Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health, e frutto della collaborazione tra l’unità di Epidemiologia Ambientale e Occupazionale del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio e molteplici Università europee, ha evidenziato effetti avversi dell’esposizione a basse concentrazioni di inquinanti atmosferici sulla mortalità in sette grandi coorti europee.
Gli studi di coorte epidemiologica hanno riscontrato costantemente associazioni tra l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico esterno e una serie di effetti in termini di morbilità e mortalità.
Recenti valutazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dello studio Global Burden of Disease hanno suggerito che queste associazioni possono essere non lineari e persistere a concentrazioni molto basse. Tuttavia, l’incertezza sulla forma della funzione concentrazione-risposta esiste soprattutto per le estremità bassa e alta della distribuzione della concentrazione, che è in parte correlata alla scarsità di osservazioni, in particolare nella gamma bassa.
Per questo lo studio si è concentrato sulle analisi che contribuiscono alla conoscenza degli effetti sulla salute delle concentrazioni di inquinamento atmosferico spazialmente risolte a basse concentrazioni, definite come inferiori agli attuali valori limite UE, EPA e OMS o linee guida per PM2.5, NO2 e O3.
In particolare, sono stati studiati oltre 20 milioni di individui residenti in Italia (Roma), Svizzera, Belgio, Olanda, Inghilterra, Danimarca e Norvegia, nell’ambito del progetto europeo ELAPSE (“Effects of Low-Level Air Pollution: A Study in Europe”). Per tutti gli individui è stata stimata l’esposizione cronica a particolato fine (PM2.5), biossido di azoto (NO2), “Black Carbon” (un tracciante del traffico veicolare – BC) e ozono (O3) all’indirizzo di residenza, e messa in relazione al rischio di decesso per cause naturali, cardiovascolari, respiratorie e cancro al polmone. Particolare attenzione è stata dedicata alla forma funzionale della relazione tra inquinanti e mortalità, per capire se vi fossero delle concentrazioni di inquinamento a rischio minimo o nullo.
Lo studio ha stimato associazioni significative tra la mortalità per cause naturali e PM2.5, NO2 e BC. Le associazioni sono risultate ancora più marcate alle basse concentrazioni: gli hazard ratios (HR) di mortalità per cause naturali a concentrazioni inferiori alle linee-guida WHO-2005 per il PM2.5 (10 μg/m3) e l’NO2 (40 μg/m3).
Lo studio sottolinea la necessità di proseguire le indagini sugli effetti avversi delle basse concentrazioni di inquinanti atmosferici al fine di supportare il processo di revisione degli standard di qualità dell’aria in Europa e in altre aree del mondo.

