Dissesto idrogeologico frane SNPA Toscana

Frane in Toscana: un rischio strutturale che riguarda territori, comunità e patrimonio

Come abbiamo visto nell’articolo Italia fragile: il nuovo rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, ISPRA ha pubblicato l’aggiornamento al 2024 dei dati relativi alle aree del nostro Paese che si trovano in condizioni di rischio frane, vedendo poi il dettaglio per regioni, province e comuni.

In Italia oltre 12 milioni di persone vivono in aree a rischio frana, insieme a centinaia di migliaia di edifici e a migliaia di beni culturali. È da questa cornice nazionale che prende avvio anche la lettura dei dati toscani: una regione dove il dissesto idrogeologico non rappresenta un’eccezione, ma una condizione diffusa e strutturale, legata alla morfologia del territorio e resa più critica dall’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi.

Questa volta vediamo in modo più approfondito la situazione della Toscana.

La Toscana, con il suo equilibrio delicato tra insediamenti storici, versanti collinari e aree appenniniche, restituisce un quadro articolato in cui il rischio frane attraversa province e comuni con intensità diverse, ma raramente trascurabili.

Il quadro provinciale: le aree più esposte

L’analisi a scala provinciale evidenzia differenze marcate, fortemente correlate alla conformazione geomorfologica.

Le province caratterizzate da rilievi montani e collinari risultano le più vulnerabili. Massa-Carrara e Luccaconcentrano estese superfici interessate da aree a pericolosità da frana, con una presenza significativa di classi P3 (elevata) e P4 (molto elevata). In questi territori, la combinazione tra pendenze accentuate, litologie fragili e infrastrutture insediate sui versanti rende il rischio particolarmente rilevante.

Anche Siena e Arezzo mostrano un’esposizione diffusa: qui il dissesto interessa soprattutto le aree collinari e appenniniche, spesso in prossimità di centri abitati storici e di un patrimonio edilizio e culturale di grande valore. La presenza di vaste superfici agricole terrazzate e di borghi arroccati sui crinali contribuisce ad aumentare la vulnerabilità complessiva.

Le province più pianeggianti presentano valori mediamente inferiori, ma non sono esenti da criticità localizzate, soprattutto lungo versanti artificializzati, infrastrutture viarie e aree di margine tra pianura e collina. Il dato provinciale, nel suo insieme, restituisce quindi una Toscana in cui il rischio frane è ampiamente distribuito, pur con intensità differenti.

Il dettaglio comunale: un rischio capillare

È però l’analisi comunale a restituire con maggiore chiarezza la dimensione concreta del problema. La quasi totalità dei comuni toscani presenta porzioni di territorio interessate da aree a pericolosità da frana, spesso non marginali rispetto all’estensione complessiva.

Alcuni casi sono particolarmente significativi:

  • Radicondoli (SI) emerge come uno dei comuni più esposti, con oltre 60 km² di territorio ricadenti in aree a pericolosità da frana, una quota molto elevata se rapportata alla dimensione comunale.
  • Radicofani (SI) supera i 40 km² di superfici interessate, confermando l’elevata fragilità dei territori collinari e montani della Val d’Orcia e dell’Amiata.
  • Nel Chianti, comuni come Radda in Chianti (SI) e Castellina in Chianti (SI) presentano ampie estensioni classificate in P3 e P4, spesso in prossimità di nuclei storici, strade provinciali e aree agricole terrazzate.
  • Abbadia San Salvatore (SI) mostra una situazione complessa, con aree instabili che interessano sia il territorio comunale sia zone edificate, con potenziali ricadute sulla sicurezza del centro abitato.

Il rischio non riguarda solo piccoli borghi. Anche comuni più popolosi evidenziano criticità:

  • Poggibonsi (SI), pur sviluppandosi in fondovalle, conta diversi chilometri quadrati di territorio in aree a pericolosità da frana lungo i versanti che circondano l’abitato.
  • San Gimignano (SI), simbolo del patrimonio storico toscano, presenta una quota significativa di territorio – e quindi di contesto paesaggistico e monumentale – in aree instabili.

In diversi comuni, centinaia di edifici risultano localizzati in aree P3 e P4 e una parte non trascurabile della popolazione residente vive stabilmente in zone esposte, con implicazioni dirette per la protezione civile, la pianificazione urbanistica e la gestione delle emergenze.

Un rischio che chiama in causa le scelte di governo del territorio

Il quadro che emerge dai dati provinciali e comunali conferma quanto già evidenziato da AmbienteNonSolo a livello nazionale: il rischio frane non può più essere affrontato solo come una successione di emergenze. In Toscana, dove insediamenti, paesaggio e patrimonio culturale sono profondamente intrecciati, la prevenzione deve diventare una priorità strutturale.

Ciò significa integrare sistematicamente le mappe di pericolosità nelle scelte urbanistiche, investire nella manutenzione dei versanti e del territorio, limitare il consumo di suolo e rafforzare il monitoraggio. Solo così i dati, da fotografia di una vulnerabilità diffusa, possono trasformarsi in uno strumento concreto di tutela delle comunità e di salvaguardia di un patrimonio unico.

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