Edilizia sostenibile Enea

Efficientamento energetico degli edifici: i numeri aggiornati al 31 dicembre 2025 e le lezioni per il futuro

A fine 2025 il quadro dell’efficientamento energetico degli edifici in Italia appare finalmente leggibile nella sua interezza. I dati prodotti da ENEA aggiornati al 31 dicembre relativi al superbonus consentono infatti di valutare dimensioni, distribuzione territoriale e caratteristiche degli interventi realizzati, offrendo indicazioni preziose non solo su ciò che è stato fatto, ma soprattutto su ciò che resta da fare per una reale transizione del patrimonio edilizio italiano.

Oltre mezzo milione di edifici coinvolti, 124 miliardi di investimenti

Al 31 dicembre 2025 risultano 502.544 edifici interessati da interventi di efficientamento energetico agevolati.
Il totale degli investimenti ammessi a detrazione raggiunge quota 123,99 miliardi di euro, mentre gli interventi conclusi rappresentano il 96,9% del totale, con 120,1 miliardi già trasformati in lavori effettivamente realizzati.

Un dato rilevante riguarda l’onere per la finanza pubblica: le detrazioni maturate per i lavori conclusi ammontano a 129,5 miliardi di euro, segnalando con chiarezza il peso economico – ma anche il potenziale trasformativo – della misura.

Il ruolo centrale dei condomìni

La struttura del patrimonio edilizio italiano emerge con forza dai numeri. I condomìni, pur rappresentando solo il 27,8% degli edifici coinvolti, assorbono oltre il 68% degli investimenti complessivi.

  • 139.645 edifici condominiali
  • 84,7 miliardi di euro di investimenti ammessi a detrazione
  • 96,2% dei lavori già conclusi

L’investimento medio per condominio supera i 612 mila euro, confermando come gli interventi su edifici plurifamiliari siano stati il vero motore dell’efficientamento energetico profondo, in grado di incidere su consumi, emissioni e qualità abitativa in modo strutturale.

Unifamiliari e unità indipendenti: numeri alti, impatto più frammentato

Gli edifici unifamiliari costituiscono quasi la metà degli edifici coinvolti (48,8%), ma intercettano solo il 22,6% degli investimenti.
L’investimento medio si attesta intorno ai 117 mila euro, con una percentuale di lavori conclusi molto elevata (98,3%).

Le unità immobiliari funzionalmente indipendenti rappresentano invece il 23,4% degli edifici, ma appena il 9,1% degli investimenti, con un importo medio sotto i 100 mila euro.
Numeri che indicano un’efficacia diffusa ma meno incisiva sul piano sistemico.

La geografia dell’efficientamento: forti differenze regionali

Dal punto di vista territoriale emergono squilibri significativi.

  • Lombardia guida la classifica con oltre 79 mila edifici e 23,9 miliardi di euro di investimenti ammessi.
  • Seguono Veneto (11,2 miliardi), Emilia-Romagna (11,7 miliardi) e Lazio (10,4 miliardi).
  • Nel Mezzogiorno spiccano Campania (9,5 miliardi), Sicilia (7 miliardi) e Puglia (5,7 miliardi).

In tutte le regioni la percentuale di lavori conclusi supera il 95%, segno di una forte accelerazione nella fase finale del programma, ma anche di una corsa alla chiusura degli interventi prima delle progressive restrizioni normative.

Investimenti medi: Nord e grandi città in vantaggio

L’analisi degli investimenti medi per edificio mostra un netto divario:

  • valori più elevati in Lombardia, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Veneto, dove i condomìni superano spesso i 650-750 mila euro;
  • valori più contenuti in molte regioni del Centro-Sud, dove l’efficientamento ha riguardato edifici più piccoli o interventi meno complessi.

Questo riflette non solo differenze di mercato e di tipologia edilizia, ma anche una diversa capacità amministrativa e progettuale.

Cosa resta dopo il Superbonus

Il quadro che emerge al 31 dicembre 2025 è quello di un programma che ha inciso in modo profondo ma diseguale.
Ha funzionato soprattutto dove:

  • il patrimonio edilizio è denso e condominiale;
  • esistono competenze tecniche e filiere consolidate;
  • la domanda di riqualificazione era già latente.

La sfida ora è non disperdere questo patrimonio di esperienza, evitando il ritorno a politiche frammentate e poco incisive. Servono strumenti:

  • più stabili nel tempo,
  • meglio calibrati sul reddito e sulla vulnerabilità energetica,
  • orientati agli interventi realmente trasformativi.

L’efficientamento energetico degli edifici non è stato solo una misura fiscale: è stato un esperimento su scala nazionale. I numeri del 2025 dimostrano che la domanda esiste. Tocca ora alla politica e alla pianificazione urbana trasformarla in una strategia strutturale e duratura.

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