Ho avuto modo nel tempo di intervistare professori universitari, sindaci, assessori regionali e comunali, ex Ministri, questa volta si tratta di una persona “esperta”, per quanto ha provato sulla propria pelle gli effetti dell’esposizione a delle sostanze chimiche, e che poi si è ampiamente documentata ed ha approfondito il tema.
Del tema ci siamo già occupati in passato con l’articolo Dall’inquinamento indoor rischi più subdoli per la salute, questa volta ne parliamo con Donatella Stocchi, che tempo addietro mi ha inviato il suo libro, ancora inedito, “Fragranze, Aromi e Salute”, che mi ha spinto ad intervistarla. Una premessa che riprendo dal libro:
Ancora oggi, nell’immaginario comune, il termine “disabile” si associa solo a coloro che hanno un chiaro segno di “differenza”: una sedia a rotelle, le stampelle, l’accompagnamento di un cane guida, ecc… Eppure, tra le categorie di disabili ci sono sottopopolazioni che hanno disabilità invisibili, che non sono meno reali e complesse di quelle visibili. Nel mondo dei tecnici, “disabilità” è quindi un termine ombrello, sotto al quale rientrano esperienze e realtà molto diverse. (…) Nell’ambito della cosiddetta disabilità “ambientale”, ovvero direttamente relazionata all’inquinamento ambientale, si colloca la mia storia. A 35 anni mi sono ritrovata disabile, ma le barriere che mi impedivano di accedere alla società non erano architettoniche, bensì invisibili, chimiche e ambientali. Nella mia esperienza, il varco tra normalità e disabilità si è aperto improvvisamente a seguito di una esposizione acuta a sostanze chimiche, nella fattispecie un’anestesia generale gassosa di derivazione petrolchimica, che ho ricevuto durante un intervento di glaucoma. In seguito a questa “esposizione” – termine tecnico – ho dovuto rinunciare a tutto quello che facevo in precedenza, ma anche a tutto ciò che credevo di essere. Erano gli anni ‘90 e in Italia non c’erano informazioni su quella che sarebbe stata la mia diagnosi: Sensibilità Chimica Multipla (Multiple Chemical Sensitivity o MCS). Si trattava – e tutt’ora si tratta – di una patologia “negata”, ovvero non riconosciuta e soprattutto storicamente delegittimata. (…) Questa disabilità si manifesta con una costellazione di sintomi in cui sono coinvolti gli organi di senso (ma non solo), ma le persone che ne soffrono diventano gravemente malate per l’esposizione agli xenobiotici inquinanti (sostanze estranee al metabolismo degli esseri viventi). (…) Riguardo a me, la gravità dei sintomi nel momento in cui ho ritentato di entrare in contatto con dosi anche piccole di xenobiotici (e quindi con la società nel suo complesso), non ho più potuto avere un’occupazione, né godere di una vita sociale. Ho cercato di riorganizzare la mia vita al di fuori della concezione normale di “vita”. Prima ero una terapista della riabilitazione, ma avevo anche la passione della ricerca ed è così che, anche se ho dovuto confrontarmi con limiti inimmaginabili – come il non espormi alla carta, agli inchiostri, a una penna – ho cercato di documentarmi. Negli anni ho collezionato studi di ogni tipo, tutti inerenti a patologie relazionate all’inquinamento, alle profumazioni sintetiche e alle sostanze chimiche.
Perché scrivere un libro sulle fragranze?
Negli elenchi delle sorgenti inquinanti contenute nelle documentazioni pubbliche sull’inquinamento dell’aria, spesso non compare alcun riferimento alla contaminazione da fragranze. I terpeni odorosi (naturali o artificiali) contenuti nelle profumazioni rilasciano nell’aria Composti Organici Volatili (COV), che sono inquinanti precursori, insieme agli ossidi di azoto, del particolato secondario e dell’ozono. I ricercatori stanno cercando di identificare le fonti emergenti di inquinamento urbano nelle città di tutto il mondo, Europa, Stati Uniti e Cina. Il 28 febbraio 2018 hanno dato la notizia di aver determinato il profilo olfattivo di Innsbruck in Austria; rivelando che la città odora sempre più di profumo e corrisponde quindi alla tendenza internazionale delle altre metropoli. I nuovi studi suggeriscono che fino ad ora sono stati sottovalutati i COV provenienti dai prodotti di uso comune e quindi le profumazioni possono essere equiparate ai nuovi gas di scarico.
Infatti l’invisibilità sociale delle fragranze, le avvolge in una presunzione d’innocenza che le rende non solo onnipresenti, ma anche incredibilmente dannose per la salute.
I malati ambientali sono stati definiti nel tempo “I canarini delle miniere” perché reagiscono prima e più gravemente agli inquinanti chimici, anche a bassi livelli. Così come i minatori portavano i canarini nelle miniere di carbone per individuare precocemente la presenza di fughe di gas mortali, la società potrebbe cogliere, invece di negare, l’esperienza delle “Vittime del progresso” che sono state trasformate in “Sentinelle chimiche” per investigare sulle tossicità emergenti.
Cosa sono le fragranze, dove si trovano e perché possono causare danni alla salute?
Le fragranze non sono composte da un solo ingrediente (monotematiche), per fare una profumazione sono impiegate dozzine – a volte anche centinaia di sostanze – la maggior parte di questi composti sono sintetici e di derivazione petrolchimica. La loro caratteristica principale è la volatilità quindi l’evaporazione, per questo rilasciano COV – Composti organici volatili nell’aria che respiriamo. La definizione, quindi, di “fragranza” è un profumo, una miscela complessa di numerose sostanze chimiche volatili e altri ingredienti che forniscono un aroma, o mascherano un odore o entrambe le cose. Possiamo trovare in commercio un prodotto che contiene una fragranza aggiunta oppure è in gran parte composto da fragranza. Le fragranze possono essere naturali, “identiche” alle naturali e infine sintetiche o artificiali. Storicamente l’industria delle fragranze ha ricevuto tutela giuridica grazie alla disciplina dei segreti industriali, per cui nei regolamenti si trovano diverse eccezioni che riguardano i composti odoranti. Per legge, i composti delle fragranze possono essere indicati in etichetta da termini generici: “profumo”, “parfum”, “fragrance”, “aroma” e non hanno l’obbligo di divulgare tutti gli ingredienti contenuti. Nonostante le fragranze siano una categoria di ingredienti onnipresenti, paradossalmente risultano le meno regolamentate a causa di un intero sistema legislativo carente. In Europa c’è l’obbligo di indicare in etichetta nei cosmetici e nei detergenti solo 26 sostanze (attualmente 24 per la messa al bando del Lyral e Lilial) che sono risultate sensibilizzanti e allergizzanti, dopo una transizione di 3-5 anni questo elenco si estenderà ad altri 56 nuovi allergeni.
Nella società attuale le profumazioni e aromi sono contenute nella maggior parte degli articoli di uso quotidiano con varie percentuali (minimo 5%, massimo 40%) nei cosmetici, trucchi, prodotti per l’igiene personale, profumi, articoli per la detergenza del bucato, prodotti per le pulizie, disinfettanti, presidi medici, ecc. tra gli agenti profumanti i deodoranti ambientali per casa e automobile, i bastoncini d’incenso, le candele profumate, i diffusori di oli essenziali, gli insetticidi domestici e molto altro. I risultati delle indagini sulla popolazione statunitense, australiana, inglese, svedese e tedesca per la sensibilità ai prodotti profumati, ha rivelato che una persona su 3 riferisce uno o più problemi di salute anche invalidanti, derivati dall’esposizione personale o di seconda mano a prodotti profumati di uso comune, con perdita di giornate occupazionali o il lavoro stesso.
Cosa sono gli aromi artificiali, dove si trovano e perché possono causare danni alla salute?
Gli aromi artificiali sono stati scoperti casualmente nei laboratori, quando gli studiosi hanno constatato che alcune sostanze chimiche (esteri) emanavano esalazioni simili alla frutta. Un boom economico che ha caratterizzato gli anni ‘50 con la produzione di ogni genere di essenze di frutti e di fragranze sintetiche. Contemporaneamente all’età dell’oro dei cibi lavorati industrialmente è cresciuta di pari passo quella degli aromi chimici per conferire o modificare un sapore e/o un odore diverso o più intenso, fintantoché non sono emersi dubbi sulla loro sicurezza, che hanno condotto a degli atti legislativi. Per es. nel 1959 il numero di additivi aromatici per gli alimenti e le bevande erano più di 1.100, nel 2024 solo per la sigaretta elettronica aromatizzata si contano 1700 aromi disponibili in commercio. Gli aromi artificiali li troviamo oltre che negli alimenti, bevande, caramelle, anche in cosmetici, medicinali, mangimi e nella concia del tabacco. In etichetta quando troviamo “Aroma” siamo informati che si tratta di aromi natural-identici (dal punto di vista sensoriale e chimico sono uguali a quelli naturali ma di origine sintetica) e artificiali (prodotti in laboratorio tramite processi di sintesi chimiche impiegando anche molecole che non esistono in natura). Quando emergono dati scientifici che alcuni aromatizzanti “con l’uso” hanno effetti genotossici, cioè sono in grado di danneggiare il materiale genetico delle cellule e aumentare il rischio di cancro, le autorità provvedono a vietarne l’uso dal mercato. Come è successo di recente per gli aromi di affumicatura usati nei prodotti alimentari, ma non per tutti scatta l’immediato divieto, alcuni saranno gradualmente vietati con dei periodi di transizione da 2 a 5 anni. L’impiego della lunga lista di aromi e additivi alimentari sta alimentando inoltre le allergie “nascoste” nel piatto. Un quattro per cento di persone risulterebbe “intollerante” ad uno o più additivi secondo i dati allergologici del 2016.
Cosa sono gli oli essenziali, dove si trovano e perché possono causare danni alla salute?
Gli oli essenziali sono dei composti odorosi e volatili di origine naturale ricavati da fonti vegetali.
Ogni olio essenziale può contenere oltre 100 composti diversi, appartenenti alle seguenti classi chimiche: alcoli, aldeidi, chetoni, esteri, fenoli, sesquiterpeni e terpeni. Nell’Unione Europea a causa di un utilizzo incauto degli oli essenziali, ai quali sono attribuiti effetti tossici, irritativi, sensibilizzanti, fotosensibilizzanti e neurotossici, sono stati classificati come prodotti chimici pericolosi. Gli oli essenziali devono sottostare a diversi riferimenti normativi che sono determinati da una specifica destinazione d’uso. Per la salute e sicurezza ricevono Frasi H/P per le indicazioni di pericolo e misure di protezione. L’imballaggio deve essere dotato di una chiusura di sicurezza per i bambini. Gli oli essenziali li troviamo nei cosmetici, usati come aromi alimentari, negli integratori alimentari, commercializzati come profumatori ambientali, usati per disinfettare, decalcificare e pulire superfici, impiegati in detersivi e ammorbidenti, usati negli aerosol come deodoranti e insetticidi, possono essere offerti come medicamenti o prodotti medicinali. In Europa e Stati Uniti è stato segnalato un aumento della frequenza e della gravità degli avvelenamenti da oli essenziali. Nell’ultimo aggiornamento dell’Unione Europea del 2023 che riguarda l’etichettatura delle fragranze allergizzanti nei cosmetici e nei detergenti prevista nei prossimi 3-5 anni, sono elencate materie ricavate da estratti naturali e alcuni oli essenziali. Anche gli oli essenziali negli studi di ricerca emettono COV, alcuni di questi considerati potenzialmente pericolosi ai sensi dei regolamenti federali.
Quali sostanze chimiche sono impiegate nella formulazione di questi prodotti che utilizziamo nella nostra vita quotidiana?
Secondo l’IFRA (International Fragrance Association), l’organismo di autoregolamentazione dell’industria delle fragranze che ha un evidente conflitto di interesse in quanto trae profitti dagli stessi prodotti che autoregola, nell’edizione 2022 The IFRA Transparency List, l’elenco delle sostanze che possono essere impiegate nelle profumazioni sono 3.619, di cui 3.224 sono ingredienti di fragranze e 395 ingredienti funzionali. Gli ingredienti funzionali spaziano tra fissativi, coloranti, pigmenti, antiossidanti, solventi, plastificanti, tensioattivi, assorbitori di UV, conservanti, agenti tampone ecc. Sempre in quella edizione troviamo un elenco di 992 sostanze naturali complesse. Purtroppo questo programma di sicurezza interno alle industrie viene messo in discussione quando le sostanze contenute nella IFRA Transparency List possono essere trovate sugli elenchi ufficiali e autorevoli di sostanze chimiche tossiche in tutto il mondo. In ogni caso nel lontano 2003, Bickers et al hanno stillato una classificazione degli ingredienti delle fragranze in base alla struttura chimica. Ben 1500 sostanze chimiche appartengono solo a 5 gruppi: esteri (707), alcoli (303), chetoni (259), aldeidi (207), eteri (100). Le sostanze chimiche utilizzate per creare i composti delle fragranze possono risultare asmogene (scatenano l’asma), cancerogene (causano il cancro), interferiscono con il sistema endocrino (alterano la funzionalità ormonale), neurotossiche (influenzano le funzioni mentali, stati d’animo e movimento) e obesogene (favoriscono la sindrome metabolica, il diabete e aumento di peso indipendentemente dalla dieta o dall’esercizio fisico). Queste sostanze chimiche abbassano l’immunità e possono irritare gli occhi, i polmoni, le vie nasali e l’intero apparato respiratorio, aumentando la sensibilità ad altri allergeni.
Per un normale consumatore è possibile individuare nei prodotti che acquista queste sostanze componenti che possono essere dannose per la salute?
Non c’è nessun regolamento a livello internazionale che richieda la completa divulgazione in etichetta di tutte le sostanze che compongono una fragranza. I consumatori possono solo controllare per es. nei cosmetici, l’INCI (Nomenclatura internazionale degli ingredienti cosmetici) del prodotto se compaiono parole come Profumo, Fragranza, Aroma. Infatti per non esporsi a sostanze chimiche tossiche di cui non è dato sapere, il suggerimento è di scegliere articoli senza profumo. Nella UE hanno l’obbligo di essere indicate oltre al termine “Parfum” le sostanze che appartengono alla lista degli allergeni e sensibilizzanti che è composta al momento da 24 elementi. Anche la cosmesi naturale non offre garanzie per le carenze di linee guida standardizzate affinché il prodotto sia sicuro e non ci siano sostanze con proprietà dannose. I prodotti naturali possono alla fine comprendere un 10% di sostanze vegetali (salvo poche eccezioni) il resto sono conservanti, tensioattivi, emulsionanti, ecc. Infatti anche l’Istituto Superiore di Sanità ha dedicato nei Rapporti ISTISAN 19/24 Cosmesi e Salute un intero paragrafo alla Cosmesi Naturale. Dagli studi europei della ricercatrice tedesca Ursula Klaschka è emerso che i consumatori non sono consapevoli delle sostanze chimiche pericolose presenti nei prodotti, poiché non basta “sapere”, bisogna poter “comprendere” la terminologia degli ingredienti e di eventuali simboli contenuti nelle etichette.
Vorrei portare brevemente l’esempio di “Il caso Lilial”. Si tratta di una fragranza denominata con diverse terminologie che è stata vietata in Europa dal 1° marzo 2022 nei “cosmetici” perché “reprotossica”, capace di nuocere al feto, tossica per la riproduzione e responsabile di sensibilizzazione cutanea (classificata come CMR1B per categoria H360). Era già da molto tempo nella lista delle 26 sostanze allergeniche, una aldeide famosa e molto utilizzata dall’odore floreale. Sono serviti anni per dimostrare la sua pericolosità e altrettanti per il periodo di transizione. Nondimeno sul Rapex, il sistema di allerta rapida europeo per i prodotti non alimentari, la Guardia di Finanza ha segnalato e sequestrato cosmetici con ritiri dal mercato dal 06/2023 al 12/2024, mentre i distributori e i produttori hanno continuato ad ignorare il problema. Ma la messa al bando riguarda solo i cosmetici non i prodotti per la pulizia della casa e i detersivi. Per il principio di precauzione sarebbe saggio utilizzare articoli che non ne fanno uso. Il Lilial è stato trovato nei test del 2024 sui repellenti per zanzare insieme ad altre sostanze vietate.
Lei parla nel suo libro di “inquinamento olfattivo”, vuole spiegarcene il significato?
L’olfatto è da sempre un senso alquanto complesso ma poco studiato, mentre riveste un grande interesse commerciale per i maestri profumieri. Erroneamente viene considerato non fondamentale per la sopravvivenza e quindi inferiore alla vista e udito. Questo senso anche se non ne siamo consapevoli è sempre attivo perché legato alla respirazione e percepisce costantemente informazioni sull’ambiente che ci circonda e le invia direttamente al sistema limbico del cervello. Per cui la percezione degli odori influenza in modo conscio o inconscio le nostre emozioni, i comportamenti, le scelte, i giudizi e … gli acquisti. Anche questo senso patisce i danni dell’inquinamento dell’aria, infatti attraverso il naso respiriamo mediamente 12.000 litri d’aria ogni giorno. Già dal 1996 sono stati fatti studi che hanno confermato che gli agenti inquinanti come l’ozono e il particolato (oltre al fumo di tabacco) danneggiano l’epitelio olfattivo e di conseguenza il cervello. La diminuzione dell’olfatto (iposmia) o la perdita totale (anosmia), che spesso comporta anche un danno sensoriale del gusto in quanto collegato, sta colpendo una parte rilevante della popolazione. Le modifiche della funzione olfattiva sono sia qualitative sia quantitative. Si tratta di un organo di senso bersagliato da patologie che interessano le vie respiratorie superiori, ma anche altre malattie corporee, traumi, farmaci ed esposizioni chimiche per es. ai pesticidi. In particolare la perdita dell’olfatto sta diventando un indice diagnostico di patologie neurodegenerative. Ma anche gli stili di vita, per esempio l’uso di superprofumazioni, comportano esposizioni prolungate e/o elevate concentrazioni che possono affaticare la funzione dell’odorato. “Nella fattispecie, nel caso dell’olfatto, l’adattamento a un certo odore significa la perdita di sensibilità verso quel particolare stimolo, con la possibilità che a poco a poco la percezione di quell’odore si affievolisca, scomparendo del tutto” (Kim 2020). Infatti dopo l’emergenza Covid, in cui molte persone hanno riportato una perdita di olfatto e/o gusto che potrebbe non essere stata recuperata, si sta assistendo alla realizzazione da parte delle industrie profumiere di iperprofumazioni sempre più persistenti e intense nel tentativo di raggiungere ogni strato della popolazione.
Quali sono le persone maggiormente esposte a questi rischi per la salute?
Nel corso dell’esistenza umana ci sono diverse finestre di maggior vulnerabilità per l’esposizione a sostanze chimiche come quelle contenute nei composti di fragranza: le donne in gravidanza, gli embrioni, i feti, i bambini nei primi 1000 giorni di vita, gli adolescenti (i gameti), le persone malate, individui sottoposti a chemioterapia, gli anziani. Inoltre ci sono sottopopolazioni particolarmente vulnerabili alle fragranze in base agli studi della prof. Anne Steinemann e collaboratori come: asmatici, cefalalgici, allergici, persone con disturbo dello spetro autistico, individui affetti da sensibilità chimiche multiple. Da altri studi e ricerche il contatto con le fragranze può scatenare: dermatite allergica da contatto (DAC), dermatite irritativa da contatto (DIC), dermatite da contatto trasmessa per via aerea di origine non vegetale (Airborne-contact dermatitis ABCD), dermatite atopica (malattia dermatologica che colpisce più frequente neonato e bambino ma può manifestarsi ad ogni età). Infine sono reattivi alle superprofumazioni individui con neurodivergenza, persone altamente sensibili P.A.S, individui affetti da iperosmia e le donne in gravidanza (iperosmia gravidica). Le donne hanno un rischio superiore di sviluppare allergie cutanee rispetto agli uomini, come sono maggiormente affette da cacosmia.
Infine ci sono diverse professioni che espongono i lavoratori con maggiore intensità a queste sostanze volatili: parrucchieri, estetisti, massaggiatori, infermieri geriatrici, addetti alle lavanderie. Con la moda dilagante dei profumatori ambientali che sono erogati costantemente all’interno di attività commerciali, ricreative e sanitarie, insieme allo stoccaggio negli ipermercati di grandi quantitativi di cosmetici, detersivi per la casa e il bucato, ci sono sempre più lavoratori che manifestano problematiche di salute. Per concludere vanno aggiunti anche i dipendenti impiegati nelle industrie di profumi e aromi, come pure gli abitanti che vivono in siti contaminati da queste produzioni inquinanti.
Per concludere, vuole provare a condensare in un paragrafo il messaggio che vuole mandare ai nostri lettori?
- Molti consumatori ritengono che i prodotti in commercio siano perfettamente sicuri e non rappresentino alcun pericolo e finiscono per abusarne. Invece dovrebbero essere maggiormente informati per comprenderne i rischi. Questo sarebbe un elemento per una strategia di riduzione dei pericoli per la salute. L’IFRA nel 2000 avvisava i consumatori che “i prodotti profumati possono essere usati solo in quantità tale da essere percepibili alla distanza di un braccio”.
- Le fragranze attualmente possono essere equiparate per l’impatto sulla qualità dell’aria alla lotta che si è fatta in passato per la campagna contro il fumo di tabacco. Infatti si può correttamente utilizzare il termine “fragranze di seconda mano” perché anche queste non sono evitabili. Esistono già nel mondo “politiche senza profumo” nell’ambito dell’istruzione, ospedali, luoghi di lavoro, enti sociali ecc. per tutelare i lavoratori e gli utenti.
- Considerato che le bambine di età inferiore10 anni fanno già un uso giornaliero di cosmetici, che dalle statistiche del 2023 gli uomini ne usano quotidianamente 11 e le donne 13, ma che circa il 10% degli adulti utilizza più di 25 prodotti al giorno; considerato che i cosmetici sono sempre sulle prime pagine delle riviste per i consumatori perché nei test si evidenziano sostanze preoccupanti per la salute e le pubblicità sono ingannevoli; sarebbe fondamentale prima degli acquisti leggere le etichette e servirsi di Biodizionari online per informazioni sulle sostanze chimiche contenute, almeno per quelle dichiarate.
- Grazie all’Istituto Superiore di Sanità, è tempo di sfatare il mito mediatico tanto in voga, “del profumo di pulito”, perché il pulito non ha nessun odore, anzi proprio il contrario quando siamo in presenza di odori la qualità dell’aria non è salubre. Il ricercatore Gaetano Settimo è il Coordinatore del Gruppo di Studio Nazionale (GdS) Inquinamento Indoor dell’ISS.
- Gli articoli che hanno l’impatto più pesante sulla qualità dell’aria interna ed esterna sono i prodotti per la lavatrice e l’asciugatrice, sono in grado con le loro superprofumazioni di contaminare rioni, quartieri e migrano perfino in località non abitate. La Dr. Claudia Miller (allergologa e immunologa) presso il UT Health San Antonio – The University of Texas – Health Science Center a San Antonio è seriamente preoccupata per l’impatto dei detersivi e degli ammorbidenti che creano nuvole invisibili di COV che si trovano intimamente vicine all’apparato respiratorio e come ricercatrice aggiunge che sono facilmente misurabili. La dicitura in etichetta “ipoallergenico”, “senza allergeni” “per pelli sensibili” non è una garanzia che non contengano alti dosaggi di profumi allergeni, non regolamentati. L’invito per il benessere delle famiglie è quindi per la salute futura dei figli e degli animali domestici è di scegliere prodotti senza profumazione, mentre per una morbidezza ecologica si suggerisce l’uso dell’acido citrico anidro. Anche l’ambiente ringrazierà per un bucato più sostenibile, con una minore contaminazione dell’aria, dell’acqua, del suolo, e danni alla flora e fauna. Ricordiamo che le perle superprofumate per bucato hanno causato il dirottamento di emergenza del Superjumbo A380 della British Airways con 469 passeggeri a bordo il 13 luglio 2024.
- L’aria pulita è un diritto umano? Sappiamo che l’aria è una sola, che sia interna (indoor) o esterna (outdoor). Che l’aria pulita sarebbe necessaria a una buona parte degli esseri biologici, che pertanto doversi chiedere se c’è un diritto per poterla avere, esprime una contrarietà alla necessità stessa, questo dimostra quanto stia diventando assurda la condotta umana.
Ricordiamo che tutti condividiamo l’aria!


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