Agenzia Europea per l'Ambiente - EEA Qualità dell'aria

Biossido di azoto in Europa: 2001-2020

In un precedente articolo abbiamo visto che l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha messo a disposizione di tutti la banca dati dei risultati che ogni nazione trasmette relativamente ai risultati del monitoraggio della qualità dell’aria.I dati sono relativi alle stazioni di monitoraggio presenti nei paesi dell’Unione Europea ed anche a numero paesi extra UE che comunque fanno parte dell’Agenzia o con essa cooperano. Nella banca dati sono disponibili dati fino dalla fine degli anni novanta (relativamente ad un numero ridotto di stazioni, via via crescente fino ad arrivare alle oltre 3.500 stazioni di monitoraggio degli ultimi anni. Sono presenti anche i dati relativi ai primi mesi del 2021.

Dopo aver visto la situazione del biossido di azoto (NO2) nel 2020 relativamente all’indicatore “media annuale”che maggiormente rappresenta l’esposizione media della popolazione, in questo articolo vediamo l’andamento dello stesso indicatore per un lungo periodo di tempo (2001-2020) che permette di valutare le tendenze di medio-lungo periodo.

Gli ossidi di azoto si formano durante qualsiasi combustione dove l’aria sia il comburente, in ragione della presenza di azoto e ossigeno. Nella miscela di reazione il monossido di azoto (NO) è prevalente ed è accompagnato da quote variabili di biossido di azoto (NO2). Quest’ultimo si forma in atmosfera prevalentemente in conseguenza di reazioni chimiche che coinvolgono l’ossido di azoto (NO) emesso da fonti primarie. Le principali sorgenti di ossidi di azoto sono costituite dalle combustioni nel settore dei trasporti (in particolare dai motori diesel), negli impianti industriali, negli impianti di produzione di energia elettrica e di riscaldamento civile. 

Le immagini satellitari mostrano le concentrazioni di NO2 rilevate a marzo 2019 con lo stesso periodo dell’anno precedente.

La forte incidenza del trasporto stradale come fonte principale del biossido di azoto è stata confermata anche dalle analisi effettuate nel corso del lockdown dello scorso anno, sia dalle rilevazioni satellitari del programma europeo Copernicus, sia dalle rilevazioni effettuate da parte delle agenzie ambientali.

L’NO2 è tra i vari ossidi di azoto quello più importante da un punto di vista tossicologico. Tale composto possiede un forte potere ossidante, che esercita prevalentemente sulle mucose con cui viene in contatto. Numerosi lavori hanno evidenziato una associazione statisticamente significativa tra le concentrazioni atmosferiche di NO2 i ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie e anche i casi di mortalità anticipata. (vedi il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente sulla qualità dell’aria)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel recente aggiornamento delle linee guida sulla qualità dell’aria, effettuata sulla base delle evidenze scientifiche più recenti, ha stabilito una forte riduzione del valore che viene raccomandato di non superare come media annuale di questo inquinante, che passa dai 40 microgrammi al metro cubo (coincidente con il limite di legge) a 10 microgrammi.

WHO_Air Pollution Slides_200921_CC Air Quality guidelines

L’analisi che presentiamo in questo articolo si concentra in particolare sui paesi più popolosi dell’Unione Europea (Italia, Francia, Germania, Polonia e Spagna) e sui dati riepilogativi dei paesi che attualmente aderiscono all’Unione e dei paesi che attualmente ne sono fuori, fra cui i principali sono Regno Unito e Turchia.

Il numero di stazioni di monitoraggio di cui sono disponibili i dati relativi alla media annuale del biossido di azoto – che sono il maggior numero rispetto agli altri inquinanti principali (PM10, PM2,5 e Ozono) sono progressivamente aumentate dalle meno di 1.500 nel 2001 alle oltre 3.500 del 2020.

La media annuale del biossido di azoto rilevata dalle stazioni di monitoraggio che hanno una percentuale di valori validi superiore al 90% (come prevede la normativa) può essere confrontata con il valore limite stabilito dalla normativa europea, che è di 40 microgrammi al metro cubo, e con i valori raccomandati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità nelle sue Linee Guida sulla qualità dell'aria, che sono state pubblicate nel 2005 - che indicavano un valore analogo a quello previsto dalle norme - e recentemente (settembre 2021) aggiornate con valori molto più cautelativi di 10 microgrammi per metro cubo.

I dati messi a disposizione dall'EEA permettono un confronto con tutti questi valori.

Vediamo che nel tempo si è senz'altro verificato un miglioramento della situazione, che ha portato nei paesi dell'Unione Europea ad un generalizzato rispetto del limite stabilito, che all'inizio del periodo considerato non veniva rispettato nel 19% delle stazioni di monitoraggio. Delle 35 stazioni di monitoraggio dei Paesi UE che la media annua di 40 microgrammi per metro cubo, 13 sono in Italia (in paese della UE con un maggior numero di stazioni con una media annua non conforme ai limiti di legge).

Quasi ovunque in Europa la maggior parte dell stazioni di monitoraggio registra na media annua che si colloca fra il valore raccomandato dall'OMS (LG 2021) ed il limite di legge. Sotto i 10 microgrammi . con una piena tutela quindi della salute umana - sono il 43% delle stazioni spagnole, il 31% di quelle francesi ed i 20% di quelle italiane, con una media dei paesi UE del 26%. In questo caso la Germania si posiziona in una situazione più negativa rispetto agli altri grandi paesi occidentali ed addirittura peggio della Polonia e della media dei paesi europei non facenti parte attualmente dell'Unione. Questo nono stante i sensibili miglioramenti degli ultimissimi anni.

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