Ambiente

Niente di più miope che attaccare il sistema ETS mentre l’Italia frana

Mentre il Sud Italia fa i conti con frane, allagamenti e danni ingenti dopo il passaggio del ciclone Harry, oltre 150 scienziati ed economisti rivolgono un appello al Governo: non indebolire gli strumenti europei di decarbonizzazione e rafforzare con urgenza le politiche di adattamento.

Tra i primi firmatari figurano il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi e l’economista Carlo Carraro, insieme a numerosi studiosi del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e di molte università italiane ed europee.

Niscemi come metafora di un Paese fragile

Il riferimento al disastro di Niscemi non è solo cronaca. «Appare a molti come la drammatica metafora di un intero Paese a rischio», scrivono gli studiosi, ricordando che l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale colloca da anni l’Italia ai primi posti in Europa per esposizione al rischio di frane.

I dati climatici confermano la tendenza: il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato a livello globale, seguito da 2023 e 2025; gennaio 2026 si colloca tra i più caldi della serie storica. Non si tratta di eccezioni, ma di una traiettoria coerente con l’aumento delle concentrazioni di gas serra.

«Non è pessimismo, ma realismo scientifico», afferma Antonello Pasini (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto sull’Inquinamento Atmosferico). «Senza una forte riduzione delle emissioni, l’adattamento diventa progressivamente più oneroso, meno efficace e, in alcuni casi, impossibile».

Il nodo del sistema ETS

Nel mirino della lettera aperta vi sono le recenti prese di posizione critiche verso il sistema europeo di scambio delle emissioni, l’Sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione europea, considerato uno dei pilastri della politica climatica dell’Unione europea.

Secondo i firmatari, l’Emission Trading System ha già dimostrato di ridurre le emissioni nei settori regolati, stimolare innovazione e accompagnare la transizione industriale a costi sostenibili. Presentarlo come un ostacolo per imprese e famiglie, sostengono, significa ignorarne i risultati e rischiare di indebolire la credibilità internazionale del Paese.

Stefano Caserini (Università di Parma) sottolinea che contrapporre decarbonizzazione e tutela economica è fuorviante: «Innovazione e competitività sono oggi indissolubilmente legate alla transizione energetica».

Competitività, sicurezza energetica, futuro industriale

Per Carlo Carraro, ostacolare la transizione espone le imprese italiane a rischi tecnologici e finanziari crescenti, rendendo il sistema produttivo subalterno alle componenti meno innovative dell’industria globale. Accelerare sulle energie rinnovabili significa invece rafforzare sicurezza energetica, ridurre la dipendenza dalle importazioni fossili e consolidare filiere industriali strategiche.

L’appello richiama inoltre la necessità di dare piena attuazione al Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e di rispettare gli obiettivi europei di neutralità climatica al 2050, insieme ai target intermedi al 2040 già approvati anche dall’Italia in sede comunitaria.

Dall’emergenza alla prevenzione

Gli studiosi denunciano una persistente logica emergenziale: si stanziano fondi per la ricostruzione post-disastro, ma si ritarda sulla pianificazione strutturale. In un Paese fragile dal punto di vista idrogeologico, questa strategia comporta costi economici e sociali crescenti.

«L’Italia che oggi frana, si allaga e perde competitività», si legge nella lettera, «è il risultato di scelte rinviate, prevenzione insufficiente e di una transizione energetica ostacolata proprio quando sarebbe più necessaria».

Per i firmatari, la crisi climatica richiede coerenza tra dichiarazioni e politiche: rinviare o indebolire le misure di mitigazione e adattamento significherebbe scaricare sulle generazioni presenti e future costi sempre più elevati. La richiesta al Governo è chiara: sostenere gli strumenti concreti della decarbonizzazione, a partire dall’Emission Trading System, e fondare le scelte pubbliche sulle evidenze scientifiche, non sulle convenienze di breve periodo.

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