Un nuovo studio realizzato da EY (Ernst & Young) per Cycling Industries Europe (CIE) e EIT Urban Mobility fornisce per la prima volta una valutazione economica completa dei sistemi di bike sharing in Europa, dimostrando che si tratta di un investimento pubblico ad alto rendimento, non solo una scelta ecologica.
305 milioni di euro di benefici ogni anno
Il report quantifica in 305 milioni di euro i benefici sociali, ambientali ed economici prodotti annualmente dai servizi di biciclette condivise. Le stime, basate sull’uso del 2024 in 150 città europee, includono:
- 46.000 tonnellate di CO₂ evitate e 200 tonnellate di NOx in meno, pari alle emissioni annuali di una città di 4.300 abitanti;
- 968 malattie croniche prevenute (cardiovascolari, diabete, tumori), con 40 milioni di euro di risparmi sanitari;
- 760.000 ore di congestione evitate, per 30 milioni di euro di produttività recuperata;
- 6.000 posti di lavoro diretti sostenuti dal settore, per un valore complessivo di 224 milioni di euro di redditi generati.
Un euro investito ne rende 1,10
Per le amministrazioni locali, ogni euro speso in bike sharing produce 1,10 euro di benefici netti, pari a un ritorno annuo del 10%. E la prospettiva è ancora più promettente: entro il 2030 i benefici potrebbero triplicare a 1 miliardo di euro, con 224.000 tonnellate di CO₂ risparmiate, 4.200 casi di malattie croniche evitati e 13.000 nuovi occupati, per un ROI del 75% sull’investimento pubblico.
Un volano per salute, lavoro e inclusione
Il bike sharing riduce i costi di mobilità individuali fino al 90% rispetto all’auto, favorendo l’accessibilità nelle periferie e nelle fasce sociali più vulnerabili. In città come Lione, Londra e Glasgow, i sistemi pubblici e ibridi di biciclette condivise hanno ampliato la copertura verso i quartieri a basso reddito, migliorando l’inclusione e la connettività con il trasporto pubblico.
Le leve per il futuro
EY individua quattro moltiplicatori di crescita da qui al 2030:
- Aumento della domanda, sostenuto da maggiore consapevolezza ambientale e zone a basse emissioni;
- Espansione dell’offerta, con estensione alle aree periferiche;
- Elettrificazione delle flotte, che attrae nuovi utenti e riduce le barriere fisiche;
- Diffusione territoriale, per coprire tutte le città oltre i 50.000 abitanti.
Perché il potenziale si realizzi, servono politiche stabili, infrastrutture ciclabili sicure, integrazione con il trasporto pubblico e una cultura della mobilità attiva sostenuta da investimenti di lungo periodo.
“Il bike sharing non è solo sostenibile: è strategico. Con le giuste politiche, può rendere le città europee più sane, eque e vivibili” – Lauha Fried, Cycling Industries Europe
📘 Fonte: EY – “Return on Investment in Bike Sharing Schemes” (ottobre 2025), su incarico di EIT Urban Mobility e Cycling Industries Europe.

