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Storico sorpasso: eolico e solare superano i fossili nella produzione elettrica dell’Unione Europea

Nel 2025 l’Unione Europea ha raggiunto un traguardo simbolico e sostanziale nella transizione energetica: eolico e solare hanno prodotto più elettricità dei combustibili fossili per la prima volta, coprendo il 30% della generazione elettrica contro il 29% dei fossili. È quanto emerge dalla European Electricity Review 2026 del think tank Ember, che analizza in modo comparato i dati di produzione e consumo dei 27 Stati membri .

Rinnovabili a quota record, trainate dal fotovoltaico

Le fonti rinnovabili nel loro complesso hanno garantito quasi metà dell’elettricità europea (48%), nonostante un anno caratterizzato da condizioni meteo atipiche che hanno penalizzato idroelettrico ed eolico. A fare la differenza è stato soprattutto il solare, cresciuto per il quarto anno consecutivo di oltre il 20%, fino a raggiungere il 13% della produzione UE: un nuovo massimo storico che supera anche carbone e idroelettrico .

In 14 Paesi su 27 eolico e solare hanno già superato i fossili nel mix elettrico nazionale. In soli cinque anni, la loro quota è passata dal 20% (2020) al 30% (2025), mentre i combustibili fossili sono scesi dal 37% al 29%. Un segnale chiaro di cambiamento strutturale del sistema elettrico europeo.

Il caso Italia: fotovoltaico in forte crescita, ma pesa il gas

La trasformazione riguarda tutti i Paesi, Italia inclusa. Nel 2025 la produzione elettrica da solare in Italia è aumentata del 24% rispetto al 2024, arrivando a coprire il 17% della generazione elettrica nazionale. Un risultato rilevante, che però convive con una forte dipendenza dal gas, soprattutto nelle ore serali e nei picchi di domanda.

A livello europeo, nel 2025 la produzione elettrica da gas è aumentata dell’8%, spinta dal calo dell’idroelettrico, ma resta ben al di sotto dei livelli pre-crisi (−18% rispetto al 2019). Il conto economico, però, è salato: 32 miliardi di euro di importazioni di gas per la generazione elettrica UE, +16% sul 2024, con Italia e Germania tra i Paesi che pagano di più. Le ore di maggiore utilizzo delle centrali a gas hanno contribuito a un aumento medio dei prezzi elettrici dell’11% .

Batterie: la leva decisiva per ridurre costi e dipendenza

Secondo Ember, la priorità dei prossimi anni è ridurre la dipendenza dal gas attraverso accumuli, reti più intelligenti e flessibilità della domanda. In questo ambito l’Italia parte avvantaggiata: detiene circa il 20% della capacità europea di batterie di grande scala ed è tra i Paesi leader per accumuli già operativi.

Nel 2025 le batterie italiane hanno iniziato a coprire parte della domanda serale, segnale di una tendenza che potrebbe accelerare rapidamente. Se i progetti annunciati e autorizzati saranno realizzati, la capacità di accumulo potrebbe crescere di quasi sei volte rispetto ai livelli attuali. Un’evoluzione che consentirebbe di ridurre l’uso delle centrali a gas, stabilizzare i prezzi e tagliare le importazioni.

Un esempio concreto arriva dalla California: partendo da una capacità simile a quella italiana di oggi, in pochi anni le batterie sono arrivate a coprire circa un quinto dei consumi elettrici serali, riducendo drasticamente il ricorso al gas nei picchi di domanda.

Prezzi, sicurezza e clima: la posta in gioco

«Questo storico sorpasso mostra quanto velocemente l’Unione Europea si stia muovendo verso un sistema elettrico basato su sole e vento», sottolinea Beatrice Petrovich, autrice del rapporto. «La dipendenza dai combustibili fossili non solo alimenta instabilità geopolitica, ma rende l’elettricità più cara» .

Una lettura condivisa anche da ECCO. Secondo Michele Governatori, esperto senior energia, «accelerare il fotovoltaico e gli accumuli è l’unico modo per ridurre i prezzi dell’energia in modo strutturale. Le rinnovabili, insieme allo stoccaggio e a una più rapida elettrificazione dei consumi, sono già oggi più economiche di gas e nucleare».

Un bivio per la politica energetica

Il sorpasso di eolico e solare sui fossili non è solo un dato statistico: indica che la transizione è già in corso, ma anche che le scelte dei prossimi anni saranno decisive. Investire su rinnovabili, batterie e reti significa ridurre costi, emissioni e vulnerabilità geopolitiche. Ritardare questa trasformazione, al contrario, rischia di prolungare una dipendenza costosa e climaticamente insostenibile.

Per l’Italia – e per l’Europa – il 2025 segna quindi non un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase: quella in cui l’energia pulita diventa la spina dorsale del sistema elettrico.

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