Energia

Rinnovabili in Italia: Sfide e Soluzioni per il Prezzo dell’Energia

Nel dibattito sul cosiddetto “DL Bollette”, emerge una critica netta da parte di Tomassetti (Octopus Energy): il provvedimento offre sollievo temporaneo ma non interviene sulle cause strutturali del caro energia. Secondo il manager, il decreto redistribuisce costi senza ridurre davvero il prezzo dell’elettricità, che in Italia resta legato al gas nelle ore chiave e quindi alle tensioni geopolitiche.

La vera sfida, sostiene Tomassetti, è cambiare la formazione del prezzo alla radice: più rinnovabili, più sistemi di accumulo, meno burocrazia e regole certe per favorire investimenti di lungo periodo. Solo riducendo il peso del gas nel mix elettrico si può abbassare il prezzo in modo stabile e competitivo per imprese e famiglie. Il decreto, conclude, “gestisce il presente”. La transizione energetica è ciò che può costruire il futuro.


1. Quali interventi concreti e immediati servono per accelerare davvero la diffusione di rinnovabili e sistemi di accumulo in Italia, andando oltre le misure emergenziali sui prezzi?

Per usare un paragone efficace, questo Decreto si concentra sul “termometro” (il prezzo finale) invece di curare la “febbre” (la dipendenza dal gas). Per un cambiamento strutturale e quindi un cambiamento affidabile e duraturo, serve immettere in rete più rinnovabili, utilizzare più batterie e gestire in modo intelligente la rete. Come? Nel Decreto ci sono delle indicazioni positive, come quelle di favorire i contratti di lungo termine da rinnovabili e semplificare le connessioni alla rete, ma non è abbastanza: le rinnovabili sono intermittenti per natura, per incentivarle concretamente bisogna snellire i processi burocratici e favorire l’installazione su larga scala, puntando anche su soluzioni come i sistemi di accumulo per evitare gli sprechi di energia pulita prodotta nelle ore di punta. Serve coinvolgere le persone e promuovere un uso più consapevole dell’energia, in grado, da un lato, di garantire benefici concreti ai consumatori e, dall’altro, di alleviare lo stress sulla rete nazionale nei momenti di picco. I capitali per investire in rinnovabili ci sono. Quello che manca sono tempi certi e possibilmente brevi per la loro diffusione. 

2. Il prezzo dell’energia oggi è determinato dall’ultima fonte necessaria a coprire la domanda, spesso il gas. Quali riforme del mercato elettrico ritiene indispensabili per valorizzare di più le rinnovabili e ridurre strutturalmente il legame con il gas?

Oggi in Italia siamo vincolati dal meccanismo del prezzo marginale. In questo sistema, il costo dell’elettricità per tutti è deciso dall’ultima fonte necessaria a coprire la domanda, che quasi sempre è una centrale a gas. È come se, comprando dieci cassette di frutta, pagassimo tutte al prezzo dell’ultima, la più cara, gonfiando la spesa totale.
Il disaccoppiamento formale dei prezzi, però, è una via fattivamente poco percorribile, la vera soluzione è strutturale: dobbiamo immettere più energia rinnovabile in rete, in modo da rendere sempre meno necessario l’intervento delle centrali a gas. Ogni ora in cui il sistema riesce a fare a meno del gas è un’ora in cui il prezzo scende in modo naturale e implicito: facendo in modo che non sia la fonte determinante per coprire il fabbisogno nelle ore chiave e premiando la flessibilità riusciremo a valorizzare le rinnovabili come la tecnologia più economica e sicura a nostra disposizione. 

3. In Paesi come la Spagna, dove le rinnovabili coprono più ore della domanda e incidono maggiormente sul prezzo, si registrano costi più bassi. Cosa può fare l’Italia – a livello normativo, autorizzativo e industriale – per replicare e adattare quel modello al proprio contesto?

La differenza tra l’Italia e la Spagna sta nel coraggio di aver integrato massicciamente le rinnovabili nel sistema. In Spagna chiamano le centrali a gas molte meno volte di noi, permettendo all’energia pulita di determinare il prezzo per molte più ore e abbattere così la media stagionale. Per replicare questo successo, l’Italia deve garantire agli investitori un quadro normativo certo: chi investe preferisce un rendimento meno alto, ma sicuro, e la stabilità dei tempi autorizzativi diventa determinante.

Serve inoltre un coinvolgimento attivo delle comunità, perché permetterebbe di ridistribuire i benefici delle rinnovabili sul territorio, rendendo l’installazione dei nuovi impianti non solo più veloce, ma anche meglio accettata e condivisa. In quest’ottica, sarebbero fondamentali misure come quelle che abbiamo già identificato nel nostro Manifesto, come per esempio il superamento del Prezzo Unico Nazionale (PUN) in favore dei prezzi zonali. Oggi il PUN è una media che impedisce ai consumatori di godere dei vantaggi geografici delle rinnovabili, mentre passare al prezzo zonale permetterebbe a chi vive in aree ad alta produzione di energia pulita di beneficiare direttamente di costi più bassi. 

4. In Francia il “Fonds Chaleur” ha sostenuto negli anni investimenti in rinnovabili termiche e reti di teleriscaldamento, riducendo la dipendenza dal gas. Ritiene che uno strumento analogo possa essere introdotto anche in Italia? Con quali priorità e quali fonti di finanziamento?

Guardiamo con favore a ogni iniziativa che miri a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili attraverso l’elettrificazione dei consumi, come anche il “Fonds Chaleur” francese. Tuttavia, in un contesto di scarsa disponibilità di fondi pubblici, il ruolo del Governo non deve essere solo quello di erogare sussidi, ma di abilitare gli investitori privati a fare la loro parte. La priorità, come detto, deve essere la creazione di un contesto normativo più certo, che favorisca la produzione e la flessibilità.
Per abbassare davvero le bollette, dobbiamo aumentare gli investimenti in tecnologie intelligenti e batterie di accumulo, che rendono la rete più verde e resiliente. Parallelamente, è fondamentale abbattere la burocrazia che oggi frena la realizzazione di nuovi impianti: semplificare le procedure e garantire tempistiche certe è la via maestra per avviare un cambiamento concreto e aumentare le rinnovabili. Le famiglie e le imprese non chiedono bonus temporanei, ma stabilità: regole chiare che permettano di investire oggi in tecnologie capaci di garantire benefici e risparmio anche per il futuro.

One thought on “Rinnovabili in Italia: Sfide e Soluzioni per il Prezzo dell’Energia

  1. Mi pare la scoperta dell’acqua calda. Ma forse non si capisce che continuando a dire che la colpa dei prezzi alti è il costo marginale del gas, si rischia di favorire chi vuole cambiare il sistema di formazione del prezzo a danno delle rinnovabili.
    Come ho scritto nel post che linko in fondo, prima dell’attuale aumento dei prezzi causato dalla guerra in Iran scatenata da Israele e USA, il costo di produzione del fotovoltaico era circa la metà del PUN, e questo ha contribuito a incentivare la presentazione di nuove richieste di installazione.
    Il prezzo del gas si può ridurre semplicemente ripristinando i rapporti commerciali con la Russia interrotti in contrasto con l’interesse nazionale.
    https://www.facebook.com/share/p/181XRQ44oR/

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