitare la velocità è una delle misure più efficaci per diminuire la gravità degli incidenti e favorire la coesistenza tra utenti vulnerabili e veicoli motorizzati.
Le evidenze mostrano benefici su:
- sicurezza stradale
- riduzione del rumore
- miglioramento della qualità dell’aria
- maggiore propensione alla mobilità attiva
Le “zone di incontro” a 20 chilometri orari e le ciclovie urbane completano questo approccio.
4. Pedonalizzare nuove strade e settori
Non solo centri storici, ma anche quartieri residenziali, piazze scolastiche, aree commerciali di prossimità.
La pedonalizzazione aumenta la vivibilità, favorisce l’incontro sociale, riduce l’esposizione agli inquinanti e rende più attrattive le attività economiche locali.
5. Sostenere commercio e servizi di prossimità
Il documento smonta il mito “no parking, no business”. Le ricerche mostrano che:
- i commercianti sovrastimano la quota di clienti che arriva in auto;
- pedoni e ciclisti frequentano più spesso i negozi di quartiere;
- ambienti urbani piacevoli aumentano la permanenza e la spesa.
Città più vivibili sono anche più resilienti economicamente.
6. Liberare le strade la domenica mattina
Ispirandosi alla Ciclovía di Bogotá, che coinvolge oltre un milione di persone ogni settimana, le città possono chiudere temporaneamente alcune arterie al traffico.
I benefici sono multipli:
- riduzione temporanea di rumore e inquinamento
- promozione dell’attività fisica
- riappropriazione simbolica dello spazio urbano
Esperienze simili esistono già in diverse città europee.
7. Eliminare le “cuciture urbane”
Ponti, incroci, sottopassi, strade extraurbane che interrompono la continuità dei percorsi pedonali e ciclabili rappresentano barriere fisiche e psicologiche.
Intervenire su questi punti critici è spesso meno costoso di grandi opere infrastrutturali, ma può produrre effetti immediati sulla sicurezza e sull’autonomia dei bambini.
8. Vegetalizzare lo spazio pubblico
Il verde urbano riduce le isole di calore, migliora la qualità dell’aria, assorbe acqua piovana, favorisce biodiversità e salute mentale.
La trasformazione può riguardare:
- parcheggi convertiti in aiuole
- alberature lungo le piste ciclabili
- tetti e facciate verdi
- rimozione di cartelloni pubblicitari per fare spazio agli alberi
In un contesto di ondate di calore sempre più frequenti, il verde è infrastruttura sanitaria.
9. Istituire strade scolastiche
Negli anni Ottanta circa il 60% dei bambini si recava a scuola in modo attivo; oggi la quota è scesa al 36%.
Le strade scolastiche – chiuse temporaneamente al traffico negli orari di ingresso e uscita – possono:
- ridurre l’inquinamento locale fino al 30%
- diminuire traffico e incidentalità
- promuovere attività fisica
Si tratta di una misura di prevenzione primaria in chiave One Health.
10. Rafforzare la partecipazione dei cittadini
Un sondaggio citato nel documento mostrava una forte discrepanza tra percezione dei sindaci e opinione reale dei cittadini sulla limitazione dell’auto.
Bilanci partecipativi, referendum locali e comitati utenti possono:
- migliorare l’aderenza delle politiche ai bisogni reali
- ridurre conflitti
- aumentare l’accettabilità sociale delle misure
La transizione della mobilità è anche un processo democratico.

Salute, equità e clima: una stessa agenda
Le dieci proposte convergono su un punto: la trasformazione dello spazio pubblico è una leva integrata di mitigazione climatica, adattamento, prevenzione sanitaria e giustizia sociale.
Ridurre traffico e velocità significa meno emissioni climalteranti, meno ossidi di azoto, meno particolato fine, meno incidenti.
Aumentare verde e mobilità attiva significa più benessere fisico e mentale.
Restituire spazio alle persone significa rafforzare coesione e diritto alla città.
Il documento invita le future amministrazioni ad agire fin dal primo anno di mandato, evitando il rinvio continuo in nome del “grande progetto” e privilegiando invece interventi progressivi ma coerenti.
Le trasformazioni urbane possono incontrare resistenze iniziali, ma l’esperienza dimostra che, una volta realizzate, raramente si torna indietro.
Perché città più sicure, verdi e camminabili non sono un’utopia ideologica: sono un investimento strutturale in salute pubblica e qualità della vita.

