Rifiuti urbani SNPA Toscana

Rifiuti urbani in Toscana: differenziata sopra la media nazionale, ma il divario vero si vede tra province e comuni

Dopo anni di progressi, il quadro nazionale raccontato dal Rapporto ISPRA 2025 mostra un’Italia in cui la raccolta differenziata continua a crescere, ma con forti differenze territoriali e con una sfida sempre più chiara: passare dall’efficienza della separazione dei materiali alla capacità di “chiudere il ciclo”, riducendo rifiuti, migliorando la qualità delle frazioni raccolte e rafforzando il trattamento.

In Toscana, questa dinamica emerge in modo nitido: la regione supera l’obiettivo del 65%, ma le performance cambiano molto da provincia a provincia e, soprattutto, da comune a comune.

Il quadro regionale: sopra soglia, ma con produzione elevata

Guardando ai numeri complessivi, la Toscana può dirsi una regione “promossa”. Nel 2024 la raccolta differenziata raggiunge il 68,1%, superando l’obiettivo del 65% e collocandosi leggermente sopra la media nazionale. In termini assoluti, su circa 2,16 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti, oltre 1,47 milioni vengono raccolti in modo differenziato.

Ma, come spesso accade, la media racconta solo una parte della storia. Appena si scende di scala – dalle regioni alle province, e poi ai singoli comuni – emerge una Toscana fatta di realtà molto diverse tra loro: territori che hanno ormai consolidato modelli efficaci e altri che faticano ancora a stare al passo.

Una regione che produce molto

Un primo elemento da tenere a mente è la produzione pro capite, pari a 590 kg per abitante: un valore alto nel confronto nazionale. È un dato che riflette la presenza di grandi centri urbani, ma soprattutto il peso del turismo e delle seconde case, che “gonfiano” i rifiuti prodotti se rapportati alla sola popolazione residente. Questo rende la gestione più complessa e spiega perché, in Toscana, la sfida non sia solo differenziare meglio, ma anche ridurre la quantità complessiva di rifiuti.

Quando si scende ai comuni, la mappa cambia volto

È però a livello comunale che il quadro diventa davvero interessante – e, per certi versi, spiazzante. Accanto a realtà che hanno ormai superato l’80% di raccolta differenziata, persistono comuni sotto il 40%, e in alcuni casi addirittura sotto il 30%.

Ci sono vere e proprie eccellenze, spesso concentrate in aree omogenee. Nell’Empolese-Valdelsa e in parte della Piana fiorentina, comuni come CapannoriMontelupo FiorentinoEmpoliCertaldoCerreto Guidi e Gambassi Termeviaggiano stabilmente tra l’85% e quasi il 90%. Qui la raccolta differenziata non è più una sperimentazione, ma un sistema rodato, sostenuto da organizzazione del servizio, abitudini consolidate e continuità gestionale.

Anche in contesti più piccoli non mancano esempi positivi: Larciano, nel Pistoiese, supera addirittura il 90%, mentre in Lunigiana e nella costa apuana diversi comuni raggiungono o superano il 75–80%.

I grandi centri fanno (o disfano) i risultati

Allo stesso tempo, i grandi comuni pesano enormemente sugli esiti complessivi.
Firenze, pur in una provincia sopra il 70%, resta al 60,7%: produce da sola oltre 220 mila tonnellate di rifiuti, e il suo risultato incide in modo decisivo sul dato metropolitano.
Pisa è al 63,8%, con una produzione pro capite molto alta (800 kg/ab), mentre Pistoia si ferma al 55%, mostrando un ritardo marcato rispetto a molti comuni della stessa provincia. Anche Livorno resta sotto soglia (61,5%), contribuendo alle difficoltà del quadro provinciale.

Qui emerge un nodo centrale: senza il recupero dei capoluoghi e dei grandi centri, è difficile far crescere davvero la media regionale.

Il turismo come variabile strutturale

In Toscana, più che altrove, i numeri dei rifiuti raccontano anche la geografia del turismo. In molti comuni costieri o insulari la produzione pro capite supera abbondantemente i 1.000 kg per abitante.
BibbonaForte dei MarmiCastiglione della PescaiaCapoliveriCampo nell’Elba, fino alle isole minori come Capraia e Giglio, mostrano quanto la popolazione reale sia molto più alta di quella residente.

In alcuni casi la raccolta differenziata regge comunque (come a Forte dei Marmi), in altri no: Monte ArgentarioCapraia Isola e Isola del Giglio restano su valori molto bassi. Qui il problema non è solo organizzativo, ma strutturale: servizi pensati per una popolazione stabile faticano a reggere i picchi stagionali.

Le aree in maggiore difficoltà

Infine, restano diverse “zone d’ombra”, soprattutto in aree montane o interne, dove la raccolta differenziata è ancora lontana dagli obiettivi. In vari comuni dell’Appennino lucchese, del Pistoiese, del Pisano interno, dell’Aretino e del Senese si registrano percentuali inferiori al 40%. Sono territori dove incidono fattori logistici, dispersione abitativa e, spesso, una minore dotazione di servizi.

Una sfida che ora è tutta qualitativa

Nel complesso, la Toscana dimostra di avere le basi per fare bene: supera la soglia del 65% e presenta numerose esperienze consolidate. Ma i dati raccontano anche che il vero salto di qualità non verrà da un miglioramento “uniforme”, bensì da interventi mirati.

Ridurre la produzione nelle aree a forte pressione turistica, recuperare i grandi comuni sotto soglia e colmare i divari nei territori più fragili è la strada obbligata se la regione vuole non solo mantenere il 68,1%, ma trasformarlo in un risultato solido e duraturo. In altre parole, la sfida non è più solo differenziare, ma governare i rifiuti come parte integrante delle politiche territoriali, urbane e turistiche.

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