Il nuovo Global Traffic Scorecard di INRIX, pubblicato nel dicembre 2025, è una fotografia nitida e impietosa di come stanno cambiando la mobilità urbana e la congestione stradale nelle grandi città del pianeta. Su 942 aree urbane analizzate, il 62% registra ritardi in aumento rispetto al 2024, un segnale che la domanda di spostamenti torna a crescere più rapidamente dell’offerta di infrastrutture e servizi pubblici.
Lo studio, corredato da grafici e mappe (tra cui le analisi sui corridoi congestionati, le mappe d’evacuazione e le curve dei tempi di percorrenza), mette insieme non solo i dati sulla congestione, ma anche trend sulla sicurezza stradale, la risposta della mobilità ai disastri naturali e gli effetti delle politiche commerciali sul traffico merci.
Ne emerge un quadro complesso: un mondo che si muove molto, ma spesso male; che investe in soluzioni innovative, ma continua a pagare un prezzo altissimo in termini di tempo, salute e produttività.
Le città più congestionate del mondo: Istanbul, Città del Messico, Chicago
Per il secondo anno consecutivo è Istanbul a guidare la classifica delle città più congestionate: 118 ore perse per conducente, il 12% in più rispetto all’anno precedente. Istanbul è seguita da Città del Messico (108 ore) e Chicago(112 ore), con quest’ultima che sorpassa New York nel ranking globale.
L’Italia torna nella top 25 con Roma (17ª, 76 ore perse) e Milano (24ª, 67 ore), entrambe in aumento rispetto al 2024. È un segnale chiaro: nonostante i progressi sul fronte del trasporto pubblico locale e le misure di gestione della domanda, la congestione resta strutturale.
Europa: meno ritardi nelle grandi metropoli, ma l’Italia peggiora
Secondo i dati e le tabelle riportate, il 2025 è stato un anno bifronte per l’Europa:
- Londra e Parigi migliorano, con riduzioni rispettivamente del 10% e del 7% dei ritardi.
- Dublino cresce del 17%, confermandosi una delle città più critiche.
- La Germania peggiora, con Colonia che supera Berlino come città più congestionata.
- L’Italia mostra un trend quasi interamente negativo: la maggior parte delle aree urbane italiane ha visto aumentare i ritardi.
Il caso italiano è particolarmente interessante: l’aumento dei ritardi si accompagna alla mancata crescita del trasporto pubblico, facendo emergere una chiara necessità di riequilibrio modale.
Stati Uniti: più traffico, ma meno vittime sulla strada
Le analisi grafiche e le serie storiche riportate nel report mostrano un dato incoraggiante: le vittime della strada nel primo semestre 2025 calano ai livelli pre-pandemia, con un tasso di mortalità di 1,06 ogni 100 milioni di miglia percorse, il più basso dal 2014.
Questo trend positivo si intreccia con altre due dinamiche:
- Aumento della congestione, con il tempo perso che sale a 49 ore per conducente (+6).
- Crescita dei costi economici, pari a 85,8 miliardi di dollari per il Paese.
- Prime evidenze dell’efficacia delle politiche di riduzione della velocità (analisi dei corridoi di Santa Monica e dei dati SafeTREC di Berkeley, con mappe).
Quando la mobilità diventa una questione di sicurezza: evacuazioni e disastri naturali
Uno degli aspetti più innovativi del rapporto è l’analisi del comportamento del traffico durante eventi estremi:
• Il caso Pacific Palisades (Los Angeles)
Le mappe di analisi dei flussi mostrano come l’incendio del 7 gennaio 2025 abbia paralizzato le vie di fuga, con un vero e proprio collo di bottiglia su Sunset Boulevard. L’impossibilità di evacuare in auto ha costretto molti residenti a fuggire a piedi: un monito sull’urgenza di progettare reti stradali resilienti al cambiamento climatico.
• Il caso dello tsunami delle Hawaii
Le curve di velocità e incidenti dimostrano:
- -20% delle velocità medie dopo l’allerta,
- -25% sulle aree costiere,
- +79% di incidenti nelle ore successive.
Segnali di un sistema viario non pienamente pronto a sopportare evacuazioni rapide e di massa.
Trasporti e geopolitica: l’effetto dei dazi USA-Canada
Il rapporto dedica una parte importante anche al traffico merci, viene mostrata con chiarezza la correlazione (coefficiente 0,82) tra:
- l’introduzione dei dazi del governo USA nel 2025,
- e la riduzione del 4,5% dei transiti dei camion al confine USA-Canada.
Anche in questo caso, l’uso dei big data applicato ai flussi di traffico diventa uno strumento di analisi macroeconomica.
Perché queste analisi contano
Il 2025 Global Traffic Scorecard non è solo un indicatore della congestione, ma una lente per interpretare il funzionamento delle città contemporanee:
- misura lo stato della mobilità nei suoi elementi più critici: flussi, ritardi, costi, sicurezza;
- rivela la fragilità delle infrastrutture di fronte agli eventi estremi;
- mostra gli effetti concreti delle politiche urbane, come la congestion charge di New York, che secondo il rapporto ha ridotto il numero di corridoi critici in città;
- evidenzia quanto tempo e denaro perdiamo in un modello di mobilità sbilanciato sull’auto privata.
Il dato più rilevante, però, riguarda ciò che non accade: anche nelle città che migliorano, i livelli di congestione restano altissimi. Questo indica che non bastano interventi puntuali: servono strategie urbane integrate su trasporto pubblico, mobilità attiva, gestione della domanda, governance dei flussi merci e uso dello spazio stradale.
Conclusione
Il messaggio del rapporto è chiaro: la congestione non è un destino inevitabile, ma una scelta urbana. Le città che investono in trasporto pubblico, limitazioni alla velocità, riduzione del traffico privato e pianificazione climatica stanno migliorando. Quelle che non lo fanno vedono crescere i ritardi, i costi e le criticità.
E l’Italia, ancora una volta, si trova a un bivio: seguire il percorso di Londra, Parigi e New York, oppure rimanere intrappolata in un modello che continua a far perdere ore di vita alle persone e competitività ai territori.

