Mare Rifiuti

Mediterraneo, il “cimitero di plastica” che arriva dal Rodano

La Méditerranée è “l’une des mers les plus polluées au monde”, una delle più inquinate al mondo dal punto di vista della plastica. Lo ricorda un’inchiesta di Vert pubblicata il 22 settembre 2025, firmata dal giornalista Clément Gousseau, che mette al centro il ruolo del Rodano, fiume che attraversa Svizzera e Francia e si getta nella Camargue, trasformandosi in un’autostrada per rifiuti verso il mare.

Un mare chiuso, un mare malato

Ogni anno, secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura, finiscono in Mediterraneo 229.000 tonnellate di plastica. Un mare semichiuso, attraversato dal 30% del traffico marittimo mondiale, che trattiene i rifiuti più a lungo rispetto ad altri bacini oceanici e diventa una vera trappola ecologica.

Gli esperti avvertono che entro il 2050 potremmo avere tanti rifiuti plastici quanti pesci. La Fondazione Tara Océan, impegnata nel monitoraggio, sottolinea che questo scenario non è più una distopia: è una traiettoria già scritta se non si interviene.

Marsiglia, porta d’ingresso della plastica

La seconda città francese, con quasi un milione di abitanti, è un simbolo di questa emergenza. Le sue calanques e le spiagge del Prado diventano spesso discariche a cielo aperto, dove bottiglie, imballaggi, mozziconi e sacchetti di plastica si accumulano tra bagnanti e scogli.

Le associazioni locali, come Mer veille e Clean my calanques, lottano ogni giorno con operazioni di pulizia subacquea e raccolte collettive di rifiuti. Ma la frustrazione cresce: «Ogni volta raccogliamo fino a una tonnellata di plastica e le spiagge restano sporche», denuncia Céline Abinet, che dopo otto anni di impegno ha deciso di fermarsi, scoraggiata dall’assenza di politiche incisive.

Microplastiche: l’inquinamento invisibile

Se i macro-rifiuti sono visibili a occhio nudo, il problema maggiore è quello delle microplastiche: frammenti inferiori a 5 millimetri che finiscono nella catena alimentare. Campagne come Vigieplastic 2024 dell’associazione Expédition Med hanno contato fino a 2 milioni di particelle per km².

Le conseguenze sulla salute sono inquietanti. Studi citati nell’inchiesta rilevano microplastiche nel cervello, nei testicoli, nel sangue e persino nella placenta delle donne. Un inquinamento silenzioso che lega la sorte del Mediterraneo a quella delle persone che lo abitano.

Il Rodano, un fiume di plastica

Dalla Svizzera fino al delta francese, il Rodano trascina con sé una massa enorme di rifiuti. «Si tratta per il 90% di consumi quotidiani, non di scarichi industriali», spiega François Galgani, esperto di Ifremer. Buste, mozziconi, fibre tessili: la plastica prodotta e consumata nell’entroterra arriva al mare in poche ore di piena.

A peggiorare il quadro ci sono i venti e le correnti: il corrente liguro-provenzale spinge verso le coste francesi plastica proveniente anche dall’Italia e dal Nord Africa. Il Mediterraneo, dunque, non è una somma di inquinamenti locali, ma un grande bacino condiviso, dove ogni scarico diventa un problema comune.

La sfida politica e culturale

Gli amministratori locali denunciano l’abuso di plastica monouso, aggravato dal boom del “take away” post-Covid, e puntano su programmi di educazione dei più giovani. Ma le associazioni chiedono strumenti più concreti: regole stringenti, controlli e incentivi al riuso.

Il messaggio dell’inchiesta di Vert è chiaro: senza un’azione coordinata, la Méditerranée rischia di diventare un “cimitero di plastica”. Una sfida che riguarda tutti i Paesi che si affacciano sul mare nostrum e che richiede politiche comuni, capaci di ridurre produzione e consumo di plastica, prima ancora che di gestirne i rifiuti.


📑 Fonte: Clément Gousseau, «L’une des mers les plus polluées au monde», Vert, 22 settembre 2025.

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