Mobilità

I mezzi di trasporto utilizzati per recarsi al lavoro o nei luoghi di studio

Ogni anno ISTAT aggiorna i dati relativi agli spostamenti sistematici per motivi di lavoro e studio con l’indicazione dei mezzi di trasporto utilizzati, la cosiddetta ripartizione modale. Purtroppo questi dati sono disponibili fino al dettaglio del singolo comune solamente con riferimento all’anno dell’ultimo censimento generale (2011). Per gli anni successivi le informazioni sono disponibili solo a livello aggregato (regione, dimensione per comuni e complesso delel aree metropolitane).

Questo costituisce sicuramente un problema per una valutazione approfondita delle tendenze rispetto alle scelte modali degli italiani, in relazione alle azioni messe in campo per favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile. Se poi si considera anche che nell’ultimo decennio si è sviluppata la propensione verso stili di vita più complessi ed eterogenei delle persone, accelerata dalla diffusione delle nuove tecnologie legate alla connettività delle persone e delle cose, la ripartizione modale ottenuta esclusivamente dagli spostamenti sistematici risulta sempre meno esaustiva e descrittiva delle dinamiche delle persone. Viene stimato, Infatti, che gli spostamenti sistematici rappresentano una quota variabile tra il 30% e il 40% di tutti gli spostamenti giornalieri.

Quale ripartizione modale ottimale in una logica “europea”

In ogni caso è importante considerare i dati che l’Istituto Nazionale di Statistica ci mette a disposizione. In un precedente articolo avevamo visto questi dai al 2019 (prima della pandemia), che tanto ha inciso sulle abitudini di mobilità degli italiani. Ora sono disponibili i dati fino all’anno passato e per questo proviamo qui a confrontare i dati 2019 con quelli 2022.

Abbiamo visto nell’articolo Il divario dallo stato attuale che le città devono colmare per raggiungere nel 2030 standard europei di mobilità sostenibile che le città italiane hanno un tasso di motorizzazione fra i più elevati di Europa, per cui è indispensabile una consistente riduzione di questi veicoli circolanti (determinata dall’aumento degli spostamenti attraverso il trasporto pubblico non inquinante, la mobilità attiva e quella condivisa). Prendendo a riferimento uno studio sul tema dell’ISFORT, nel quale sono indicati i dati relativi al  «tasso di mobilità sostenibile» nelle principali città europee (calcolato come somma della quota di spostamenti a piedi + bici+ mezzi pubblici sul totale), è stato individuato come standard obiettivo per la ripartizione modale, una quota del 65% che comprenda gli spostamenti con il trasporto pubblico, la mobilità attiva e quella condivisa.

D’altra parte anche recenti elaborazioni sui dati Google a livello europeo a cura della Campagna Clean Cities mostrano che questo livello è già raggiunto o superato in città come Madrid (65%), Amsterdam e Berlino (68%), Stoccolma (69%).

Mobilità per motivi di lavoro

Dai grafici che seguono si può apprezzare a colpo d’occhio che la situazione è abbastanza differenziata nelle diverse realtà italiane. Nel complesso la mobilità privata è ben lontana da essere anche solo vicina all’obiettivo che sora abbiamo delineato di limitarsi a garantire meno del 35% degli spostamenti. l dato nazionale nel 2022, per gli spostamenti quotidiani per recarsi al luogo di lavoro da casa, era del 79,6% (in crescita rispetto al 2019, quando si attestava su una percentuale di poco inferiore del 78,7%).

La variabilità che possiamo rilevare dai dati disponibili è molto alta e, per quanto riguarda la dimensione territoriale regionale varia dal massimo (nel 2022) dell’86,9% dell’Umbria al minimo del 68,4% del Trentino Alto Adige. Rispetto alla popolazione presente nei comuni, la motorizzazione privata registrata la percentuale minore (sempre nel 2022) nei comuni con più di 50.000 abitanti (76,8%). Un dato che diventa ancora più significativo se vediamo la percentuale relativa alle zone centrali delle aree metropolitane (vedi lo studio ISTAT sui profili delle città metropolitane ed esempio immagine a fianco ripresa da quello studio) nelle quali questa percentuale registra il valore minimo fra tutti quelli visti, il 64,7%. A questa incidenza “minore” della mobilità con mezzi motorizzati privati corrisponde quella più elevata per il trasporto pubblico (30,9%).

Per quanto riguarda la mobilità ciclabile l’incidenza maggiore si registra in Trentino Alto Adige (7,5%), Emilia-Romagna (6,4%) e Veneto (6,3%).

Mobilità per motivi di studio

Piuttosto diversa la situazione per quanto riguarda gli spostamenti sistematici verso i luoghi di studio (istituti scolastici ed universitari). In generale l'incidenza di coloro che utilizzano mezzi propri a motore sono significativamente inferiori rispetto a coloro che si recono sui luoghi di lavoro: fra il minimo del 22,7% del Trentino Alto Adige ed il massimo del 61,6% in Umbria.

Importante quasi ovunque la percentuale di coloro che vanno a piedi a scuola/università, probabilmente grazie alla vicinanza degli istituti della scuola primaria e secondaria inferiore, fino ad una percentualedel 43,8% nelle zone centrali delle aree metropolitane.

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