Non sempre la crisi climatica viene raccontata con immagini spettacolari di uragani o incendi. A volte prende la forma di un dramma intimo, interiore. È ciò che accade in First Reformed (2017), scritto e diretto da Paul Schrader, già sceneggiatore di capolavori come Taxi Driver.
Il protagonista è il reverendo Ernst Toller (interpretato da un intenso Ethan Hawke), pastore di una piccola chiesa protestante nello stato di New York. La sua vita procede tra sermoni e solitudine, segnata da un dolore personale mai elaborato. Un giorno però incontra un giovane ambientalista radicale, tormentato dall’eco-ansia e convinto che il mondo sia condannato dall’inazione di governi e multinazionali. La conversazione con questo ragazzo — e con la moglie incinta che chiede aiuto al reverendo — accende in Toller una spirale di dubbi, fino a una crisi spirituale che si intreccia con la coscienza ecologica.
First Reformed non è un film “sull’ambiente” in senso tradizionale: non mostra catastrofi naturali, ma esplora gli effetti psicologici e morali della crisi climatica. Schrader mette in scena la disperazione di chi vede il pianeta avviato verso il collasso e non trova conforto né nella politica né nella religione istituzionale. Il film riflette sull’idea di colpa e responsabilità: cosa significa credere in Dio in un mondo che distrugge la propria casa comune? Quale ruolo hanno i pastori, i politici, i cittadini di fronte all’ingiustizia ambientale?
La regia, austera e rigorosa, rimanda ai grandi maestri europei come Bresson e Dreyer. Le inquadrature statiche, i colori spenti e il silenzio creano un’atmosfera di claustrofobia esistenziale. Quando la tensione esplode, lo fa in modo improvviso e disturbante, lasciando lo spettatore senza certezze.
Dal punto di vista del dibattito ambientale, First Reformed è importante perché porta alla luce un tema ancora poco discusso: l’eco-ansia e la sofferenza psicologica legata al cambiamento climatico. In Italia, diversi studi mostrano come soprattutto i giovani avvertano angoscia e impotenza davanti alle notizie di eventi estremi e alla percezione di un futuro negato. Il film non propone soluzioni pratiche, ma invita a riconoscere e non banalizzare queste emozioni.
Recensire First Reformed significa aprire uno spazio di riflessione diverso: accanto a dati, grafici e analisi scientifiche, c’è la necessità di parlare delle ferite interiori che la crisi climatica porta con sé. Un approccio culturale che può aiutare a comprendere come la mobilitazione non sia solo una questione tecnica, ma anche emotiva e spirituale.
First Reformed è un film duro, che non consola. Ma proprio per questo resta impresso e stimola domande profonde: fino a che punto siamo disposti a guardare in faccia la verità, e come possiamo trasformare la disperazione in responsabilità collettiva?

