Per anni la mobilità pedonale è rimasta ai margini delle politiche pubbliche, come se camminare fosse un gesto “naturale” e dunque privo di valore economico o sociale. Ora uno studio dell’ADEME (l’Agenzia francese per la transizione ecologica) cambia radicalmente prospettiva: per la prima volta quantifica i benefici socio-economici della marcia in Francia, restituendo visibilità a un comportamento quotidiano che riguarda tutti noi.
Il risultato? Camminare genera 57 miliardi di euro di benefici netti ogni anno per la società francese. E se la quota di spostamenti a piedi salisse dal 24% al 30%, come negli anni Novanta, i vantaggi economici salirebbero di altri 35 miliardi l’anno.
Camminare: una mobilità quotidiana e universale
Secondo l’ADEME, i francesi camminano in media 1 ora e 12 minuti al giorno, pari a circa 3,5 km:
- 12 minuti per spostamenti quotidiani (lavoro, scuola, commissioni);
- 18 minuti per passeggiate o attività ricreative;
- 42 minuti all’interno di spazi privati (abitazioni, uffici, centri commerciali).
Una quota che le indagini GPS più recenti stimano addirittura sottovalutata. La camminata è, a tutti gli effetti, la forma di mobilità più diffusa e democratica: accessibile a tutte le età, gratuita, a zero emissioni e fondamentale per la salute pubblica.
Un “tesoro nascosto” nelle politiche urbane
Nonostante questa evidenza, camminare è rimasto per decenni l’“impensato” delle politiche di mobilità. Le statistiche ufficiali, spesso, considerano solo i tragitti interamente a piedi, escludendo la “camminata intermodale” (verso bus, treni o parcheggi) e quella negli spazi privati. Questa invisibilità ha impedito finora di misurare pienamente i suoi benefici, ora finalmente quantificati.
Benefici per la salute e la produttività
Il primo effetto positivo è sanitario. Camminare regolarmente riduce i rischi di malattie croniche (cardiovascolari, diabete, obesità) e migliora l’aspettativa di vita.
L’ADEME stima in 16,7 miliardi di euro l’anno i benefici per la collettività derivanti dalla prevenzione sanitaria, cui si aggiungono 20 miliardi di euro legati a maggiore benessere e produttività: un’attività fisica quotidiana riduce l’assenteismo, migliora la concentrazione e la qualità della vita lavorativa.
Ogni anno, secondo lo studio, camminare eviterebbe oltre 10.000 morti premature.
Benefici urbani ed economici
I vantaggi non si limitano alle persone. Le città “camminabili” spendono meno in manutenzione stradale, riducono traffico e incidenti, migliorano sicurezza e vivibilità: risparmi stimati in 7,5 miliardi di euro l’anno.
A ciò si aggiungono le esternalità ambientali positive: meno auto significa meno inquinamento, rumore e congestione. I tragitti a piedi evitano 1,2 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno e producono un beneficio ambientale quantificato in 4 miliardi di euro.
E c’è anche un effetto economico diretto: i pedoni alimentano il commercio di prossimità e la vita dei centri urbani. Ogni euro speso nei negozi di un quartiere “camminabile” genera più occupazione e valore rispetto alle aree commerciali periferiche. Secondo l’ADEME, l’impatto economico della frequentazione pedonale dei centri urbani vale 870 milioni di euro annui.
Città francesi dove la camminata è una scelta politica
Le città che hanno scelto di investire con continuità nella mobilità pedonale raccolgono risultati tangibili.
A Parigi, oltre la metà degli spostamenti (52%) avviene a piedi, grazie alla riduzione progressiva dello spazio per le auto, alle “zone 30” diffuse e agli ampi spazi pedonali.
A Vichy, la quota supera il 44%, come a Lione o Nizza, frutto di un decennio di politiche coerenti di riqualificazione e pedonalizzazione dei centri.
Anche Cherbourg, Arras, Annemasse e Sète superano il 40%: in queste realtà, il traffico è più fluido, il commercio locale più vivo e la qualità dell’aria migliore. Dove più del 40% dei tragitti è a piedi, la vacanza commerciale (percentuale di locali commerciali vuoti o inutilizzati rispetto al totale degli spazi destinati a negozi e servizi) scende sotto il 5%, contro oltre il 15% nelle città dominate dall’auto.
Come incentivare la camminata
Promuovere la marcia non significa solo aggiungere panchine o verniciare attraversamenti: serve una politica pubblica strutturale che intrecci salute, urbanistica, economia e ambiente.
Tra le priorità indicate dall’ADEME:
- garantire marciapiedi accessibili e continui, spazi sicuri e piacevoli;
- ampliare zone pedonali e aree 30;
- proteggere in particolare gli studenti, con “strade scolastiche” sicure e senza traffico;
- favorire la prossimità urbana (mix di funzioni, servizi, negozi e trasporti a distanza pedonale).
L’obiettivo è rendere utile e naturale il camminare, non solo piacevole.
Un investimento redditizio e sostenibile
Lo studio dell’ADEME, basato su oltre 130 pubblicazioni scientifiche e supervisionato da un comitato interministeriale e scientifico indipendente, offre una base solida per la pianificazione delle mobilità future.
Il messaggio è chiaro: camminare conviene — alla salute, all’ambiente, ai bilanci pubblici e all’economia locale.
Ogni passo è un atto ecologico e sociale che produce valore.
Rimettere la marcia al centro delle politiche urbane non è un dettaglio: è una delle chiavi per città più sane, vivibili e resilienti.
Fonti: ADEME, “La marche : bénéfices socio-économiques pour la société française”

