La mobilità non è neutra. I modi in cui ci spostiamo, gli orari, i mezzi disponibili, la percezione della sicurezza e persino le opportunità di lavoro nel settore dei trasporti riflettono disuguaglianze profonde, spesso invisibili. Da questa consapevolezza nasce il convegno “Donne e Mobilità: politiche per la parità, le professioni e l’innovazione”, che si è svolto a Bologna il 20 gennaio 2026 e durante il quale è stato presentato il Position Paper “Elementi per una Carta della Mobilità delle Donne” .
L’iniziativa, promossa da Roma Servizi per la Mobilità insieme a Isfort, TRT, Sipotra, FederMobilità, ASSTRA e TPER, ha riunito istituzioni, aziende, associazioni ed esperte ed esperti del settore con l’obiettivo di avviare un percorso condiviso per ripensare il sistema dei trasporti in un’ottica di genere, più inclusiva, flessibile e sicura.
Come si spostano le donne: dati che raccontano una realtà diversa
I dati analizzati durante il convegno mostrano come la domanda di mobilità femminile in Italia sia strutturalmente diversa da quella maschile. Secondo l’Osservatorio Audimob di Isfort, il 34,4% degli spostamenti delle donne è legato alla gestione familiare, contro il 27,1% degli uomini. Le donne si muovono in modo più frammentato, con catene di spostamenti complesse e orari meno standardizzati, a differenza di un modello maschile più legato al pendolarismo casa-lavoro.
Emergono anche differenze significative nelle scelte modali: le donne mostrano una maggiore propensione alla mobilità sostenibile, utilizzando più spesso il trasporto pubblico e gli spostamenti a piedi. Tuttavia, il divario nell’accesso al lavoro resta marcato: solo il 23,1% degli spostamenti femminili è motivato da ragioni professionali, contro il 31% di quelli maschili.
Sicurezza e spazio pubblico: il peso della percezione
Uno dei nodi centrali affrontati dal Position Paper riguarda la sicurezza, reale e percepita. I dati ISTAT indicano che le donne hanno una probabilità doppia rispetto agli uomini di sentirsi insicure quando escono da sole la sera (16,4% contro 7,4%). Questa percezione incide in modo diretto sulle scelte di mobilità, spingendo molte donne ad abbandonare il trasporto pubblico nelle ore serali e notturne a favore dell’auto privata, spesso considerata – non sempre a ragione – l’unica alternativa sicura.
Il documento sottolinea come per decenni la pianificazione urbana sia stata improntata a una presunta “neutralità al maschile”, trascurando elementi fondamentali come illuminazione, visibilità, accessibilità e qualità degli spazi di attesa. Superare il gender data gap nella progettazione delle città diventa quindi una priorità per rendere lo spazio pubblico più accogliente per tutte e tutti.
Donne nella mobilità: il divario nel lavoro e nelle professioni
La questione di genere riguarda anche chi la mobilità la progetta e la gestisce. Nel settore dei trasporti e della logistica, le donne rappresentano solo il 22% degli occupati e la loro presenza cala ulteriormente nei ruoli apicali e operativi, come la guida dei mezzi. Secondo Manageritalia, nel 2024 solo il 17,7% dei manager del settore era donna.
Eppure, alcune esperienze dimostrano che il cambiamento è possibile. Progetti come Women in Motion del Gruppo FS o la rete Capo D di TPER mostrano come politiche di welfare, certificazione per la parità di genere e orientamento verso le carriere STEM possano ridurre il divario e favorire innovazione e qualità del servizio.
Verso una Carta della Mobilità delle Donne
Il cuore del percorso avviato a Bologna è la proposta di una Carta della Mobilità delle Donne, pensata come strumento di indirizzo per decisori politici, istituzioni, aziende di trasporto e professionisti del settore. Il documento individua quattro ambiti prioritari di intervento:
- rafforzare la disponibilità di dati disaggregati per genere;
- definire criteri guida per progettare lo spazio pubblico in chiave inclusiva;
- ripensare l’organizzazione dei servizi di trasporto pubblico, sharing e MaaS in modo più flessibile;
- superare il gender gap nelle professioni della mobilità, dalla pianificazione alla gestione.
Come sottolineato da Anna Donati, presidente e amministratrice delegata di Roma Servizi per la Mobilità, la mobilità deve essere riconosciuta come uno strumento di democrazia e di parità. Progettare città che funzionino per le donne significa costruire città più sicure, accessibili e vivibili anche per bambini, anziani e per l’intera comunità .
Una sfida che riguarda tutti
Il percorso “Donne e Mobilità” non si limita a rivendicare diritti, ma propone una visione più ampia di città e servizi pubblici. Integrare la prospettiva di genere nella mobilità significa migliorare l’efficienza del sistema, ridurre le disuguaglianze, aumentare la sicurezza e promuovere una transizione ecologica più giusta. Una sfida culturale e politica che riguarda l’intera società, e che passa anche da come scegliamo di muoverci ogni giorno.

