Nel suo nuovo rapporto “Trends and Projections in Europe 2025”, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) fotografa un’Unione Europea che avanza verso la neutralità climatica, ma con un ritmo che si sta affievolendo proprio a metà del cammino verso il 2050.
Nel 2024 le emissioni nette di gas serra nell’Unione risultano inferiori del 39% rispetto ai livelli del 1990, o del 37%se si includono trasporti aerei e marittimi internazionali. È un traguardo significativo che dimostra come l’Europa sia riuscita, almeno in parte, a disaccoppiare crescita economica ed emissioni: nello stesso periodo il prodotto interno lordo dell’UE è aumentato del 70%, segno che la riduzione dell’impronta climatica è compatibile con la prosperità.
L’obiettivo di riduzione del 55% entro il 2030, fissato dalla Legge europea sul clima, appare ancora raggiungibile, ma solo a condizione che gli Stati membri applichino pienamente le politiche previste nei loro piani nazionali. Circa il 6,5% della riduzione prevista al 2030 dipende infatti da misure non ancora operative o in fase di definizione.

Trasporti: il tallone d’Achille della transizione
Il settore della mobilità e dei trasporti resta il grande ritardatario della transizione. Dal 2023 il trasporto su strada è diventato il principale responsabile delle emissioni di gas serra in Europa, con una quota del 24,5% del totale.
Le emissioni del trasporto domestico, dopo la diminuzione registrata durante la pandemia, sono tornate a crescere: nel 2024 si è registrato un +0,7% rispetto all’anno precedente. L’aumento della domanda di mobilità privata e dei trasporti merci su gomma, insieme a un tasso di rinnovamento del parco veicoli ancora troppo lento, sta vanificando parte dei progressi ottenuti in altri settori.
Sul fronte tecnologico, il quadro è contrastante. Nel 2023 quasi un’auto nuova su quattro venduta in Europa era elettrica o ibrida plug-in, ma la penetrazione sul parco circolante rimane bassa: solo il 3% delle vetture europee è a trazione elettrica. I paesi nordici (in particolare Norvegia, Svezia e Finlandia) guidano la transizione, mentre in gran parte dell’Europa centrale e meridionale la diffusione dei veicoli a batteria è frenata da costi ancora elevati, infrastrutture di ricarica insufficienti e politiche disomogenee.
La mobilità urbana gioca un ruolo sempre più strategico. L’EEA sottolinea che, nonostante i progressi nel trasporto pubblico elettrificato e la crescita della ciclologistica, le città europee non stanno ancora riducendo in modo strutturale la dipendenza dall’auto privata. Le emissioni di CO₂ per passeggero-chilometro restano molto più alte rispetto a treni, autobus elettrici o mobilità attiva.
Anche il trasporto pesante e a lunga distanza costituisce un punto critico. I camion e gli autobus generano circa il 6% delle emissioni totali europee di gas serra, e la diffusione dei veicoli a idrogeno o a batteria è ancora marginale. Le rotte ferroviarie merci, nonostante i piani di potenziamento del Green Deal europeo, rappresentano appena il 17% del trasporto totale di merci, una quota che si è ridotta negli ultimi anni.

Energia e industria guidano la transizione
A differenza dei trasporti, i settori energetico e industriale mostrano progressi significativi: le loro emissioni si sono ridotte di oltre il 50% rispetto al 1990 grazie alla diffusione delle energie rinnovabili, all’efficienza e all’elettrificazione dei processi produttivi. Nel 2023 le rinnovabili hanno coperto il 25% dei consumi finali lordi e circa la metà della produzione elettrica europea. L’obiettivo al 2030 è di raggiungere almeno il 42,5%, con un impegno complementare di efficienza energetica del 16,5%.
Uso del suolo e foreste: un potenziale in declino
Resta invece preoccupante la traiettoria del settore LULUCF (uso e cambiamento d’uso del suolo, foreste e agricoltura). La capacità di assorbimento di CO₂ dei suoli e delle foreste europee è calata del 30% nell’ultimo decennio, a causa di incendi, degrado e cattiva gestione. Per raggiungere il target di -310 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente entro il 2030, sarà necessario un cambio di rotta radicale verso pratiche di agricoltura rigenerativa, rimboschimento e rinaturalizzazione.
Una sfida di attuazione, non di obiettivi
Il quadro regolatorio per il 2030 è definito: “Fit for 55”, “ETS2”, “ReFuelEU”, “AFIR” e il “Clean Industrial Deal” delineano una rotta chiara. Ma, sottolinea l’Agenzia, la partita decisiva è quella dell’attuazione. Servono procedure più snelle, investimenti in ricerca e innovazione, e una comunicazione più efficace per mantenere il consenso pubblico sulla transizione verde.
“Ogni tonnellata di emissioni evitata riduce i rischi futuri e i costi dell’inazione – scrive l’EEA –. Ogni edificio riqualificato, ogni impianto rinnovabile, ogni veicolo elettrico o viaggio in bicicletta rappresenta un passo concreto verso un’Europa più pulita e resiliente.”

