La frazione organica rappresenta il cuore (spesso dimenticato) della strategia italiana per l’economia circolare. Un settore che vale oltre un terzo dei rifiuti urbani e che da solo contribuisce al 41,2% del riciclaggio nazionale, come evidenziano chiaramente i dati riportati dal Laboratorio REF nel Position Paper n. 307.
Eppure, proprio questa risorsa strategica si trova oggi al centro di un paradosso: mentre dovrebbe trainare il Paese verso gli obiettivi europei al 2035 — 65% di riciclaggio e massimo 10% in discarica — risulta frenata da tre fattori strutturali:
- Qualità insufficiente delle raccolte, con materiali estranei in aumento.
- Inefficienze nel trattamento, con scarti molto elevati in alcune regioni.
- Incertezza regolatoria, divisa tra “prossimità” e “concorrenza”, che blocca investimenti e nuovi impianti.

Il rifiuto organico: una risorsa circolare che l’Italia non può permettersi di sprecare
Secondo il Position Paper, nel 2023 l’Italia ha intercettato circa 10 milioni di tonnellate di organico, pari al 34,7% dei rifiuti urbani. L’andamento mostrato nel grafico conferma una raccolta stabile, ma con forti differenze territoriali: si passa dagli 87 kg/abitante del Molise ai 188 kg/abitante dell’Emilia-Romagna.

A livello europeo, il contributo dell’organico è decisivo: portare gli scarti del trattamento dal 21% attuale al 15%permetterebbe di recuperare circa 500mila tonnellate di materiale aggiuntivo, aumentando il tasso complessivo di riciclaggio dal 50,8% al 52,6% (+1,8 punti) — una stima ripresa anche nell’articolo breve REF.

La qualità delle raccolte peggiora: i materiali estranei aumentano, e con essi i costi
Il Position Paper dedica un’intera sezione al tema critico della qualità merceologica:
- il livello di materiali non compostabili (MNC) ha raggiunto il 6,4%, destinato a salire al 6,6%.
- i Criteri Ambientali Minimi richiedono un massimo del 5%, oggi sistematicamente superato.

Una maggiore presenza di plastica tradizionale e sacchetti non certificati comporti un aumento degli scarti, con tre effetti diretti:
- Peggior riciclo effettivo.
- Maggiore uso di energia in impianto.
- Costi aggiuntivi stimati in 240 milioni di euro/anno.
Impianti e trattamento: il divario territoriale è enorme
Il grafico documenta un fatto essenziale: solo la Campania è in deficit impiantistico, mentre quasi tutte le regioni del Nord presentano un surplus molto elevato (Lombardia +1 milione t, Veneto +860mila t).

Ma il vero problema non è tanto la capacità, quanto l’efficienza. Il grafico sotto mostra come gli scarti di trattamento oscillino tra:
- 8% (Friuli-Venezia Giulia)
- 34% (Sardegna)

Una forbice che conferma la necessità di tecnologie più avanzate e di un forte coordinamento pubblico.

Per quanto riguarda il saldo import-export della frazione umida:
- Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia attraggono rifiuti da altre regioni, grazie a impianti efficienti.
- Campania, Lazio e Toscana esportano l’organico per mancanza di competitività o costi elevati.
Il mercato è in crisi: crollano i prezzi del trattamento
Il Position Paper rileva che i corrispettivi sono crollati da 130 €/ton (2021) a 60 €/ton nel 2024-2025, con punte di 20–30 €/ton nel Nord. Una corsa al ribasso che:
- mette fuori mercato molti impianti di compostaggio tradizionale,
- ostacola la produzione di biometano,
- compromette gli investimenti PNRR,
- scoraggia operatori pubblici e privati.
Prossimità vs concorrenza: il nodo che impedisce di programmare
Le sezioni del Position Paper dedicate all’analisi normativa fanno emergere un quadro di estrema incertezza, dovuto a interpretazioni divergenti tra norme nazionali, PNGR, ARERA, TAR, Consiglio di Stato, ANAC e Antitrust.
In sintesi:
- Il TUA garantisce libera circolazione nazionale dell’organico destinato al riciclo.
- Ma invita anche a privilegiare la prossimità per ridurre impatti ambientali.
- ARERA introduce la classificazione “integrati–minimi–aggiuntivi”, ma le Regioni l’hanno applicata in modo disomogeneo.
- Nel 2023–2024 la giurisprudenza aveva chiarito la centralità della concorrenza.
- Ma nel 2025 nuove sentenze (es. CdS n. 2680/2025) hanno ribaltato l’impostazione, legittimando clausole territoriali molto restrittive.
Il risultato: nessuno investe più, e gli obiettivi europei si allontanano.
Le soluzioni proposte dal Laboratorio REF: servono regole chiare, subito
Il Position Paper indica alcune priorità strategiche, riprese anche nell’articolo breve:
✔ 1. Chiarire il “market design” dell’organico
Va definita la cornice che stabilisce:
- quando vale la prossimità,
- quando prevale la concorrenza,
- come classificare gli impianti,
- quali criteri usare nelle gare.
Il tavolo MASE–ISPRA–ARERA deve produrre linee guida entro inizio 2026.
✔ 2. Applicare gli indicatori ARERA nei bandi di gara
Le gare devono premiare:
- efficacia del riciclo (macro-indicatore R2)
- scarti e qualità in ingresso (MNC)
- efficienza energetica, biogas e biometano
- emissioni complessive del trasporto e trattamento
Non più solo la distanza.
✔ 3. Integrare gli impianti PNRR nel servizio
Gli impianti nati con criteri territoriali devono diventare impianti integrati, con garanzie di profittabilità e “profit sharing” con gli utenti.
✔ 4. Migliorare la qualità dell’umido alla fonte
Campagne cittadine, controlli, sacchetti certificati, sistemi di misurazione e feedback.
Conclusione: la qualità dell’organico è una politica climatica
Il trattamento dell’organico non è un dettaglio gestionale: è un pilastro della decarbonizzazione. La digestione anaerobica produce biogas, energia elettrica, energia termica e biometano, riducendo al tempo stesso le emissioni di CH₄ e N₂O delle discariche.
Il compost arricchisce i suoli, sequestra carbonio e sostiene la resilienza agricola.
Ma senza qualità — nelle raccolte, negli impianti, nella regolazione — tutto questo rimane sulla carta.
L’Italia ha impianti, competenze e un potenziale enorme: è ora di trasformarlo in una strategia coerente, industriale, nazionale.

