In un momento storico segnato da crisi ambientali convergenti, conflitti, disinformazione e crescente pressione sui diritti civili, i Paesi della Convenzione di Aarhus e del Protocollo PRTR hanno presentato la Bozza della Dichiarazione di Ginevra: un documento politico di alto livello che riafferma il ruolo centrale dei diritti partecipativi nella lotta al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità e all’inquinamento.
Il testo, elaborato dai Bureaux delle due riunioni delle Parti e ora in discussione al segmento ministeriale congiunto, delinea una linea d’azione ambiziosa e urgente.
Perché questa dichiarazione è importante
La Dichiarazione nasce dalla consapevolezza che la tripla crisi planetaria non è solo una crisi ecologica, ma una minaccia diretta per i diritti umani, lo Stato di diritto, la pace e lo sviluppo sostenibile.
Gli Stati riconoscono che:
- l’accesso alle informazioni,
- la partecipazione pubblica alle decisioni,
- l’accesso alla giustizia ambientale,
non sono accessori, ma strumenti fondamentali per orientare le politiche verso soluzioni eque, efficaci e condivise.
Secondo la Bozza della Dichiarazione, la crisi climatica e ambientale non può essere affrontata senza società trasparenti, dati pubblici affidabili e processi decisionali inclusivi.
Una denuncia chiara: più rischi per attivisti, società civile ed espressione del dissenso
Uno dei passaggi più significativi della Dichiarazione evidenzia la crescente vulnerabilità degli environmental defenders, spesso soggetti a intimidazioni, penalizzazioni e restrizioni del diritto di protesta pacifica.
Il documento denuncia con preoccupazione:
- sanzioni sproporzionate contro attivisti non violenti,
- leggi che restringono lo spazio civico,
- narrazioni ostili verso chi difende l’ambiente,
- il ricorso a SLAPP (cause strategiche contro la partecipazione pubblica).
Gli Stati firmatari affermano che difendere chi difende l’ambiente è un prerequisito essenziale per ogni politica climatica o di tutela della biodiversità.
La guerra come acceleratore di crisi ambientale e democratica
La Dichiarazione dedica un intero capitolo agli impatti ambientali dei conflitti armati, sottolineando che:
- distruzione degli ecosistemi,
- inquinamento diffuso,
- danni a infrastrutture idriche, energetiche e sanitarie,
- perdita di accesso alle informazioni,
- impossibilità di partecipare ai processi decisionali,
rappresentano minacce dirette alla salute delle popolazioni e all’esercizio dei diritti garantiti dalla Convenzione di Aarhus.
Il documento menziona esplicitamente l’aggressione russa all’Ucraina e sostiene iniziative per valutare, documentare e risarcire i danni ambientali derivanti dal conflitto.
Informazione ambientale: un’infrastruttura pubblica essenziale
La Bozza della Dichiarazione sottolinea la necessità di dati ambientali affidabili, aperti e riutilizzabili, comprese informazioni su:
- inquinanti,
- consumi di risorse,
- rischi climatici,
- qualità dell’aria e dell’acqua,
- eventi estremi,
- biodiversità.
Le Parti si impegnano a:
- digitalizzare i sistemi informativi ambientali,
- potenziare i registri delle emissioni (PRTR),
- sostenere la citizen science,
- garantire formati accessibili a giovani, anziani, persone vulnerabili, minoranze e comunità colpite.
“Nessuna transizione giusta senza giustizia ambientale”
Il documento ribadisce che le misure per contrastare la crisi climatica – comprese politiche su energia, suolo, biodiversità, trasporti e produzione – devono essere accompagnate da:
- consultazioni pubbliche efficaci e tempestive,
- valutazioni di impatto trasparenti,
- accesso alla giustizia per correggere decisioni ingiuste o illegittime.
Una transizione ecologica calata dall’alto, priva di controllo democratico, rischia di aggravare disuguaglianze e tensioni sociali.
Legami con Agenda 2030, Accordi globali e Green Deal
La Dichiarazione collega diritti partecipativi e attuazione di impegni internazionali, tra cui:
- Agenda 2030,
- Green Deal europeo,
- Accordo globale sulla biodiversità (Kunming-Montreal),
- quadro ONU su chemicals e inquinamento,
- UNFCCC, CBD e altre convenzioni multilaterali.
Le Parti riconoscono che senza trasparenza, partecipazione e giustizia ambientale gli obiettivi globali rimangono irraggiungibili.
Il messaggio politico: rafforzare e non indebolire la democrazia ambientale
In tempi di tensioni geopolitiche, polarizzazione e pressioni su media e società civile, la Dichiarazione di Ginevra insiste su un punto:
senza democrazia ambientale non c’è transizione ecologica credibile, né protezione dei diritti umani, né sicurezza a lungo termine.
Le Parti invitano tutti gli Stati dell’ONU ad aderire alla Convenzione di Aarhus e al Protocollo PRTR, sottolineando il loro valore globale come strumenti per:
- difendere l’ambiente,
- proteggere la salute,
- garantire la pace,
- sostenere la resilienza delle comunità.
Una visione per il futuro
La Bozza della Dichiarazione di Ginevra rappresenta un impegno politico chiaro:
- mettere al centro la trasparenza,
- dare voce alle comunità,
- proteggere gli attivisti,
- garantire giustizia e dati affidabili,
- integrare i diritti ambientali in tutti i processi decisionali legati alla tripla crisi.
Un messaggio potente che rinnova la promessa originaria della Convenzione di Aarhus: non può esserci tutela dell’ambiente senza la partecipazione delle persone.
La Convenzione di Aarhus (1998)
La Convention on Access to Information, Public Participation in Decision-making and Access to Justice in Environmental Matters è uno dei principali trattati internazionali sulla democrazia ambientale.
Adottata a Aarhus (Danimarca) nel 1998 ed entrata in vigore nel 2001, garantisce a ogni persona tre diritti fondamentali:
- Accesso alle informazioni ambientali – diritto di conoscere dati, documenti, indicatori e valutazioni in possesso delle autorità pubbliche.
- Partecipazione ai processi decisionali – diritto di contribuire alle scelte che incidono su ambiente, clima, territorio, salute e infrastrutture.
- Accesso alla giustizia – diritto di contestare decisioni illegittime o insufficienti in materia ambientale.
La Convenzione rappresenta un pilastro giuridico unico, che collega diritti umani, diritti ambientali e trasparenza e che ha ispirato normative europee e accordi in tutto il mondo.
https://unece.org/environment-policy/public-participation/aarhus-convention
Il Protocollo PRTR (2003)
Il Protocol on Pollutant Release and Transfer Registers, firmato a Kiev nel 2003 ed entrato in vigore nel 2009, è il primo trattato internazionale che istituisce sistemi nazionali di:
- registrazione,
- comunicazione,
- pubblicazione online,
delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti da parte di industrie, impianti produttivi e altre attività a potenziale impatto ambientale.
I registri PRTR rendono trasparente l’origine dell’inquinamento, favoriscono il controllo pubblico sulle attività industriali e costituiscono una base essenziale per politiche efficaci su aria, acqua, suolo, clima e salute.
https://unece.org/environment-policy/public-participation/prtr-protocol

