Emergenza climatica Franco Pistono

Lezioni di Ian McEwan: Impatto della Narrativa sui Temi Ambientali

Recensione a cura di Franco Pistono

Niente saggi questa volta, ma un romanzo: Lezioni, di Ian McEwan. Poco meno di 600 pagine, per quest’opera, edita da Giulio Einaudi, che ha accompagnato la prima settimana delle mie vacanze.

Un gran bel libro, denso, stratificato, profondo… ma distante dai temi “classici” di Ambiente e non solo. Perché recensirlo, dunque? Al di là dell’indubbio, intimo valore dell’opera, che comunque merita di essere segnalata, la ragione è la presenza di temi e informazioni ambientali disciolti all’interno della narrazione, pur se, in certo senso, ancillari.

Avevo già parlato, per sommi capi, del ruolo della letteratura nella “educazione ambientale”, a proposito dell’evento Climate Fiction Days; ci torno oggi con McEwan.

Un lungo estratto, quale premessa. “C’erano nazioni governate da bande criminali in abito scuro impegnate ad arricchirsi e mantenute in carica dai servizi segreti, dalla riscrittura della storia e da nazionalismi fanatici. La Russia ne era solo un esempio. Gli Stati Uniti, nel loro delirio di rabbie, complottismi e suprematismo bianco, potevano seguirla a ruota. La Cina aveva confutato nei fatti il principio in base al quale il commercio con l’estero può favorire mentalità e sistemi sociali più aperti. Ora che la tecnologia era a portata di mano, avrebbe potuto perfezionare lo Stato totalitario e offrire al mondo un nuovo modello di organizzazione sociale in grado di competere con le democrazie liberali o di sostituirle – una dittatura sostenuta da un flusso costante di beni di consumo e un tot di genocidio mirato. L’incubo di Roland si concentrava sull’ipotesi che la libertà d’espressione, un privilegio in progressiva contrazione, potesse svanire per un migliaio d’anni. L’Europa cristiana medievale ne aveva fatto a meno per quel lasso di tempo. L’Islam non se n’era mai curato granché. Ma ciascuno di questi problemi risultava parrocchiale, limitato a una scala temporale miseramente umana. Tutti insieme si riducevano a un unico nocciolo amaro all’interno di un guscio di ben più ampia portata: il riscaldamento della Terra, la scomparsa di animali e piante, lo sconvolgimento dei sistemi interconnessi di oceani, terra, aria e vita, bellezza e concatenamenti vitali mai del tutto compresi e sui quali si stava forzando un cambiamento”.

Come premesso, non ci troviamo all’interno di una narrazione dedicata alla questione ambientale; non è un romanzo nel quale inquinamento e crisi climatica incidano sulla trama, né in cui riescano a determinarla. Si tratta di una quieta, silenziosa presenza, un’evidenza traslucida del tempo corrente, qualcosa che, semplicemente, è reale.

La citazione – non l’unica, all’interno dell’opera – offre al lettore il tema della salvaguardia del pianeta in modo spontaneo, colloquiale; non lo cala dall’alto, non lo affida alle parole di un esperto, non esibisce tecnicismi, né trasuda saccenteria: lo traduce dall’astratto al concreto.

Ecco come la narrativa, pur non “di settore”, può contribuire a portare alla ribalta temi fondamentali, collocandoli all’interno della storia, rendendoli quotidiani; questo è un ruolo importante nella presa di coscienza da parte di ciascuno, nella formazione dell’opinione pubblica e nella successiva, sperata, attivazione conseguente.

Tornando al cuore del romanzo, la vita del protagonista, Roland, traccia il suo arco completo, tra amori e delusioni, sorrisi e tormenti, sempre e comunque descritta nella propria irrilevanza: un’esistenza ordinaria, tra e come le altre.

“Lui – scrive McEwan – era solo un organismo trascurabile su un’immensa roccia rotolante in direzione est a mille miglia l’ora, lanciata in corsa nel vuoto tra la remota indifferenza delle stelle”. In un’ultima battuta, la lettura di Lezioni riempie e svuota, fa sentire fragili e finiti, tragicamente imperfetti, ma – magia della scrittura – meravigliosamente vivi. 

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