La geotermia, fonte rinnovabile spesso associata solo alla produzione di energia elettrica, sta mostrando un potenziale crescente nell’industria e nel settore agroalimentare. Il rapporto “Geothermal in industry and agrifood: case studies” raccoglie esempi concreti che evidenziano come il calore geotermico possa sostituire combustibili fossili e ridurre significativamente le emissioni di gas serra, favorendo processi produttivi più sostenibili.
Geotermia nell’industria
In ambito industriale, la disponibilità di calore costante e a bassa emissione rappresenta un vantaggio strategico. I casi analizzati dimostrano applicazioni che vanno dall’essiccazione dei prodotti, al riscaldamento di fluidi di processo, fino alla sterilizzazione. Ad esempio, in vari impianti europei il calore geotermico è già utilizzato per alimentare stabilimenti tessili, cartari e chimici, contribuendo a diminuire i costi energetici e la dipendenza da gas naturale.
Un elemento chiave è la possibilità di integrare la geotermia in reti di teleriscaldamento industriale, capace di servire più stabilimenti contemporaneamente. Questo approccio, già sperimentato in Francia e Germania, evidenzia la fattibilità tecnica ed economica di un modello scalabile, replicabile in diversi contesti produttivi.
Geotermia e agroalimentare
Nel comparto agroalimentare, l’uso del calore geotermico si rivela particolarmente vantaggioso. Le serre riscaldate con fonti geotermiche consentono produzioni agricole stabili durante tutto l’anno, riducendo al contempo i costi e le emissioni. I casi studio riportano esperienze in Italia, Islanda e Paesi Bassi, dove la geotermia è impiegata per la coltivazione di ortaggi, fiori e frutta tropicale in climi temperati.
Altri esempi riguardano la trasformazione alimentare: impianti caseari e di lavorazione della carne utilizzano energia geotermica per la pastorizzazione e la sterilizzazione, abbattendo le emissioni di CO₂ e migliorando la competitività.
Sfide e opportunità
Nonostante i risultati positivi, la diffusione della geotermia nell’industria e nell’agroalimentare incontra ancora alcune barriere. I costi iniziali di investimento sono elevati e servono politiche di supporto che riducano il rischio per gli operatori. Inoltre, la conoscenza tecnica della risorsa è ancora limitata in alcune aree, richiedendo maggiori attività di ricerca e formazione.
D’altra parte, le opportunità sono significative: la geotermia è una risorsa stabile, locale e rinnovabile che può contribuire in modo concreto alla decarbonizzazione dei settori “hard-to-abate”. La combinazione con altre tecnologie, come pompe di calore e sistemi di accumulo, amplia ulteriormente il potenziale di applicazione.
Conclusione
Il quadro offerto dai casi studio mette in luce un messaggio chiaro: la geotermia non è solo una tecnologia del futuro, ma una risorsa già oggi disponibile per ridurre l’impatto ambientale di settori strategici come l’industria e l’agroalimentare. Perché il suo sviluppo sia pienamente sfruttato, occorre un impegno coordinato tra istituzioni, imprese e comunità locali, con politiche di sostegno e investimenti mirati.
In un’Europa che punta alla neutralità climatica entro il 2050, la geotermia rappresenta un alleato prezioso per coniugare competitività industriale, sicurezza energetica e sostenibilità ambientale.

