Ambiente

Le risposte dei cittadini italiani ad un questionario su amministrazione pubblica, imparzialità corruzione e sul Covid-19

Nel 2021 il Quality of Government (Qog) Institute, che è un istituto di ricerca indipendente presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Göteborg in Svezia, ha effettuato una indagine raccogliendo le opinioni di oltre 129.000 intervistati in un totale di 208 regioni in tutti i 27 Stati membri del l’UE, per predisporre l’European Quality of Government Index (l’EQI) un indicatore composito prodotto sulla base delle risposte a 19 domande nelle quali vengono affrontati temi quali la qualità dei servizi pubblici (istruzione, sanità, sicurezza), l’imparzialità di questi servizi, e la presenza di fenomeni di corruzione.

In precedenti articoli abbiamo visto l’indice europeo della qualità delle amministrazioni pubbliche e le risposte dei cittadini dei singoli stati dell’Unione Europea alle domande del questionario su amministrazione pubblica, imparzialità corruzione e sul Covid-19.

Ora vediamo in dettaglio le risposte date nelle varie regioni italiane alle domande dello stesso questionario, che sono state proposte ad un campione di circa 600 persone per ogni regione e provincia autonoma del nostro Paese, per un totale di quasi 13mila interviste effettuate. I grafici proposti sono tutti interattivi, pertanto è possibile ordinare ogni singola colonna in senso ascendente/discendente.

L'indagine (ai fini della predisposizione dell'EQI) si sofferma in particolare su tre principali servizi pubblici: l'istruzione, i servizi sanitari e quelli per la sicurezza (polizia), per poi affrontare altri temi (fiducia nelle istituzioni, atteggiamento verso problematiche quali l'intervento statale sull'economia, l'immigrazione, i diritti civili, la pandemia covid-19.

In particolare si vede che la maggior parte degli intervistati nel corso del 2021 ha usufruito del servizio sanitario pubblico e, in misura minore, dell'istruzione pubblica.

Complessivamente i cittadini italiani danno un giudizio positivo di questi servizi, il giudizio sull'istruzione e la polizia è migliore che nella media europea. Nei giudizi si registrano differenze anche sensibili fra le varie regioni. Minori quelle relative a servizi di carattere statale come il sistema di istruzione pubblica , giudicato almeno sufficiente ovunque, e la sicurezza, per il quale solo in Campania si registra una valutazione insufficiente. Maggiori invece le differenze per quanto riguarda il sistema sanitario regionale con valutazioni insufficienti - anche gravi - in otto regioni, tutte del sud Italia, ed un giudizio più che positivo (voto >7) in sei regioni del centro-nord.

Un secondo blocco di domande - anche queste utili per la predisposizione dell'EQI - propone una valutazione sulla "imparzialità" nella loro erogazione di questi servizi pubblici. Anche in questo caso prevalgono a livello nazionale i giudizi che ritengono che essi siano forniti in modo equo, anche se emergono diversità notevoli, in particolare modo per quanto riguarda le regioni del meridione, ed in particolare per il servizio sanitario. Infatti in questo caso, sempre nelle stesse regioni in cui è stato dato un giudizio negativo si ritiene che il servizio non sia garantito in modo imparziale.

Attraverso altre domande "di controllo" la valutazione precedente riguardo alla imparzialità dei servizi pubblici è parzialmente modificata, in quanto l'utilizzo di una scala diversa (da 1:4 invece che da 1:10) che costringe gli intervistati a formulare giudizi più netti, fa emergere valutazioni più critiche.

L'istruzione e la sicurezza continuano a registrare valutazioni migliori, ma emergono criticità per la prima in nove regioni, fra cui anche Umbria e Lazio (oltre a quelle del sud) e ben 12 per il giudizio sulla polizia; in questo caso alle "solite" regioni meridionali si aggiungono anche Marche, Lazio, Umbria e Bolzano.

Per quanto riguarda il sistema sanitario le uniche due regioni che si "salvano" da un giudizio critico riguardo alla imparzialità sono (ma per il "rotto della cuffia") Friuli Venezia Giulia e Veneto, tutte le altre fanno emergere una valutazione critica.

Il tema della "corruzione" costituisce una delle componenti principali che contribuisce a determinare l'EQI. Le prossime domande si concentrano su questo tema, prima con valutazioni di carattere generale e poi con esperienze dirette.

Anche in questo caso, nel complesso delle regioni italiani sembra che i fenomeni correttivi siano abbastanza limitati, anche se in alcune regioni, invece, appaiono significativi. La regione con giudizi più critici è la Calabria che registra valutazioni che ritengono presente la corruzione per tutte le tipologie di servizi considerati (appena al di sotto della metà per la polizia), con una punta davvero inquietante (6,56) per la sanità. Particolarmente grave anche il fatto che la corruzione sembra sia necessaria in questa regione "per ottenere alcuni servizi pubblici di base".

Per quanto riguarda alcune regioni dalle domande relative alle esperienze dirette, emergono conferme davvero preoccupanti su casi effettivi di corruzione che fanno pensare e richiedono azioni decise. Anche

Se sono inaccettabili anche percentuali molto contenute (intorno al 2-3%) che segnalano conoscenza diretta di episodi corruttivi, e che sembrano costituire uno "zoccolo duro" presente ovunque, sono davvero allarmanti situazione dove (soprattutto per il servizio sanitario) si registrano percentuali elevate, oltre il 5% (fino al 9% della Campania) in 6 regioni - fra le quali la Lombardia nel nord Italia - di "richieste da parte di un funzionario pubblico di doni o mazzette".

Nel grafico che segue i dati (in valore assoluto) a livello provinciale. Va sottolineato che scendendo a questa dimensione i numeri dell'indagine non possono più essere considerati rappresentativi, ma comunque l'entità del fenomeno in qualche modo è documentata. (cliccando sulla singola provincia sono visibili i dati per tutte e quattro le domande).

Nella seconda parte del questionario, sono state poi proposte alcune domande, non finalizzate alla redazione dell'EQI, ma che sono di notevole interesse e che riflettono un giudizio sulla situazione economica e sociale anche alla luce della pandemia da Covid-19.

Riguardo alla situazione economica il giudizio degli intervistati italiani è piuttosto negativo (in italia un po' di più che nella media europea), anche in questo caso le regioni del centro-sud sono quelle nelle quali emergono maggiori preoccupazioni, mentre un alcune del nord Italia si è più ottimisti della media europea.

Riguardo alla fiducia nel Parlamento il giudizio è ben al di sotto della "sufficienza" e non è superiore a tale soglia in nessuna regione; colpisce anche una certa sfiducia nelle altre persone, segno di una messa in discussione della "comunità".

Riguardo all' "attaccamento" ai vari livelli territoriali (regione, nazione, Europa) in Italia, un tempo il Paese più europeista di tutti, prevale l'attaccamento alla nazione, poi alla regione e quindi all'Europa (va peraltro detto che si tratta di pochi decimali di differenza).

Alcune domande finali rilevano gli orientamenti dei cittadini italiani su temi scottanti e divisivi, quali il governo dell'economia, l'immigrazione, i diritti civili, i valori tradizionali.

Significativa in Italia, rispetto alla media europea, la prevalenza di una richiesta di intervento pubblico in campo economico e di salvaguardia dei ceti più deboli, assegnando un voto medio che varia fra 7,70 (in Valle D'Aosta) e 8,44 (in Calabria) alla domanda "Il governo del suo Paese dovrebbe ridurre le differenze nei redditi della gente tassando la gente più ricca ed favorendo il benessere ai poveri." Non molto diverse le risposte alla domanda "I governi dovrebbero controllare i prezzi e i salari." Un orientamento che appare abbastanza diverso da quanto emerge dai media, dove il liberismo in economia è ancora predominante.

Allo stesso modo anche la domanda sulla immigrazione sembra mostrare un Paese dove il tema è molto meno "caldo" di quanto appaia sui media, infatti si registra una media del 4,41 - inferiore a quanto emerso a livello europeo - e dove il massimo di propensione "anti-immigrazione" risulta in Friuli Venezia Giulia e Veneto con un voto di 4,70 alla domanda "Nel complesso la situazione è peggiore a causa delle persone che vengono a vivere qui da altri Paesi."

Per quanto riguarda la domanda "I gay e le lesbiche dovrebbero avere il permesso di sposarsi legalmente." il voto medio (7,50) è più elevato che a livello europeo e le regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia) dove si registra un dato minore, comunque si attestano sopra il 7.

Infine il richiamo al passato "Sarebbe meglio se tornassimo a vivere secondo i valori tradizionali del nostro Paese." si colloca appena sulla sufficienza (6,16) con una escursione che va dal 6,65 della Calabria al 5,58 a Bolzano.

Le ultime domande sono sul Covid-19, per il quale si è preoccupati sia per le problematiche sanitarie che per le ripercussioni economiche che può portare.

Gli intervistati italiani valutano abbastanza negativamente la gestione della pandemia nella propria realtà da parte delle Autorità, in linea con il giudizio medio europeo. anche nelle regioni meno insoddisfatte (Veneto e Bolzano) ci si attesta su una media di 2,2.

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