Agenzia Europea per l'Ambiente - EEA Foreste incendi

Foreste europee più resilienti: le soluzioni basate sulla natura contro il fuoco che cambia volto

Un nuovo briefing dell’Agenzia europea dell’ambiente mostra come l’Europa possa ridurre il rischio di incendi e rafforzare la resilienza climatica delle sue foreste puntando su soluzioni basate sulla natura: gestione adattativa, diversificazione delle specie, corridoi verdi, rewilding e recupero idrico.

Negli ultimi vent’anni l’Europa ha imparato che il fuoco non è più solo un problema del Sud. Le estati del Nord si sono fatte più calde e secche, le foreste più fragili e le fiamme più difficili da controllare.
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), tra il 2000 e il 2024 nei Paesi membri sono bruciati in media 3.770 chilometri quadrati di territorio ogni anno, e le stagioni del fuoco si stanno allungando.
Il nuovo briefing pubblicato a Bruxelles propone una svolta di prospettiva: abbandonare la logica dell’emergenza e investire nella prevenzione, con soluzioni basate sulla natura.

“Non si tratta solo di spegnere gli incendi, ma di gestirli,” si legge nel rapporto. “La natura, se ben guidata, può essere la migliore alleata per ridurre il rischio e per ricostruire ecosistemi più forti di prima.”

Un rischio che cresce e si sposta

Il clima che cambia, l’abbandono dei terreni rurali e la crescente urbanizzazione nelle aree boscate stanno trasformando il modo in cui il fuoco si comporta.
Zone un tempo considerate sicure, come il Nord della Francia, la Germania o la Scandinavia, sperimentano oggi incendi più frequenti e fuori stagione.
Nel frattempo, nel Sud Europa — in Italia, Grecia, Spagna e Portogallo — il caldo, la siccità e l’accumulo di biomassa secca rendono gli incendi più estesi e intensi.

Un dato che colpisce è la crescita dell’interfaccia urbano-forestale (WUI): il confine tra città e boschi, dove il rischio è più alto, copre ormai il 7,4% del territorio europeo. È qui che l’impatto degli incendi diventa anche sociale, con case, infrastrutture e vite umane in pericolo.

Ma non è solo il fuoco a minacciare le foreste. Gli eventi meteorologici estremi, la siccità e le invasioni di parassiti come il bostrico tipografo stanno indebolendo milioni di alberi, trasformandoli in materiale altamente infiammabile. Paradossalmente, quando il legno morto entra in fase avanzata di decomposizione, trattiene umidità e riduce il rischio di incendio: un esempio di come la dinamica naturale del bosco possa diventare parte della soluzione.

Dalla soppressione alla gestione del fuoco

Per decenni la strategia dominante è stata quella della soppressione totale: spegnere tutto, ovunque, il più in fretta possibile.
Oggi sappiamo che questo approccio, pur necessario nell’emergenza, non basta più. La prevenzione deve cominciare molto prima delle fiamme, con una gestione attiva che tenga conto della struttura, della biodiversità e della salute delle foreste.

Le soluzioni basate sulla natura (NbS) offrono una via concreta: combinano pratiche di selvicoltura sostenibile con il ripristino dei processi ecologici.
Significa lasciare che la natura faccia il suo lavoro, ma con una regia attenta.

Cosa sono e come funzionano le NbS

Le NbS più promettenti spaziano dal rimboschimento con specie resistenti al fuoco alla creazione di fasce verdi e corridoi ecologici che interrompono la continuità del combustibile.
Alcune misure prevedono il ripristino delle zone umide (rewetting) per aumentare l’umidità del suolo e creare “barriere naturali” al propagarsi delle fiamme.
Altre puntano sul pascolo controllato o sul reinsediamento di grandi erbivori — come cervi o cavalli selvatici — per tenere sotto controllo la vegetazione secca.
C’è poi l’agroforestazione, che integra alberi, colture e allevamenti, rendendo il paesaggio più vario e meno vulnerabile.

In alcune aree, come il sud Italia, i fuochi prescritti — piccoli incendi controllati e pianificati — si stanno rivelando efficaci per ridurre il carico di materiale infiammabile e prevenire incendi devastanti.

“Il fuoco non è sempre un nemico,” ricordano gli autori del rapporto. “Se usato con prudenza, è parte della gestione naturale degli ecosistemi.”

Due esempi europei: dal Molise alla Finlandia

  • Lago Occhito (Molise-Puglia): attorno al più grande lago artificiale del Mezzogiorno, l’abbandono rurale e il clima secco avevano moltiplicato il rischio incendi. È nato un accordo pubblico-privato per gestire le foreste in chiave adattativa, promuovere il pascolo sostenibile, utilizzare piccoli fuochi controllati e rilanciare l’economia locale.
  • Carelia del Nord (Finlandia): qui l’obiettivo è ridurre la vulnerabilità delle monocolture di conifere. Reintrodurre specie latifoglie, migliorare il suolo e favorire la rigenerazione naturale ha reso i boschi più resistenti agli insetti e meno infiammabili, attirando anche turismo e nuove economie legate alla biodiversità.

Una transizione complessa ma necessaria

Il briefing EEA sottolinea che le NbS non sono una soluzione “taglia unica”.
Ogni foresta richiede un approccio su misura, che tenga conto del clima locale, della proprietà (pubblica o privata), degli interessi economici e delle conoscenze tradizionali.

La sfida è anche sociale e istituzionale:

  • oltre metà delle foreste europee è privata, spesso frammentata in piccoli appezzamenti familiari;
  • molti proprietari non hanno risorse o competenze per sperimentare nuove pratiche;
  • le politiche e i finanziamenti sono ancora troppo orientati alla risposta emergenziale e poco alla prevenzione a lungo termine.

“La transizione verso foreste più resilienti richiede governance condivisa, incentivi mirati e un cambio culturale,” osserva il documento. “Serve passare dal reagire al preparare.”

Le raccomandazioni per il futuro

Tra le proposte principali del briefing:

  1. Integrare le NbS nei piani nazionali e regionali di gestione forestale e adattamento climatico, con obiettivi chiari su diversità, struttura e continuità ecologica.
  2. Coinvolgere le comunità locali fin dalle fasi iniziali, per evitare conflitti e favorire la co-proprietà delle soluzioni.
  3. Creare incentivi economici per chi adotta pratiche di gestione sostenibile, anche attraverso nuovi mercati dei servizi ecosistemici e schemi assicurativi.
  4. Formare competenze nuove, dagli operatori forestali agli enti locali, su fuoco prescritto, agroforestazione e restauri idrologici.
  5. Rendere stabile il finanziamento alle azioni post-incendio, legando il ripristino del suolo e delle acque alle politiche di coesione e ai fondi per la biodiversità.

Guardare al bosco come a un sistema vivente

L’approccio proposto dall’EEA non è solo tecnico: è culturale.
Considerare la foresta come un sistema vivo, interconnesso e dinamico, significa accettare che il fuoco non può essere eliminato, ma può essere governato.
Gli ecosistemi più diversi e più sani non solo resistono meglio agli incendi, ma si riprendono più velocemente, mantenendo il loro ruolo di alleati del clima e della vita.


Fonte:
European Environment Agency (EEA), Nature-based solutions for fire-resilient forests, 2025.

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