Le immagini satellitari del programma europeo Copernicus mostrano uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe apparso paradossale: porzioni del deserto marocchino temporaneamente inerbite dopo eventi piovosi eccezionali, mentre in diverse aree del bacino mediterraneo – Italia compresa – territori un tempo rigogliosi sono minacciati dalla desertificazione.
È il volto dell’estremizzazione climatica: lunghi periodi di siccità seguiti da precipitazioni violente e concentrate in poche settimane.
Dalla siccità alle alluvioni: il nuovo schema meteorologico
Secondo i dati elaborati dall’ANBI – Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, l’inizio dell’anno ha visto un radicale ribaltamento delle condizioni idriche in molte regioni italiane.
Nel Centro-Sud si sono registrati accumuli record:
- Sardegna: +252% rispetto alla media;
- Sicilia: +117%, con picchi fino a +198% nelle province sud-orientali colpite dal ciclone Harry;
- Calabria: +112%, con la provincia di Catanzaro tra le più piovose d’Italia;
- Molise: +101%;
- Lazio: +165% (Roma +182%).
Il dato nazionale parla di una cumulata media di 101 millimetri, pari a un surplus del 58%. In alcune località del Sud si sono registrati in meno di due mesi quantitativi di pioggia normalmente distribuiti nell’arco di un intero anno.
Eppure questo non significa superamento dell’emergenza idrica. Al contrario.
Neve, scioglimento rapido e incertezza
Dopo un gennaio povero di precipitazioni nevose (-32% di Snow Water Equivalent), febbraio ha visto un recupero significativo, riducendo il deficit nivale nazionale al -3% (fonte: Fondazione CIMA, elaborazione ANBI).
Ma le temperature miti accelerano lo scioglimento della neve, favorendo il deflusso rapido verso valle e la dispersione in mare dell’acqua accumulata.
Come osserva Francesco Vincenzi, presidente ANBI, la percezione di abbondanza può essere fuorviante: la disponibilità idrica futura resta dominata da grande incertezza.
Il nodo infrastrutturale
Il punto centrale sollevato da ANBI riguarda la carenza di bacini e infrastrutture capaci di trattenere e gestire l’acqua nei periodi di eccesso, per renderla disponibile durante le fasi siccitose.
La crisi climatica non si manifesta solo con la riduzione delle precipitazioni, ma soprattutto con la loro concentrazione estrema. Senza sistemi adeguati di regolazione, l’acqua diventa alternativamente causa di danni e risorsa sprecata.
Massimo Gargano, direttore generale ANBI, sintetizza la questione: servono infrastrutture idrauliche per calmierare gli estremi tra troppa e troppo poca acqua, mantenendo l’equilibrio idrico che ha storicamente modellato i territori italiani.
Un Mediterraneo più instabile
Gli eventi recenti – dal Marocco alla Libia, da Valencia all’Emilia-Romagna – confermano che il Mediterraneo è un hotspot climatico. L’alternanza tra desertificazione e piogge torrenziali sta ridisegnando paesaggi, economie agricole e assetti territoriali.
In Italia, le riserve idriche mostrano segnali di recupero in alcune regioni meridionali, mentre permangono criticità al Nord, dove le riserve lombarde risultano ancora deficitarie. I grandi laghi prealpini mostrano andamenti differenziati e il fiume Po registra portate inferiori alla media nelle stazioni prossime al delta.
Desertificazione silenziosa
Il fenomeno dei “deserti verdi” – aree che temporaneamente si coprono di vegetazione dopo eventi eccezionali – non rappresenta una soluzione strutturale. Spesso si tratta di risposte effimere a precipitazioni anomale, inserite in un contesto di progressiva aridificazione di lungo periodo.
In Europa meridionale, l’arretramento dell’umidità del suolo e l’aumento delle temperature medie stanno compromettendo produzioni agricole e stabilità ecosistemica.
Adattamento e pianificazione
La lezione che emerge è chiara: la gestione della crisi climatica non può limitarsi alla mitigazione delle emissioni, pur fondamentale, ma deve integrare strategie di adattamento territoriale.
Significa:
- pianificare sistemi di accumulo e distribuzione dell’acqua;
- proteggere suoli e bacini idrografici;
- integrare politiche agricole e idriche;
- ridurre l’impermeabilizzazione del suolo;
- rafforzare la governance multilivello delle risorse idriche.
Le sequenze meteo estreme non sono più anomalie, ma parte di una nuova normalità climatica. Comprenderle e governarle è una delle sfide decisive per il futuro ambientale, economico e sociale del Mediterraneo.

