
Nei giorni scorsi l’associazione ambientalista Greenaccord ha presentato il documentario “Oltre i luoghi comuni” realizzato con Italia Libera Editrice ed il supporto di Esper società benefit.
“Un luogo comune è come un falso che ha avuto successo” (Pino Caruso)
“Gli alleati del luogo comune:
il primo alleato di certo la fretta,
il secondo alleato è la pigrizia,
un terzo alleato è l’abitudine”. (Walter Meregalli)”
Di rifiuti urbani abbiamo parlato in più occasioni presentando tanti dati relativi alla loro produzione, raccolta e smaltimento.
Questo video costituisce un’interessantissimo mezzo per ascoltare dalla voce dei protagonisti buone pratiche realizzate in varie parti d’Italia, comuni grandi, medi e piccoli da nord a sud.
Luca Mercalli ed Igor Staglianò ci guidano in questo percorso, con il contributo anche dell’ex Magistrato Gianfranco Amendola e di Enzo Favoino, partendo da una constatazione
“abbiamo esperienze in Italia che sono all’avanguardia nel mondo, ma abbiamo amche il contrario, delle situazioni che gridano vendetta. Come dobbiamo fare? Andiamo a copiare da quelle che funzionano.”
Nel corso del video si ascoltano dalle parole degli amministratori di Capannori, Parma, Trento, Ragusa, Cattolica, Cagliari, Modugno (BA), Bitetto (BA), Santeramo in Colle (BA) Oriolo Romano (VT) Fiumicino (RM), esperienze virtuose di raccolta differenziata, tariffazione puntuale, riduzione dei rifiuti prodotti, riuso.
La narrazione degli amministratori parte dalla attivazione in realtà molto diverse del servizio di raccolta “porta a porta” dei rifiuti. Una scelta non facile, che ha dovuto affrontare “la paura del cambiamento” con, in alcuni casi, “anche momenti di agitazione”, ma affrontando insieme ai cittadini le prime fasi di difficoltà, e realizzando “servizi personalizzati sul tipo di comunità e territori”, creando “fondamentali sinergie fra cittadini, amministrazione, azienda di pulizia locale” in tutte queste realtà, in pochi anni si sono compiuti balzi in avanti nella quantità di raccolta differenziata, raggiungendo percentuali anche superiori all’80%.

Ovunque è stato essenziale l’attenzione alla comunicazione e il coinvolgimento dei cittadini nel progetto, che ha prodotto la collaborazione dei cittadini, la loro responsabilizzazione, anche in zone densamente abitate (ad esempio con edifici con più di 200 appartamenti) e in zone turistiche, dove il numero di abitanti nei mesi estivi si quintuplicano rispetto all’inverno. Ora “sono i cittadini che ci tengono a tenere il quartiere pulito”, vige il “decoro, la pulizia, il rispetto delel regole”.
Singolare l’esperienza di un comune nel quale il “cambiamento” è stato celebrato collegandolo ad un “rito”, il “funerale del cassonetto”, che ha costituito un momento simbolico fortissimo, un momento di cesura, rimasto poi nella memoria colletiva come “un modo di dire in città”.
“Si può differenziare tanto e bene, con buono spirito di collaborazione dei cittadini“. Nelle storie raccontate, questo può essere fatto – dopo che il sistema di raccolta porta a porta si è consolidato – introducendo la tariffazione puntuale. Altro elemento comune fra le esperienze presentate nel documentario.
Mutuando il principio “chi inquina paga”, si stabiliscono dei benefici per chi inquina di meno. La tariffazione puntuale costituisce una “leva economica molto importante che ha acconsentito ovunque di fare un ulteriore salto di qualità in termini quantitativi e qualitativi della raccolta differenziata, ma anche nella riduzione della produzione di rifiuti.”
Un altro luogo comune da sfatare: “non faccio la differenziata, perchè tanto buttano tutto insieme”. E’ possibile farlo, dando la possibilità ai cittadini di verificarlo direttamente. Ci sono casi in cui “sono stati organizzati pullman di cittadini per far vedere dove andavano i rifiuti differenziati raccolti”. E’ indispensabile essere trasparenti per poter “dimostrare al cittadino quello che effettivamente viene fatto“. Una differenziata di qualità è diventata in questi comuni anche una fonte di introiti, vendendo alle aziende che li riciclano i materiali raccolti. Nel video, poi si entra dentro queste aziende, facendo vedere come operano: il porta a porta deve necessariamente accompagnarsi ad un sistema di impiantistica per il riciclo.

D’altra parte, come ricorda Gianfarnco Amendola, l’indicazione dell’Unione Europea nella strategia dell’economia circolare, “il miglior rifiuto è quello non prodotto“.
In questa direzione vanno le iniziative che favoriscono il riuso dei materiali. Nel documentario si raccontano le esperienze di centri, gestiti da associazioni, localizzati vicino a centri di raccolta, per favorire il riuso di oggetti, dando loro una seconda vita.
Ed ancora, in questa direzione, la diffusione del compostaggio domestico, o con “compostiere di comunità”, che permettono di chiudere il ciclo in loco, sempre accompagnandolo anche con incentivi economici.
Progetti che re-introducono il “vuoto a rendere” ed il “sistema cauzionale“, ormai diffuso in 15 paesi europei, non solo del nord-Europa, che permettono in modo facile come l’acquisto la restituzione al negoziante per avviarlo alla filiera del riuso.
Peraltro il documentario sottolinea anche come sia necessario agire a livello industriale e che per fare meno rifiuti, che costituisce l’imperativo, in quanto “la nostra qualità della vita è minacciata dalla produzione di più rifiuti“; è necessario anche introdurre precise regole in sede di produzione: riparabilità, non obsolescenza programmata, facile separabilità delle parti, ecc.
Ed infine: “dobbiamo fare in fretta, non c’è più tempo, le leggi fisiche non aspettano i nostri ritardi, la crisi climatica” è qui ed ora e le sue conseguenze possono essere irreversibili.
La speranza, vedendo questo ottimo documento visivo è che “raccontare buone esperienze possa metterle in circolo, per farle approdare in altre realtà”, perchè ancora c’è molto da fare in tante parti d’Italia.

