Ambiente

Fragilità dei Comuni italiani: diminuisce il rischio complessivo, ma restano forti divari territoriali

La fragilità dei Comuni italiani si riduce, ma il Paese continua a essere segnato da profonde disuguaglianze territoriali. È quanto emerge dall’ultimo Stat Focus “La fragilità dei Comuni italiani – Anno 2022 pubblicato da ISTAT, che aggiorna l’Indice composito di Fragilità Comunale (IFC) e fotografa l’esposizione dei territori a rischi ambientali, sociali ed economici.

L’indice misura, con un approccio multidimensionale, la vulnerabilità dei Comuni rispetto a fattori di origine naturale e antropica – come frane, consumo di suolo e pressioni ambientali – insieme alle criticità demografiche e produttive. Nel complesso, tra il 2018 e il 2022 si osserva un miglioramento diffuso, ma il divario tra Nord e Mezzogiorno resta strutturale.


L’Indice composito di Fragilità Comunale (IFC) è costruito a partire da 12 indicatori, organizzati in tre dimensioni: ambientale, sociale ed economica.

I 12 indicatori dell’Indice di Fragilità Comunale

Dimensione ambientale

  1. Popolazione esposta a rischio di frane
  2. Popolazione esposta a rischio di alluvioni
  3. Consumo di suolo
  4. Superamento dei limiti di qualità dell’aria (PM10)

Dimensione sociale
5. Indice di vecchiaia
6. Indice di dipendenza strutturale
7. Quota di popolazione con basso livello di istruzione
8. Dinamica demografica negativa (spopolamento)

Dimensione economica
9. Tasso di occupazione
10. Tasso di disoccupazione
11. Reddito medio disponibile
12. Vitalità del sistema produttivo (densità e dinamica delle imprese)

Questi indicatori vengono normalizzati e aggregati per restituire una misura sintetica della vulnerabilità complessiva dei Comuni, utile a individuare le aree più esposte a rischi ambientali, criticità socio-demografiche e debolezze economiche, e a orientare le politiche territoriali e di coesione.


Indice di fragilità comunale – anno 2022

Quanti e dove sono i Comuni più fragili

Nel 2022, i Comuni con livelli di fragilità massima o molto alta rappresentano il 14,9% del totale, poco meno di 1.200 amministrazioni, nelle quali risiede circa l’8% della popolazione italiana. All’estremo opposto, oltre un quarto dei Comuni (26,8%) presenta livelli di fragilità minimi o molto bassi, accogliendo quasi il 45% dei residenti.

La distribuzione geografica dell’indice evidenzia una concentrazione delle criticità nel Mezzogiorno e nelle Isole. In queste aree, oltre un quinto della popolazione vive in Comuni altamente fragili, con valori particolarmente elevati in Calabria, Sicilia e Campania. Al contrario, i territori con minore fragilità si collocano prevalentemente nel Nord-est, in particolare nelle Province autonome di Trento e Bolzano e in Veneto, dove più dell’80% della popolazione risiede in Comuni poco o per nulla fragili Stat_Focus_Fragilita dei Co mun….

Migliora la situazione, ma il divario resta

L’analisi temporale mostra un segnale incoraggiante: tra il 2018 e il 2022 diminuisce l’incidenza dei Comuni e della popolazione nei territori più fragili (–5,1 punti percentuali per i Comuni e –3,7 per la popolazione), mentre cresce la quota di quelli meno fragili. I miglioramenti sono più marcati nel Sud e nelle Isole, soprattutto in Sicilia e Puglia, ma non sufficienti a colmare il divario con il Nord.

Quasi la metà dei Comuni italiani ha migliorato il proprio livello di fragilità nel periodo considerato, mentre poco più del 10% ha registrato un peggioramento. Le dinamiche migratorie, tuttavia, continuano a penalizzare il Mezzogiorno, contribuendo ad ampliare le differenze territoriali in termini di capitale umano e vitalità economica.

COMUNI E POPOLAZIONE PER LIVELLO DI FRAGILITÀ COMUNALE, REGIONE E RIPARTIZIONE. 
Anni 2018 e 2022, valori percentuali

Fragilità e pressione antropica: modelli diversi di sviluppo

Lo studio mette in relazione la fragilità comunale con alcuni indicatori di pressione antropica, come il consumo di suolo e la gestione dei rifiuti urbani. Emergono modelli territoriali differenti: nel Nord e nel Centro si concentrano Comuni economicamente dinamici ma caratterizzati da elevata pressione ambientale, mentre nel Mezzogiorno prevalgono territori con alta fragilità socio-economica ma, in molti casi, con un consumo di suolo ancora contenuto.

Particolarmente critiche risultano alcune aree urbane e costiere, dove si sommano fragilità elevate e gestione inefficiente dei rifiuti, mentre la Sardegna si distingue per buone performance nella raccolta, anche in Comuni con alti livelli di fragilità complessiva.

Piccoli Comuni e aree interne più esposti

La fragilità cresce al diminuire della dimensione demografica e con l’aumentare della perifericità. I Comuni con meno di 1.000 abitanti e quelli classificati come periferici o ultraperiferici presentano le incidenze più elevate di fragilità massima o molto alta. Anche la collocazione altimetrica conta: montagna e collina litoranea mostrano livelli di vulnerabilità superiori rispetto alle aree di pianura.

Non mancano, tuttavia, esempi virtuosi di piccoli Comuni montani o interni che, grazie a condizioni socio-economiche favorevoli o a una forte attrattività turistica, riescono a mantenere livelli di fragilità contenuti, soprattutto nel Nord-est e in alcune regioni del Centro.

Un indice per orientare le politiche territoriali

L’Indice di Fragilità Comunale, basato su 12 indicatori ambientali, sociali ed economici, si conferma uno strumento prezioso per individuare le aree più esposte ai rischi e orientare le politiche pubbliche. I dati ISTAT indicano chiaramente che, accanto ai segnali di miglioramento, servono strategie mirate per le aree interne e il Mezzogiorno, capaci di integrare tutela ambientale, servizi essenziali, lavoro e coesione sociale.

Ridurre la fragilità dei territori significa rafforzare la resilienza del Paese nel suo insieme, soprattutto in una fase segnata da cambiamento climatico, transizioni economiche e pressioni demografiche che rischiano di amplificare le disuguaglianze esistenti.

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